spiaggiaMi ricordo benissimo ciò che successe la notte dell’ 8 agosto, avvenne durante la mia adolescenza, ma i ricordi sono ancora nitidi come se fosse avvenuto solo qualche giorno fa. All’epoca avevo un po’ più di diciasette anni, poichè il mio compleanno cade il 12 febbraio ne avevo per l’esatezza diciasette e mezzo. Quell’anno avevo trascorso buona parte della mia estate in un campeggio a Tizzano, nel sud della Corsica, la mattina andavo in spiaggia con i miei genitori, il pomeriggio con il gruppo di amici che mi ero fatto quell’ estate e la sera ci davamo ritrovo oltre le dune, laddove già da numerosi anni prima di noi la gente si dava ritrovo nella speranza di festeggiare alla grande, o almeno passare un serata piacevole sparando cazzate tra amici. Di solito beccavo il mio gruppo dalle parti del parco giochi vicino al bar, ma stavolta per via di un eccessivo numero di piatti da lavare, dovetti andare per conto mio, quella sera i miei avevano invitato a cena alcuni loro amici di vecchia data.

Quando finì di sciacquare guardai l’ora, erano le 11:10, ormai i miei amici dovevano essere giā partiti da mezz’ ora, così mi incamminai per conto mio. Per prepararmi alla serata alcolica mi ascoltai qualche canzone dei Korpiklaani mentre percorrevo il sentiero che portava alla spiaggia, Vodka e Let’s drink mi pare, non mi ricordo bene, ma dopotutto questo non ha una grande importanza,. Quella era una notte senza luna, il cielo metteva in mostra il suo variopinto mantello bluastro decorato da un infinità di stelle che, con il loro bianco splendente risaltavano in quel manto ombroso, ma nonostante l’ indescrivibile bellezza di quella cupola notturna la mia mente era troppo inpegnata a pregustarsi gli effetti dei litri di birra e rum che avrei bevuto per apprezzare quello spettacolo del cosmo. Dopotutto quello era il mio ultimo giorno, era normale che il mio unico pensiero per quella sera fosse quello di festeggiare in grande stile, anche se certamente devo ammettere che abitando in una città come Torino quel cielo così limpido e non offuscato da alcuna luce artificiale mi sarebbe certamente mancato. Nonostante la mia impazienza di vivere al massimo quella notte, percorsi il sentiero con tutta calma, quando arrivai finalmente in spiaggia, una nube di fumo che si elevava da un bagliore rossastro mi confermò che c’ era già molta gente, sarebbe stata indubbiamente una nottata piena di occasioni per divertirsi. Appena oltrepassata la duna, il chiarore del fuoco illuminò quella ventina di persone presenti, aldilà di quattro che non avevo mai visto prima, probabilmente erano appena arrivati in Corsica, gli altri li conoscevo: c’erano Hugo, Guillaume e Baptiste, tre habitué che venivano lì tutte l’estati,purtroppo c’ era anche un’allegro gruppo di vippini figli di papa con il magico potere di starmi sul cazzo, sentimento reciproco, tanto che una sera se non ci fosse stato Axel a separarci non penso che ci saremmo limitati a mandarci a insultarci a vicenda.

