img093Vorrei raccontare la storia di una donna felice dai lunghi capelli ricci.  Vorrei raccontare dei suoi occhi verdi, vivaci e delle fossette che le adornavano i lati della bocca. Una donna tanto bella e curata da strappare un sorriso a chiunque.

Una donna passionale, capace di emozionarsi, di farsi talvolta travolgere dai sentimenti, di vivere il momento con i capelli scompigliati dal vento. Capace di farsi avvolgere da profumi, colori, dalle braccia di qualcuno. Una donna dinamica divisa tra il lavoro che amava e la sua passione per il canto. La sua voce dolce e vellutata, travolgente.  Una donna innamorata dell’uomo colto e gentile incontrato in un cafè.

Vorrei davvero raccontare tutto ciò. Ma non posso. Posso solo raccontare di una donna dagli occhi vacui, tristi, i capelli spenti e poco curati, una donna dalla corporatura esile e dall’aspetto trasandato. Posso raccontare di come abbandonò il lavoro e iniziò a svolgere banali mansioni da casa. Racconterò di come Cupido si dimenticò completamente di lei dopo l’ennesima relazione finita con una delusione.

Una donna apatica, pigra, annoiata, incapace ormai di interessarsi a qualcosa. Da tempo chiudeva la porta di casa con un doppio giro di chiavi lasciando fuori colori, odori, risate, per rintanarsi all’interno del suo freddo grigiore. Non allenava più la voce morbida e calda, e le soavi melodie avevano lasciato il posto a qualche sbuffo, a un paio di parole pronunciate ogni tanto in solitudine. Era convinta di dover vivere così, senza niente e nessuno a cambiare il monotono ripetersi delle sue giornate. Pensava di non averne bisogno. In fondo non viveva completamente sola: godeva della compagnia di un grosso cane nero, trovato alcuni anni prima. Aveva deciso di adottarlo, o meglio, era il grosso cane nero ad aver adottato lei. Cresceva ogni giorno, sempre più grande e sempre più nero. Dapprima solo invadente diventò con il tempo aggressivo, desideroso di avere la donna tutta per sé. Occupava egoista ogni momento delle sue giornate, come un peso sulla schiena le impediva di muoversi, di uscire. Abbaiava con fare rabbioso a chiunque le si avvicinasse. Continuava a crescere ancora e ancora fino a quando non l’avrebbe del tutto posseduta, soffocata, strappata alla vita.

Illustrazione: Giulia Peretti