Negli ultimi giorni é successo che un film, forse uno dei più coraggiosi distribuiti da Netflix, sia stato boicottato.
Una petizione che ha superato le 600.000 firme ha chiesto alla piattaforma streaming di rimuovere il film Cuties, della regista franco-senegalese Maïmouna Doucouré, che tra l’altro durante le ultime settimane ha ricevuto numerose minacce di morte.

La motivazione del #CancelNetflix (questo è stato l’hastagh utilizzato dai detrattori) non é nata nemmeno dal film in sé ma dalla locandina e si basa sul fatto che Cuties sarebbe un film che inneggia alla pedofilia.
L’immagine in questione ritraeva le quattro bambine protagoniste mezze svestite, in pose ammiccanti e posizioni troppo sensuali per la loro età.
Cuties é un film che affronta il tema dell’ipersessualizzazione dei minori, argomento scomodo che per certi versi aveva provato ad trattare diversi anni fa, seppur in maniera comica e grottesca, quel gran capolavoro di Little Miss Sunshine.
Ma Cuties non é un film pedopornografico, Cuties é un film coraggioso, che decide di prendere un tema delicato e poco trattato e affrontarlo in maniera secca, diretta, cruda, senza alcuna retorica e senza alcun moralismo.

Quello che più fa male é che Cuties si comporta come tutti i film di un certo spessore: ci mette davanti ad una realtà che esiste e che noi stessi abbiamo creato.
Per questo motivo fa amaramente ridere il fatto che gli adulti si scandalizzino davanti ad un’opera che non fa altro che ritrarre il mondo che gli adulti stessi hanno creato, una società in cui il modello della donna intesa come oggetto sessuale é sempre stato predominante, dalle veline, alle Spice Girls, passando per Megan Gale, Miley Cyrus e per certi versi anche la Barbie.
Ma se anni fa, in un tempo che arrivava fino agli anni ’90 e inizio 2000, questo problema rimaneva interno alle case o in una cerchia ristretta di amicizie, oggi invece, si diffonde a dismisura. Perché la bambina che voleva imitare la velina e che si esercitava in camera o magari con le sue amiche, oggi si esibisce sui social, in un mondo dove non vige alcun controllo, dove regna la legge del successo e del like, dove si é alla mercé di tutti e dove, come ci racconta magistralmente la regista, le cose possono drammaticamente degenerare.

Ma catalogare Cuties come un film “solo” sulla sessualizzazione dei minori sarebbe troppo riduttivo. La pellicola parla anche di bullismo, della pubertà, del diventare donna (mettendo a confronto due distinti, ma forse non troppo, modelli, quello senegalese e quello occidentale), dell’adolescenza, della famiglia, dell’essere madre, dell’essere sola in un mondo estremamente maschilista.
La regista ci mette davanti a tutti questi temi, sbattendoceli in faccia e facendoci sentire a disagio mentre guardiamo queste bambine twerkare, strisciare il fondoschiena l’una sull’altra, e diventare donne seguendo quel modello che la società maschilista ha imposto.

Ma allora, se il film ci mette davanti a tutti questi fatti, denunciandoli in maniera così esplicita e convincente, perché é stato boicottato?
La vicenda non è semplice, cerchiamo di spiegarla andando con ordine. Innanzitutto molti dei firmatari della petizione hanno confessato di non aver nemmeno visto film, ma di aver guardato solo la locandina.
L’immagine in questione, in effetti poteva essere male interpretata, anche se era sufficiente leggere le due righe di presentazione e fare un minimo di ricerca per scoprire che il film ha vinto il premio alla regia al Sundance Film Festival, una delle più importanti manifestazioni cinematografiche mondiali. Diciamo che questo poteva essere un segnale per capire che ci si trovava davanti ad una pellicola di un certo spessore.
Purtroppo, peró, la situazione va ben oltre ad una semplice disattenzione degli spettatori.
La petizione é partita infatti da alcuni membri del QAnon, il movimento complottista che identifica in Donald Trump l’unica persona in grado di salvare il mondo da una rete di pedofili gestita dai potenti leader del pianeta (Non divagheremo, ma se non conoscete il QAnon e il Pizzagate vi consiglio di andare ad approfondire la loro storia).

Ma allora, se la petizione é stata avviata da un gruppo di complottisti mentecatti, perchè dovrebbe preoccuparci?
Perché se traduciamo in numeri questo boicottaggio scopriamo che Netflix ha perso decine di migliaia di abbonati (ricordiamo che gli abbonamenti sono l’unico introito del colosso streaming) e in un solo giorno ha perso 9 miliardi di dollari in borsa.
Una botta fortissima che, fortunatamente, Netflix puó reggere. O meglio, può reggere per una volta.
Ma cosa accadrà domani, quando ci sarà una petizione contro il film sul traffico di armi? E dopodomani, quando uscirà il documentario sulla guerra dei diamanti? O il giorno dopo ancora quando il popolo chiederà di boicottare quella pellicola che tratta il tema della prostituzione e del mercato dei nuovi schiavi? Puó una società di produzione e distribuzione perdere 9 miliardi al giorno per difendere i propri contenuti? No, da un punto di vista imprenditoriale non puó farlo.

Ed ecco quindi, che l’unico risultato economicamente sostenibile é quello di cedere alle minacce, far vincere il pubblico e rimuovere quei contenuti dal proprio catalogo.
Per ora il problema è stato in parte sfangato. Dico in parte perchè nonostante il film sia ancora presente in piattaforma, la locandina è stata sostituita con una più sobria e meno provocante che è sicuramente innocua ma che non restituisce minimamente lo spirito e il messaggio del film.

Da sempre la società, quando genera dei problemi, cerca di far finta che non esistano piuttosto che affrontarli.
Ed è qui che viene fuori l’arte, il cui compito é sempre stato quello di dare risalto a questi problemi, denunciandoli e parlandone, anche con il pericolo della censura dietro l’angolo. L’aspetto inquietante di questa vicenda peró é che, se un tempo la censura veniva imposta dall’alto, dai governi, dai regimi, dalle multinazionali oggi, invece, viene dal basso, dal popolo, dai tweet, dalla gente comune.
Ma la sostanza rimane sempre la stessa, chi censura lo fa perché vuole nascondere qualcosa. Preferisce che non se ne parli, in maniera da poter continuare ad agire indisturbato.
E il fatto che questo accada in questo modo subdolo e che chi lo sostiene possa vincere è qualcosa di estremamente inquietante che dovrebbe farci riflettere.
I problemi esistono e li abbiamo creati noi. Ed è nostro dovere guardarli in faccia e fare i conti sia con essi che, soprattutto, con noi stessi.