Oltre a loro per fortuna c’ era la mia compagnia di amici al gran completo, da quel fattone di Adrienne a quel colosso di Romain che con i suoi 190 centimetri di altezza guardava tutti dall’ alto in basso, da quel cazzaro di Mathieu a quella gran figa di Elise. Ma sopratutto c’ era Theo, con lui mi trovavo veramente in sintonia,sarà perche eravamo praticamente identici di faccia, infatti più volte qualcuno ci scambiò per fratelli, sará perchè entrambi eravamo arrivati il 20 luglio ed entrambi saremmo partiti il 9 agosto, o anche perchè entrambi eravamo dei cazzari allucinanti, mi faceva piacere vederlo, giá solo la sua presenza era per me una garanzia sulla qualita della serata. Quando andai a salutarlo notai dal suo sguardo che doveva aver giá bevuto durante la mia assenza, come al solito era venuto con lo zaino appesantito da una dozzina abbondante di bottiglie di Petra, ormai dovevano esserne rimaste non più di 5 o 6 che avrebbeto dovuto rimanere per la serata, ma per tenere fede alla sua leggendaria generosità senza che gli chiesi nessuna me ne offrì una. Alle altre persone non feci neanche molto caso, sicuramente non erano del campeggio, probabilmente avevano affittato delle case in prossimità della città, di loro saprei dire con certezza che, per loro fortuna, se ne andarono presto, appena dopo la mezza se non ricordo male. Verso l’ una, la serata era ancora abbastanza normale , io avevo bevuto un paio di birre e avevo dato il mio contributo a finire una bottiglia di rosé, mentre alcuni francesi stavano parlando delle loro cittá e Alexi,uno dei componenti del magico trio, ci stava provando disperatamente, ma soprattutto senza speranza, con Elise. In questo allegro intreccio di schiamazzi notturni Theo era venuto a sedersi vicino a me, mi aveva detto che poichè questa era la sua ultima sera a Tizzano, aveva portato un paio di cosuccie per festeggiare, la luce della sua torcia mi rivelò che il suo dono d’ addio eranno due bottiglie di rum bianco, aggiunse che le avremmo bevute dopo cosí ci sarebbero bastate per la serata.

Quel dopo non tardò ad arrivare, tempo dieci minuti e avevamo aperto la bottiglia di rum, quaranta minuti ed era solo più nient’altro che l’ ennesimo relitto di vetro accatastato nel sacchetto nero della spazzatura, ovviamente ne avevamo offerto anche a quei quattro del mio gruppo che bevevano, ai vippini no, non ero l’unico a non averli in simpatia, mi viene ancora da sorridere se penso alla faccia che fece Jacques quando, dopo aver chiesto nella sua solita maniera spocchiosa se poteva bere un goccio, si sentì rispondere da Theo un no secco. Fu quando aprimmo la seconda bottiglia che la situazione cominció a degenerare, io e Theo eravamo immersi in discussioni tutt’altro che filosofiche, all’ epoca era appena morto l’organista dei The Doors, non capì bene come ma eravamo arrivati a parlare di quello, ma se ne era uscito con un commento memorabile: “si fotta quella checca di Jim Morrison con tutte le sue frasette per bambine tredicenni, Ray Manzarek era il vero genio, era lui che con il suo suono ha donato quell’ atmosfera psichedelica che ha reso immortali le loro canzoni”, buttò giù un’ altra sorsata di rum senza neanche prendersi il disturbo di mischiarlo col succo di pera che avevamo li affianco e continuò con tono esaltato: “dopotutto sono i tastieristi che donano quel sound spettacolare, prendi i Deep Purple e prova ad immaginarteli senza Don Airey, l’ organista, con tutto il rispetto per Steve Morse e l’ altro chitarrista che ora sono troppo sbronzo per ricordare, non avrebbero lo stesso suono, perderebbero gran parte del loro potenziale”, continuò a parlarmi di musica ancora a lungo, io ormai ero sdraiato supino sulla sabbia, gli effetti dell’ alcool si stavano facendo sentire sempre di più e riuscivo a comprendere solo frammentariamente il discorso che mi stava facendo, ricordo solo che accennó qualcosa su gruppi progressive a me allora sconosciuti come Jethro Tull e Dream Theater.

