Da quasi una settimana non si parla che dello scandalo rimborsi del Movimento 5 Stelle. Spiegazione breve per chi non sa nulla (ma dovrebbe informarsi meglio): la trasmissione Le Iene (e dopo anche Panorama) ha mostrato come alcuni iscritti al movimento e parlamentari nella scorsa legislatura, non hanno restituito tutti i soldi che da anni dicono di restituire agli italiani, accampando scuse più o meno risibili. Ne è seguita un’ondata di contro-indignazione da parte di tutti i non-indignati al di fuori del M5S. Ovviamente sta finendo tutto in una farsa degna della più squallida campagna elettorale degli ultimi decenni. Qualche riflessione, però, si può fare.

Bisogna partire dal presupposto che le persone coinvolte non hanno commesso nessun reato e non hanno rubato nulla. Semplicemente si sono tenuti dei soldi del loro stipendio da parlamentari che, secondo il loro regolamento interno (legalmente non vincolante), avrebbero dovuto restituire – o meglio donare – ad un fondo per le piccole e medie imprese. Il problema è “solamente” etico (ma circoscritto all’interno del movimento e dei suoi elettori) e di opportunità: dopo anni a fare la morale sull’onestà e la trasparenza, questa cosa è una clamorosa caduta di stile. Inoltre mostra come questo movimento abbia per anni fatto (e lo fa ancora) propaganda nascondendo molte inesattezze. La solita storia delle mezze verità che non sono una bugia.

Il fondo alle piccole imprese è sempre stato poco più che un espediente per dimostrarsi migliori degli altri politici: mi tolgo una parte del mio lauto stipendio e lo dono alle persone in difficoltà. Peccato (e io sono uno di quelli che lo sostiene da tempo) che dare una parte di stipendio tenendo tutti i rimborsi forfettari (seppur rendicontati) faccia sorridere e sia solamente un gesto. Innanzitutto perchè la parte grassa rimane al deputato – e alcune rendicontazioni sono quantomeno fantasiose e al limite della decenza, vedi cifre mensili per telefoni o alloggio molto simili alle rate di un mutuo – e secondo perchè facendo i conti di quanto dato alle imprese vengono fuori cifre molto basse. Piuttosto che niente è meglio piuttosto ma rispetto alle cifre roboanti che ci vengono dette da anni è, di nuovo, un brusco risveglio.

Aggiungo che è anche molto scorretto dire “restituiamo soldi agli italiani” quando di fatto donano dei soldi ad un fondo per piccole e medie imprese e non alla totalità degli italiani (e anche sull’accesso a questo credito ci sarebbe da discutere).
Tutta questa questione, probabilmente risibile in un contesto extra Italia, mette in luce il problema che questo movimento non è composto solo da gente per bene, anzi. Oltre ai furbetti che stanno uscendo in queste ore, bisogna anche aggiungere tutti quei candidati scoperti non essere in linea con la filosofia del M5S e che ancor prima di essere eletti, sono già stati costretti a firmare un “impegno” (di nuovo legalmente non vincolante) in cui dichiarano l’intenzione a dimettersi in caso di elezione. Al momento dobbiamo fidarci che lo faranno ma la certezza (e forse nemmeno quella) l’avremo dopo il 4 Marzo. Come se non bastasse alcuni casi specifici (Vedi Borrelli e Della Valle) con delle dichiarazioni molto forti rischiano di avere ripercussioni ancora maggiori.

Tutte queste cose insieme hanno scatenato un linciaggio mediatico importante con tutti i detrattori del movimento schierati in prima fila. Cosa inevitabile perchè dopo anni e anni di giustizialismo, accuse e insulti, l’ambiente è avvelenato e “sente l’odore del sangue”. Qualche osservatore dice che tutto questo clamore aiuti molto a non entrare nei punti (deboli) del programma e a generare il solito polverone utile ad annebbiare il dibattito.

Quello di cui sono sicuro è che non farà perdere nemmeno un voto al M5S perché il suo elettorato è interessato alla rivalsa (più personale che politica) a tutti i costi e sono disposti a mandare giù anche questo rospo in nome – e sembra paradossale – dell’onestà e del nuovo che avanza.