**** I TRALFAMADORIANI E IL LORO BIZZARRO MODO DI ESSERE  NON SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA MA DI QUELLA DEL BEN PIU’ MERITEVOLE KURT VONNEGUT, A CUI HO TENTATO DI FARE UN BREVE E MODESTO OMAGGIO***

14387061164_32abe90565_zIl piccolo tralfamadoriano accese pigramente il proiettore bidimensionale che aveva appositamente costruito per quella dannata tesi di dottorato, sebbene su Tralfamadore i titoli di studio fossero considerati poco più professionalizzanti di un attestato di partecipazione ad un corso da spazzino spaziale LUI era stato costretto a redigere quella noiosa relazione. L’argomento verteva sulla riproduzione della specie più “evoluta” che abitava il sasso bagnato galleggiante attorno a quella nana rossa, in un anonimo pertugio di uno dei settori esterni. Ormai da settimane era recluso nella sua navicella, in orbita intorno al pianeta, mimetizzata dai radar umani grazie ad un semplice deviatore di neutrini. Sopra il ronzio di quei primitivi sistemi meccanici la sua stessa voce, annoiata e non abituata ad esprimersi con quella lunghezza d’onda, parlò attraverso gli altoparlanti realizzati con quella sciocca e banalotta tecnologia autoctona:

“Gli ESSERI UMANI, o homo sapiens sapiens, come gli esemplari più pallidi e più ricchi di questa specie si sono battezzati, sono dei bipedi simmetrici dotati di coscienza e una modesta capacità di logica oggettiva: rispetto alla scala cosmologica dell’intelligenza dei settori esterni, redatta dall’Unione, gli individui più dotati di esseri umani possono aspirare ad un valore di 0.34 rispetto ad una media galattica di 1.07, nonostante ciò le comunità più organizzate della suddetta specie hanno proclamato l’uomo, assurdamente, la specie più intelligente dell’universo. In allegato è possibile osservare dei deliranti documenti redatti dai primi, antichi, individui “senzienti” che tutt’oggi vengono considerati, da buona parte delle comunità presenti sul pianeta, le prove inconfutabili della regalità di tale popolo sulle altre specie.”

Il proiettore si inceppò e con uno sfarfallio si zittì, il minuto alieno imprecò nel suo idioma inudibile, era tutta colpa del suo relatore, un dannato romanticone, come si può pretendere che lo studio su una specie venga redatto utilizzando la tecnologia della specie stessa?  “Ma è ovvio, per entrare ancora più profondamente in contatto con la specie presa in esame!” gli sembrò di sentirlo cinguettare, quel maledetto, mentre si districava tra fili e cavi d’alimentazione. Con un cigolio il proiettore continuò:

“Un primo abbozzo di analisi dimensionale mostra come gli ESSERI UMANI siano organismi adattati alla vita nelle tre dimensioni, questa PROFONDA differenza è il maggior ostacolo da superare per il tralfamadoriano che si accinge allo studio di questi animali. Quest’ultimi infatti, non avendo modo di percepire la dimensione del tempo se non attraverso gli effetti che quest’ultimo ha sulle altre dimensioni, hanno sviluppato un articolato paradigma per spiegare il funzionamento dell’universo. Per il tralfamadoriano, abituato alla contemplazione non-sequenziale degli istanti, la prima analisi visiva di un esemplare di essere umano potrebbe trarlo in inganno, poiché nella biomeccanica del loro DNA non è contemplata la quarta dimensione questi esseri potrebbero apparire come dei lunghissimi vermi: per chiarire al meglio il concetto cito un brano tratto dallo scritto di un certo K. Vonnegut, i dettagli si trovano in fondo a questo articolo, l’unico umano venuto a contatto con la civiltà tralfamadoriana senza perdere il senno e che ha tentato di spiegare la differenza che intercorre tra la vita tridimensionale e quella quadridimensionale, finendo per essere considerato un folle delirante, ovviamente:

“Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. I tralfamadoriani possono guardare i diversi momenti proprio come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose. Possono vedere come tutti i momenti siano permanenti, e guardare ogni momento che gli interessa. È solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre. […] Quando un tralfamadoriano vede un cadavere, l’unica cosa che pensa è che il morto, in quel momento, è in cattive condizioni, ma che la stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti.”

