di  Alessio Mason

È successo. La marea rossa ha avuto ciò che meritava. Dopo 9 lunghi anni, il Cavallino Rampante è tornato sul gradino più alto del podio più bello del mondo, quello di Monza. E ci è riuscito grazie a Charles Leclerc, giovane monegasco che a 21 anni si è ritrovato a gestire la pressione che un popolo intero imponeva su di lui. Ma andiamo con ordine.

È il tardo 2018, e la Scuderia Ferrari decide di seguire la volontà dettata dal compianto Sergio Marchionne già mesi addietro, poco prima di morire: è tempo di salutare l’ultimo campione del mondo Ferrari, Kimi Raikkonen, per fare posto al giovane Charles Leclerc, fresco debuttante in Formula 1. Molti non sono d’accordo: è troppo presto, Kimi è una sicurezza, Charles ha fatto bene in Alfa Romeo ma è ancora un novellino, in Ferrari c’è troppa pressione. A Maranello, però, c’è voglia di cambiamento, e allora si cambia Team Principal e si cambia anche compagno a Sebastian Vettel.

Flashforward di un anno: ora possiamo dirlo, ancora una volta Sergio Marchionne aveva ragione. Leclerc ha confermato di essere un predestinato, come piace dire in quel di Sky. E lo ha fatto dimostrando innanzitutto di avere astuzia, prendendosi una pole position sfruttando il caos delle qualifiche con un po’ di egoismo sportivo, e mettendo in campo poi tutte le sue qualità in gara, tenendo dietro due pesi massimi della categoria, le due Frecce d’Argento di Hamilton e Bottas.

Lo ha fatto dimostrando di saper reggere il peso della pressione, quella di un popolo tutto che gli chiedeva la vittoria, quella di un team che poteva contare solo su di lui, quella di dover guidare dopo aver ricevuto una bandiera bianca e nera (che è un po’ come il cartellino giallo, anche arancione, della Formula 1), non potendo più esagerare, e infine quella di Hamilton prima e Bottas poi, che dal giro 1 fino al traguardo gli sono stati lì, col fiato sul collo e quasi dentro gli scarichi.

Mattia Binotto dice che no, oggi non è nata una stella: la stella è semmai nata 21 anni fa, ora però Charles dovrà lavorare ancora e dimostare di poter diventare il campione che tutti annunciano. Intanto, però, il primo passo è fatto.

Dall’altra parte del box, invece, c’è un Sebastian Vettel che sta affrontando forse il periodo più difficile della sua carriera. Sembrava impossibile che potesse andare peggio di un anno fa, e invece con il suo Gran Premio d’Italia 2019 si è scavato il fondo del barile. Dalla pole mancata in un modo mai visto il sabato, ad una gara che lo ha visto commettere errori da pennarello rosso, facendolo andare a competere per posizioni da doppia cifra inoltrata che non si addicono ad un quattro volte campione del mondo.

Adesso è il momento di supportare tutti Seb e di sperare che possa tornare ai fasti d’un tempo, ma certo che vedere intanto il suo compagno di squadra prendere la via del successo, in maniera quasi speculare alla sua débâcle, fa pensare: che sia il momento di puntare su Charles? Vedremo, per ora forza Seb, c’è bisogno anche di te.

Da questo weekend, però, emerge un altro vincitore: è Monza stessa, con i suoi tifosi, con il suo entusiasmo, con la sua marea rossa, che mai più di quest’anno si è stretta attorno al team di Maranello per spingerli oltre l’ostacolo. Riconfermata per i prossimi 5 anni in calendario, Monza è davvero il tempio della velocità, una pista unica, in cui ancora le curve non sono numerate ma hanno un nome e a volte anche un cognome, in cui il podio è letteralmente in pista, in cui la storia circonda e permea tutto il circuito.

Un circuito che Charles ha saputo far esultare dopo 9 lunghi anni di astinenza, aspettando che finalmente un’altra attesa, ancora più lunga, giunga al termine e che finalmente il Cavallino torni a conquistare la vittoria più bella di tutte, quella del titolo iridato.

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(immagine: Scuderia Ferrari)