All’improvviso si interruppe, mi voltai verso di lui e capì il motivo dal suo sguardo incazzato, quei tre coglioni vicino a noi ci guardavano ridendo e, pur senza capire cosa si stessero dicendo compresi che eravamo noi l’oggetto delle loro battute, Theo si alzò a fatica e si avvicinó a questi con passo barcollante biascicando insulti in francese, invece che smettere questi cominciarono a ridere ancora più forte, non ricordo bene cosa successe di preciso, i miei sensi offuscati mi avevano fatto perdere qualche parte della scena, so solo che quando alzai lo sguardo visi il mio amico che cadeva come un sacco di patate, forse era inciampato o piú probabilmente l’avevano spinto per divertirsi. Sebbene furioso si trattene e tornò da me, andó avanti minuti eterni a parlare dicendomi come avrebbe voluto farla pagare a quei coglioni, Dio mi perdoni per non aver avuto la luciditá di trattenerlo, nonostante fosse ubriaco e arrabbiato non avrei mai immaginato che avrebbe messo in pratica la sua spietata vendetta.

Dopo quell’ episodio imbarazzante passò ancora un pó di tempo, forse una mezz’ ora forse un’ ora, magari anche solo dieci minuti, non saprei dirlo, devo ammettere che quella non ero in condizioni molto sobrie, per cercare di ignorare quei tre e goderci la nostra ultima nottata, tornammo a bere la bottiglia finendone una buona metá, fino ad allora, aldilà di qualche loro frecciatina , la serata era tornata a scorrere abbastanza tranquillamente, Adrienne e Mathieu si erano avvicinati e stavano scherzando con noi, gli altri del nostro gruppo ridevano con altre persone a me sconosciute, vista l’ora qualcuno cominciava ad andarsene,a quanto pare che nessuno si fosse accorto della sua caduta e penso che questo rassicurante fatto lo confortò placando la sua aggressivitá. Non so bene chi ebbe il colpo di genio, ma fatto sta che qualcuno propose di fare il bagno di mezzanotte, ormai erano diventate almeno le tre di notte ma nessuno si soffermó su quel minuzioso dettaglio, alcuni sembravano veramente intenzionati a farlo e cominciarono a correre verso il mare con una rispettabile cordinazione di movimenti che mi fece chiedere dove trovassero tutta quell’ energia. Io non ero interessato, non avevo mai amato i bagni notturni, se non l’avevo mai fatto prima certamente non mi sarei messo a nuotare ora nelle condizioni scandalose in cui mi trovavo, questo mio ragionamento era condiviso anche da Theo che rimase con me davanti al falò, cominciava a dare i primi segni di stanchezza, ormai si era fatto più taciturno, i nostri dialoghi si erano limitati a frammentarie frasi che cadevano nel vuoto destinate a essere risposte solo da monosillabi, ma questa stanchezza penso fosse piú causata dalla noia e alla tristezza dovute al fatto che quello per lui era l’ ultimo giorno in quel paradiso sconosciuto in cui non sarebbe mai tornato, sotto sotto mi era parso che, sebbene ancora intontito, anche lui si stesse lentamente riprendendo.

Seppur lentamente si alzò e si diresse verso la spiaggia in cui i fragorosi schiamazzi coprivano il cullante suono del mare, nonostante l’ apparente convinzione nessuno si era ancora osato a fare il bagno, annoiate voci scherzose popolavano quella silenziosa notte abituata a un mix di rumori naturali, ero troppo lontano per sentire distintamente I loro discorsi, ciò che dicevano mi giungeva incomprensibile come una frase sussurrata all’orecchio dentro a un discoteca. Non so quanto stetti ancora sdraiato, non più di tanto comunque, dieci minuti al massimo, stufo di starmene lì da solo, con un immenso sforzo di volontà mi alzai e mi diressi verso il resto del gruppo, quando li raggiusi ciò che visi mi fece capire che Theo non aveva ancora racquisìto la lucidità, giaceva completamente disteso con la faccia nella sabbia, alzandosi a fatica cominciò a biascicare insulti contro quelli che reputava lo avessero fatto cadere, questi invece ridendo gli rispondevano che aveva fatto tutto da solo e che era inciampato perché era fottutamente sbronzo. Ah ho dimenticato di menzionarlo, Theo veniva da Marsiglia e come molti marsigliesi su faccende del genere era molto permaloso, infatti prima cosa che fece quando riuscî finalmente a rialzarsi e stare, seppur barcollante, in piedi, fu attaccare un pippone sul fatto che lui stesse benissimo e che, essendo cresciuto nelle zone piu misere di Marsiglia lui era abituato a ridursi in quegli stati ed era ancora in grado di capire quando cadeva per colpa di altri, ma sopratutto aggiunse che, se fosse successo un altra volta che qualcuno si osasse di fargli anche solo uno sgambetto, lo avrebbe ridotto male come si usava fare con i traditori nel suo quartiere.

