Grande scalpore mediatico, con tanto di scena teatrale di un noto drammaturgo televisivo come Mario Giordano, è stata data alla cosiddetta vicenda dei “bambini di Bibbiano”.
Ma al di là degli attacchi delle forze politiche di destra contro le associazioni LGBTQI+ e contro il Partito Democratico cosa effettivamente si sa di questa vicenda? E quanto è stato determinante il ruolo dei giornali in questo racconto?

Le indagini stanno proseguendo e la vicenda sta assumendo caratteri maggiormente netti appuntando alcune informazioni, ossia, le uniche di cui attualmente si dispone e che siano provabili, anche se oggi, nell’era del patibolo social-mediatico l’onere della prova diventa pressoché anacronistico.

L’INCHIESTA. COSA RIGUARDA?

L’inchiesta nasce nel 2018, quando i Carabinieri di Reggio Emilia insospettiti da diverse segnalazioni di maltrattamento famigliare hanno deciso di indagare. Al termine dell’indagine sfociata, a fine Giugno, in sei notificazioni di arresti domiciliari e altre dieci misure cautelari, l’arma sostiene di aver sgominata una vasta organizzazione criminale cui scopo era quello di togliere alla famiglie in difficoltà i propri bambini per affidargli ad altre famiglie gestendo illecitamente i fondi pubblici assegnati a questo scopo.

QUAL ERA LO SCOPO DI QUESTA ORGANIZZAZIONE?

Nelle congetture dei pubblici ministeri di Reggio Emilia i dipendenti del centro coinvolti nell’indagine volevano trarre guadagno dalla gestione e dalle cure dell’affidamento dei bambini. I giornali, basandosi sui documenti dell’indagine inizialmente pubblicati, descrivono illeciti di atti contraffatti, forzature e manipolazioni delle dichiarazioni dei bambini in modo tale che emergessero gravi situazioni di abusi e violenze in famiglia portando, quindi, all’affidamento presso altre famiglie. In caso di affidamento la legge prevede per i nuclei famigliari affidatari un aiuto economico (intorno ai 1.0000,00€) da cui il centro di affidamento avrebbe ricevuto circa 130,00€ a seduta per il percorso di recupero psicologico.

LE MANIPOLAZIONI E L’ELETTROSCHOCK

Base probante per gli inquirenti sarebbero le intercettazioni. Queste dimostrerebbero come psicologi e assistenti sociali avrebbero manipolato la psiche dei bambini così da convincerli nell’idea di aver subìto abusi in realtà mai avvenuti. Le manipolazioni non si fermerebbe solo a quelle dirette, ma, sempre secondo gli inquirenti, ve ne sarebbero state anche di indirette come frasi riportate in modo errato e attribuite ai bambini, un disegno “corretto” e coercizione dei ricordi di questi bambini tramite un apposito macchinario per suscitare ricordi sub-coscienziali che non avrebbero, però, mai avuto luogo.

Su questo paragrafo, però, è bene considerare tre fattori:
1- Sono frasi estrapolate dai media e decontestualizzate sia rispetto al testo di origine e sia alla situazione in sé, ma che di fatto forniscono, specie ad alcuni giornali più politicamente orientati (la verità, conf, libero, conf, il fatto quotidiano, conf, il giornale, conf. Dio che tosse) materiale per le proprie campagne del fango o comunque materiale per vendere qualche copia in più a patto di un titolo sopra i toni e allarmistico;

2- Sono frasi che pur essendo state riprese dai giornali non possono essere considerate “prove” poiché dovrebbero essere discusse in un processo di un’aula di tribunale tra due parti contrapposte e non nel programma di Mario Giordano tra gli applausi del pubblico;

3- Sono intercettazioni registrate in ambienti sociali e psicologici molto complessi, è difficile pertanto comprenderne appieno il significato, non essendo specializzati in psicologica o pedo-psicologia. È un percorso rischioso che può portare a costruire molte inesattezze nel racconto e nella comprensione stessa della vicenda.