Il piccolo alieno lo sapeva bene come ai suoi occhi gli umani sembrassero dei lunghi vermi che, nascendo piccoli e sottili, si inspessiscono crescendo fino a tornare di nuovo filiformi e anziani verso gli istanti finali della loro esistenza: aveva passato le ultime settimane a setacciare tutto il materiale su cui aveva messo le sinapsi e in particolare il suo studio si era incentrato sugli istanti in cui quei lunghi vermetti si intrecciavano fra loro; osservando a fondo le diapositive era giunto alla conclusione che tali intrecci avevano la funzione biologica di generare un altro vermetto; il proiettore continuò, sordo alle sue riflessioni:

“Lo studente volenteroso comprenderà come questa sciocca visione delle cose giustifichi il complesso funzionamento delle gerarchie e delle relazioni umane, lo SPAZIO fisico è così importante per gli esseri umani che la quasi totalità degli esemplari al comando delle comunità umane formula strampalate teorie  circa la superiorità innata di esseri umani nati in DETERMINATE zone geografiche del pianeta rispetto ad altri, queste zone sono delimitate da confini immaginari, non-fisici, tracciati in istanti variabili e dopo conflitti tra i vari schieramenti che hanno visto numerosi decessi di esseri umani. Modeste frazioni della popolazione umana hanno riconosciuto la non-logicità di tali conflitti ma le osservazioni restituiscono numeri molto esigui di tali esemplari, per lo più emarginati ed allontanati dal consorzio umano.

Analizzando i dati raccolti è stata osservata una diretta correlazione di tipo anatomico-sociale tra gli esseri umani e la loro tendenza al conflitto, un’esemplare di essere umano denominato in questa relazione G. Carlin, i dettagli si trovano in appendice a questo articolo, ha battezzato questa correlazione come “bigger dick foreign policy”, tale interpretazione descrive interessanti visioni circa la lunghezza media dei genitali degli esemplari di sesso maschile e la bellicosità del popolo corrispondente.

Verso le fasi finali dello studio è stato osservato che gli intrecci fra esseri umani non sembrano dettati UNICAMENTE dallo scopo di riproduzione biologica, anzi; nel momento in cui viene escluso tale obiettivo il processo di intersezione acquista una varietà stimata con un infinito del secondo ordine; abbiamo raccolto osservazioni inerenti relazioni fra esemplari dello stesso sesso, di sesso alternato, fra essere umano e altre specie e tutta un altrettanto vasta categoria di intrecci in cui non è neanche contemplato l’uso di organi genitali, in allegato è possibile trovare un elenco LUNGO e dettagliato. Le comunità in cui è prevalente l’adorazione assoluta degli scritti che vogliono l’uomo come dominatore dell’universo condannano categoricamente la maggior parte dei suddetti intrecci, ulteriori approfondimenti hanno dimostrato che prevalentemente si tratta di critiche di facciata e volte a perseguire un ideale molto sfumato e illusorio che viene denominato “moralità”: i nostri sensori di coerenza semantica hanno misurato forti interferenze quando questa “moralità” viene citata; il rumore in fondo al segnale non ci permette di definirla con precisione.

Studiando i pochi e rarefatti intrecci dell’esemplare di umano denominato Kilgore Trout, che presso la sua comunità umana è etichettato come scrittore fannullone abbiamo potuto supporre una corrispondenza inversamente proporzionale tra il numero di intrecci con altri esseri umani e deliri di onnipotenza misti a crolli repentini di autostima, per ora questo è tutto ciò che sappiamo sulla sedicente “complicata” natura del genere umano.”