Anche in questo caso la prossima volta non si fece attendere, neanche un minuto dopo e, grazie allo sgambetto di uno dei tre simpaticoni da noi tanto odiati, si ritrovò di nuovo ad osservare a distanza molto ravvicinata i granuli di sabbia che componevano la spiaggia, guardandolo riusci a immaginare cosa provasse, un’ immensa voglia di farla pagare ai luridi che lo avevano fatto cadere ci pervadeva, mi sembrava quasi che fossimo una persona sola. Sulla sua destra, a poco piú di un palmo di distanza vi era sasso grosso quanto un pugno, con una rapiditá invidiabile per una persona nelle sue condizioni lo impugnò e lo brandì contro il biondino che gli aveva fatto lo sgambetto, bisogna ringraziare i grandi riflessi di quest’ ultimo se la situazione non precipitò in tragedia, la mano del mio amico compì nell’ aria un arcata che avrebbe potuto rivelarsi mortale, la mancata vittima la notó con la coda dell’occhio e torcendo il busto schivó quella sproporzionata vendetta, la sua reazione fu immediata quanto i suoi riflessi: stampó uno schiaffone a mano aperta sulla sua guancia talmente forte da lasciare il segno delle cinque dita sulla sua faccia, lo colpí con una forza che non mi sarei aspettato da una persona gracile come lui.

Quella scena mi fece talmente impressione da farmi male, sentì la mia guancia gonfia bruciare dal dolore, per un momento pensai di essare sul punto di sputare grumi di sangue, questa sofferenza persisteva ma dopotutto non era cosí forte da farmi perdere la lucidità, feci per correre e mettermi in mezzo ma per fortuna ci aveva già pensato qualcuno a separarli. Il biondino continuava a chiedergli urlando che cazzo gli fosse saltato in mente, dal conto suo Theo in preda a un colpo di genio, assolutamente fuori luogo tenderei a far notare, continuava a replicare che stava solo vendicando il suo onore offeso da quel secondo sgambetto, lui non era il tipo da lasciar cadere in aria minacce proferite;non mi ricordo bene come, ma in un modo o in un’ altro gli altri riuscirono a placare i loro animi bollenti. In un certo senso Theo il suo obiettivo l’ aveva raggiunto, adesso nessuno gli avrebbe fatto più scherzi, tutti gli occhi erano puntati su di lui, sebbene fosse ancora incerto nei movimenti e parlasse in maniera ripetitiva con tono irritante era evidente a tutti che si stava riprendendo, io personalmente la visi come una cosa positiva, ora che sarebbe stato più lucido avrebbe ragionato meglio e saremmo riusciti a convincerlo più facilmente, molti gli altri invece erano intimoriti da questo, sostenevano che un testardo come lui se stuzzicato ancora non avrebbe sentito ragioni ed avrebbe reagito brutalmente come aveva giá fatto prima, ma con una differenza, ora che era meno rintronato i suoi colpi sarebbero stati meno impacciati e i suoi piani più imprevedibili.

