Ammetto: sabato sera ho sperato con tutte le mie energie che Il Volo non vincesse il Festival. Il motivo? Sono tecnicamente molto bravi, ma a testo pare di ascoltare la Milly o il Tony alla sagra della salamandra in qualche piccolo comune. Dai, su, Sole Cuore Amore non va da parecchio, poi non lamentatevi se vi definiscono “i giovani vecchi” (io, ad esempio, vi avrei definiti soltanto vecchi).

Ultimo? No, no dai. Ha dimostrato ampiamente la sua sportività nel “dopo”, come un chiunque ragazzino super convinto di vincere con una canzone che in radio andrà fortissimo, senza curarsi del fatto che anche i colleghi, con i loro testi, avevano qualcosa da dire, forse pure più di lui. Una scena triste come quando Albano ha strappato un fiore al mazzo del vincente Ermal Meta perché “si meritava qualcosa”.

Per quel che riguarda il vincitore faccio un mea culpa plateale: non lo conoscevo, non avevo mai ascoltato con attenzione la sua canzone. Ieri ne ho avuto modo più e più volte e, ad ogni ascolto, si faceva più orecchiabile e rimaneva più impressa. Non è il genere che personalmente prediligo, ma io manco ho votato, quindi chissenefrega.

Ho letto il testo, più volte e con attenzione: ragazzi, è ben fatto. Non è il solito tema “ti amo dududu”, non tratta aria fritta e non è banale. È una storia, non facile, di una famiglia traballante, con un padre che decide di essere assente nei confronti della compagna e del figlio; un panorama in cui è chiarissimo quanto i soldi possano influenzare il percorso di vita di una persona. Per niente una sciocchezza, insomma.

Ma forse a digitare su Google “testo Soldi Mahmood” siamo rimasti in pochi, perché la sua vittoria ha fatto nascere un polverone di polemiche circa le sue origini (si insiste a definirlo egiziano, quando egiziano è il suo papà, mentre lui, nato e cresciuto a Milano, è italianissimo) e sul fatto che le votazioni siano state pilotate.

Per chi il festival non l’avesse seguito capirei la confusione, ma per chi ha intravisto anche solo dieci minuti di programma non può non aver subìto le infinite spiegazioni su come funzionassero le votazioni, esposte così tante volte che parevano le istruzioni delle hostess prima del decollo. Non si trattava del Grande Fratello: non era -solo- il pubblico a decretare il vincitore (e se siete riusciti a far salire sul podio Il Volo aggiungerei un sonoro “meno male”!), ma esistevano una giuria e una critica che avevano uguale potere decisionale, fatevene una ragione
.
I social non si sono tirati indietro nemmeno un secondo: gay e “meticcio”, è il vincitore meno Sanremese possibile. Chi parla di lui denigrandolo per le sue origini non deve avere ascolto: quando manco più gli italiani ti vanno bene, allora forse il problema sei tu.

La verità è che Alessandro, così si chiama, è bravo nel suo genere, ha portato un bel pezzo ed è stato apprezzato.

E quindi: bravo Mahmood!