Nelle prime ore di pubblicazione i giornali riportavano dell’utilizzo dell’elettroshock – oggi rara terapia basata sull’uso di scariche elettriche – che sembrava essere stato usato sui bambini per manipolare i loro ricordi. Pochi giorni dopo gli stessi giornali, ma solo i più seri, hanno dovuto poi correggere il tiro perché l’apparecchio individuato dai carabinieri non era per l’elettroshock, ma per la terapia EMDR tecnica che permette di mandare ai pazienti stimoli acustici e tattili per risvegliare i ricordi del subconscio.

CHI E’ COINVOLTO?

L’Unione dei comuni della Val d’Enza, un consorzio di sette comuni in provincia di Reggio Emilia, il centro psicoterapeutico “Hansel e Gretel” di Moncalieri, con alcuni suoi psicologici e altre figure professionali nonché il suo fondatore Claudio Foti. Questo per quanta riguarda le accuse di maltrattamento infantile e illecita gestione di fondi pubblici. È anche coinvolto, ma per abuso di ufficio, poiché non avrebbe vigilato correttamente sull’assegnazione dei locali dove si svolgevano le sedute psicoterapeutiche, il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti. Quattro dipendenti del centro “Hansel e Gretel” nonché il suo fondatore e il sindaco di Bibbiano sono ora agli arresti domiciliari.

IL RUOLO DEL SINDACO DI BIBBIANO.

Andrea Carletti, Partito Democratico, da poco rieletto sindaco di Bibbiano, inizialmente è stato accusato di aver fatto parte di questa presunta organizzazione criminale. Carletti, come precisato dagli inquirenti, è ai domiciliari per falso e abuso di ufficio relativo alla violazione delle norme sulla gestione dei locali ove avvenivano le sedute. Reati non collegabili direttamente e indirettamente alla vicenda in sé. Carletti è ora al centro della propaganda leghista, grillina e fascista per questa sua presunta appartenenza alla presunta organizzazione criminale, ma ancor di più, è stato messo al patibolo da tali forze politiche perché iscritto al PD.

Lo stesso Di Maio – ricordo essere un vice-premier e ministro dello sviluppo – senza prove e senza sentenze ha diffuso un meme in cui accusava Carletti di “far affari con i bimbi tolti ai genitori per arricchirsi”. Questo al solo fine di accusare indirettamente il PD di connivenza con un sistema criminale e violento: una semplificazione e un ragionamento così diretto e senza prove da essere riuscito a passare come vero, nonostante le smentite della Magistratura e le precisazioni dei Carabinieri. Forse se c’è un sistema connivente e violento è quello tra fake news, forze populiste e giornalisti/giornali che fanno della prostituzione intellettuale – per citare il Mou – la loro principale risorsa di sostentamento.

CONCLUSIONI.

Questo riassunto, anche piuttosto rapido rispetto all’intera vicenda, è necessario poiché nell’era dei social e della velocità delle informazioni spesso si incorrere facilmente in estreme semplificazioni e distorsioni della realtà che possono portare ancor più dolore alle persone coinvolte, specie quando ancora non vi è un processo e le sentenze dei giudici, le uniche ammissibili, sono ancora molto lontane dall’essere pronunciate. Al centro dell’inchiesta c’è un sindaco che per la sua appartenenza politica è stato messo alla gogna dai giornali politicamente schierati e dalle forze politiche di governo, ma ci sono anche luminari nel settore della pedo-psicologia come Claudio Foti, che gode di una grande reputazione nel settore scientifico. Allo stesso modo è bene considerare che le situazioni in ambito psicologico sono sempre molto complesse e addentrarsi senza elementi o piene capacità per comprenderle è altamente rischioso perché, davvero, cadere nella trappola della disinformazione e della strumentalizzazione è questione di parole, attimi e giuste leve emozionali.

Tutto questo non vorrà dire che le indagini non proseguiranno e che non si arrivi a un processo, semplicemente significa che gli inquirenti sono al lavoro e procederanno a formalizzare le loro accuse e, solo se ci saranno prove sufficienti e valide, si andrà a processo. La giustizia ha i suoi tempi e il suo corso poiché deve sentenziare sulle vita delle persone, non è cosa facile nel mondo reale come scrivere un “morire stronzi” in un commento su Facebook.