A dispetto dei nostri timori la mezz’ora successiva trascorse tranquilla, certamente meno vivace poiché tutti noi eravamo un po’ stanchi, ma non per questo non divertente, sebbene placidamente continuammo a ridere e scherzare e a prometterci che ci saremmo tenuti in contatto dopo i mostri rispettivi ritorni, dopotutto nell’ era della tecnologia i mezzi non sarebbero mancati, mi ero fatto aggiungere come amico su Facebook da molti di loro, tranne che dal biondino e dai suoi due amici, loro mi stavano e tutt’ora mi stanno sul cazzo, anche se sarebbe più consono continuare a parlare al passato. Parlammo dei nostri sport, confrontammo le nostre culture, rivelammo le nostre passioni, mi sembra ancora di riuscire a percepire quell’atmosfera di poesia che aleggiava nell’ aria, le nostre menti si aprivano senza mostrate il minimo dubbio o pregiudizio, parlammo di ciò che sentivamo senza il minimo timore che qualcuno criticasse il nostro pensiero, tutti questi discussioni furono sorrette da me, Mathieu, Romain ed Maxime. Alexi, Jacques e il biondino si erano chiusi in un loro gruppo a sé intenti a terminare una bottiglia di rosé che avevano aperto prima che accadesse quella fallita aggressione, tutto questo mentre continuavano a fumare delle Chesterfield blu offerte da Alexi. Sembravano indifferenti a qualsiasi cosa accadesse intorno a loro, le loro facce spente e annoiate erano fiocamente rischiarate dalle sigarette che tenevano in bocca, Theo invece se ne stava seduto per conto suo, non riuscì a vederlo bene in faccia perché ormai il faló di era spento e nessuno aveva voglia di riaccenderlo, forse si era addormentato, in ogni caso decisi di non svegliarlo, un po’ di riposo non gli avrebbe fatto male, se non altro dormendo non avrebbe tentato di ammazzare nessuno.

E poi avvenne, me lo ricorderò per sempre quel momento, i tre idioti forse perchè annoiati, forse perché rinvigoritì dal vino ricominciarono a sfottere Theo, il loro tono, senza che se ne accorgessero, era rapidamente scivolato da un flebile sussurro a una fragorosa e irriverente risata, rabbridì al pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se quell’ aspirante Ed Gein si fosse svegliato e li avesse sentiti. Andarono avanti una decina di minuti impunemente, quelli del mio gruppo sembravano non averci fatto caso, continuavano senza il minimo turbamento i loro discorsi, a parte Romain che se n’ era andato a dormire gli altri erano ancora lì, vidi la sua sagoma dondolare lievemente su di sé per poi alzarsi, pigramente si diresse verso di loro,il mio cuore accellerò il suo battito volevo impedire che il futuro si trasformasse in quello che avevo presagito, ma a discapito dei miei timori, li superò e andò a scaricare la sua vescica contro un cespuglio situato qualchè metro più in là rispetto al falò, ovviamente non manco qualche battuta del tremendo trio ma lui sembro non farci caso. Tirai un sospiro di sollievo, non sembrava più intenzionato a mettere in pratica la sua macabra vendetta, la calma tornò a dominare il mio animo scacciando l’ansia che aveva regnato sovrana per tutta la sera. Mi voltai per parlare con quelli del mio gruppo, ora che, sebbene stanco, avevo di nuovo raggiunto la pace dei sensi ero pronto per godermi di nuovo la serata, ma voltandomi la mia coda dell’occhio intravise un movimento, era il mio amico che raccoglieva qualcosa dal nostro sacco dei rifiuti, la mia mente, finalmente rilassata decise di riderci sopra, probabilmente era così sbronzo che cercava sulla sabbia qualche bottiglia con ancora un minimo di birra.

