Fine anno, tempo di inesorabili bilanci. La redazione di IdealMentre assegna i suoi personali Oscar a fatti e personaggi, positivi o meno, sicuramente capaci di lasciare un profondo segno, di un 2018 che non ci ha fatto mancare davvero nulla.

(di At.Ce.)

EVENTO: Impossibile non citare il crollo del Ponte Morandi. ‘Progetto nato già male, con enormi problemi di degrado sottovalutati nel tempo’: la sintesi del grande e immarcescibile male che affligge il nostro Paese da sempre.

PERSONAGGIO: Ci tocca dire Matteo Salvini, per la massiccia presenza mediatica che ci accompagnerà ancora nel 2019. Indico lui, aggiungendo un ma: non credo affatto che sia il politico più bravo e ‘concreto’ in circolazione. A meno che usare il pugno di ferro (a costo zero) contro i migranti con politiche de panza e sconclusionate, postare foto dove mangia pane e nutella o guarda il Grande Fratello Vip, disertare gli uffici del ministero del’Interno e promettere cose fantascientifiche che non verranno mai realizzate, sia considerata bravura. Tutto questo avrei potuto farlo anche io, e pure con un quinto del suo stipendio se serviva, ve lo assicuro. Non è che ci voglia una scienza a capire come parlare agli italiani, eh. Nota (non) a margine: nel 2019 la Lega Nord, che fa parte del ‘Governo del cambiamento’, compirà la bellezza di 30 anni dalla sua nascita. Meditare, please.

PERSONAGGIO SOCIAL: Luigi Di Maio. Dalla balconata di ‘Abbiamo abolito la povertà’ alla mitologica lista dei ‘fatto’, i migliori tormentoni social del 2018 sono arrivati tutti dalla sua pagina, con buona pace dei Ferragnez, che avranno modo di rifarsi nel 2019.

CANZONE: ‘Nascosta in piena vista’ de I Cani. Un ritorno a sorpresa, senza schiamazzi, che ha rimesso tutti in riga spiegando cosa significa, oggi, essere davvero indie.

FILM: ‘Sulla mia pelle’, durissimo e necessario, che ci ricorda che in Italia è ancora possibile fare cinema di impegno civile; e ‘Ready Player One’: a 72 anni suonati, Spielberg regala una lezione ai giovani registi sul ‘primato della meraviglia’ che riporta all’essenza primordiale del cinema.

SERIE TV: Bojack Horseman. Alla quinta stagione continua a viaggiare su livelli stellari. E a farci riflettere, pensare, divertire come ben poche serie.

SPORTIVO: Valtteri Bottas, il secondo di Hamilton alla Mercedes. Lasciamo da parte per un attimo i milioni sul conto corrente ed inquadriamone la dimensione sportiva: la predisposizione di questo pilota ad indossare i panni del gregario, a prostrarsi a zerbino di fronte agli ordini di scuderia (spesso in maniera umiliante) che favoriscono il compagno, ce lo rende umano e più che mai vicino a noi comuni mortali. Se la Mercedes gli ordinasse di vestirsi da cartellone pubblicitario restando per tutto il Gran Premio a bordo pista, lo farebbe senza esitazioni. Bottas ci ricorda che lo sport è popolato anche e soprattutto dai mediani che, nell’ombra, spingono i numeri 9 a finalizzare e vincere. Solo che nei libri di Storia ci finiscono i numeri 9, e non i numeri 4. Dettagli.

TORMENTONE SOCIAL: La frase “il fatto che i poteri forti facciano di tutto per affossarci significa che siamo sulla strada giusta”, letta decine di migliaia di volte nei commenti degli utenti in accompagnamento a qualsiasi notizia. Pure quelle di stampo non politico. Tormentone che ci accompagnerà anche nei prossimi mesi, ahinoi.

SUPERIDEALOSCAR: E’ nato appena a metà dicembre, ma il mio voto è sulla fiducia. O meglio, una speranza. Che ‘Open’, il giornale online fondato da Enrico Mentana, rappresenti davvero una boccata d’aria fresca in un panorama, quello giornalistico, condizionato e appesantito da troppi interessi. Avere un’informazione totalmente imparziale purtroppo è utopia e sappiamo bene che i fatti, per quanto ci si sforzi, non saranno mai separati dalle opinioni. Però, davanti a un panorama desolante come quello dei social, inarrestabile fucina di bufale e fake news, ci aspetteremmo maggior responsabilità dai cosiddetti ‘giornaloni’. Almeno loro, immaginati e realizzati da persone che di mestiere fanno i giornalisti veri, non scendano sullo stesso terreno delle brigate ultras. Ci sarebbe poi tutto il discorso legato al dramma del precariato, ma ci vorrebbero pagine e pagine. Sintetizziamo così il nostro auspicio per il 2019: più regolarizzazioni tra i giovani meritevoli, meno proposte di lavoro (lautamente pagate) per i Di Battista in Guatemala e i Fabrizio Corona nei boschetti di Rogoredo. Insomma: l’informazione è importante e non va sottovalutata. Persino in Italia.