Mi girai per dirgli anche io qualche battuta a proposito quando vidi l’inizio dell’orrore, la sua mano armata di quella fatidica bottiglia di birra che si infrangeva con forza inaudita contro la testa dello sfortunato biondino, schegge di vetro volavano in ogni direzione mentre un fiume di sangue cominciò a scorrere dalla testa della sua vittima, non contento della brutale ferita che gli aveva inflitto, diede il colpo di grazia ha colui che gli aveva mollato uno schiaffone in piena faccia traffigendo il suo ventre con ciò che restava di quella bottiglia letale, qualcuno levò un urlò, io ero paralizzato dal terrore, il panico mi teneva immobilizzato obbligandomi a guardare con occhi sbarrati quella scena mozzafiato. Con violenza inaspettata si scagliò sugli altri due compagni del biondino uccidendoli ancora prima che potessero accorgersene, erano troppo esterefatti dalla morte dell’amico per reagire, penso che si accorsero che quell’ orrida scena stesse avvenendo realmente solo quando un bruciante dolore pervase il loro corpi trafitti dalla bottiglia. In preda a quella sanguinaria frenesia degna di un serial killer continuò la sua impietosa strage sgozzando Maxime, al che mi guardai intorno, rimanevo solo io, tutti coloro con cui fino a poco fa avevo condiviso con me speranze, passioni, pensieri e intenzioni erano morti, ormai avrebbero vissuto soltanto nei miei ricordi ed in quelli dei loro affetti più cari, ció che una volta erano ridenti giovani con ardenti progetti per il futuro ora non erano nient’altro che freddi corpi segregati da un riposo eterno, un fiume di lacrime scrosciava giu dalla foce dei miei occhi rigando le mie guance, me ne stavo lì, immobile ad assistere a quel disastro creato da un eccedere di malvagi sentimenti. Theo si avvicinò verso di me con passo naturale, ormai la sua foga doveva essersi spenta, io continuavo a piangere in ginocchio, non riuscivo ancora a credere che tutto l’accaduto fosse reale, continuavo a sperare che quel delirio di brutalità non fosse altro che un brutto sogno, ormai eravami faccia a faccia, anche se vista l’ora tarda e l’assenza di luci artificiali vedevo soltanto la sagoma ombrosa del suo volto, con un immenso sforzo di volontà cercai dentro il mio cuore un minino di coraggio per comprendere quella immotivata barbaria, anche se non gli avevo fatto nulla di male, come Maxime avevo visto troppo, mi avrebbe ucciso senza scrupoli, ormai non ero più un amico, ero solo un testimone scomodo, con quel briciolo di coraggio trovato dentro di me gli urlai con voce rotta dalla tristezza cosa aspettase a uccidere anche me e terminare quella sua sporca strage da assassino che non era altro.

La sua risposta glaciale la ricorderò per sempre, mi sento scuotere già solo al ricordo.

“Sicuro che dei due sia io l’assassino, guardati le mani”.

Mi svegliai di soprassalto, i corpi ormai privi di vita del biondino, di Jacques, di Alexi e di Maxime giacevano negli stessi posti e con le stesse ferite che avevo visto nel mio incubo, la luce abbagliante di numerose torce elettriche mi fece capire che non ero solo, riconobbi la voce di Mathieu, stava parlando a quegli uomini con le torce, sebbene fossi shockato, con un briciolo di lucidità riuscì a comprendere ciò che gli aveva detto: “è lui agenti! è lui l’ assassino, prima ha tentato di colpirne uno con la pietra, poi quando ci siamo rilassati ha fatto una strage con la bottiglia”, tremava mentre ripeteva quelle parole freneticamente. Solo quando illuminarono intensamente la spiaggia capì cosa intendesse, alla mia destra c’era Theo, russava cosí profondamente che sarebbe stato impossibile pensare che fino a poco fa fosse stato in grado di compiere un simile scempio, poi mi voltai, visi la bottiglia spezzata ed infine, quando gli agenti di polizia mi illuminarono, notai le mie mani:

ERANO SPORCHE DI SANGUE NON MIO.

8/8/2015-24/9/2015