La maestra ha l’ottima abitudine di sfogliare e commentare un quotidiano ogni giorno insieme agli studenti. Anche se è una classe di seconda media, e certe notizie di attualità forse sono un po’ ardue da comprendere per quell’età. Comunque. La maestra parla anche di politica, a volte, sforzandosi di farsi capire. Passa tra i banchi e sorride a tutti i ragazzi.

Tra questi banchi, stamattina, sono seduto anch’io: non intervengo, per carità, mi piace ascoltare, sono curioso.

La maestra: “Ragazzi, lo sapete che tra qualche mese si vota per il governo del nostro Paese, vero?”.
Qualche ragazzo fa ‘sì’ con la testa, qualcuno guarda nel vuoto, qualcuno si scaccola.
La maestra mostra una foto: “E sapete che per qualcuno potrebbe vincere addirittura questo signore, che si chiama Silvio Berlusconi? Ormai lo conoscete anche voi vero? Non vi sembra incredibile, come cosa?”
Uno studente: “E’ uno ricco vero?”
Altro studente: “I telegiornali che guardiamo in casa in questo periodo parlano tante volte di lui. Dicono che è uno dei più politici più saggi in questo momento”.
Un altro studente ancora: “I miei genitori dicono che i politici di oggi hanno fallito e rubano soltanto e pensano solo alla pensione e solo lui è in grado di risollevare l’Italia, e quindi vincerà”.
La maestra è incredula: “I tuoi genitori pensano davvero questo? Dopo tutto quello che ha fatto, fino ad oggi?”
Studente: “Sì, perché dicono che è l’unico che può battere quelli lì che non mi ricordo come si chiamano, e che sono già convinti di vincere senza problemi. Dice che sono incapaci e pericolosi e lo si vede nella città che stanno governando. Che il loro capo è una specie di dittatore con la barba e che vive lontano da Roma”.
Maestra: “I vostri genitori sostengono che Berlusconi può davvero vincere? Ma da solo?”
Studente: “Mio papà dice che lui è un vecchio furbone e si unirà con quelli della Leg… come si chiama? Lega?”
Altro studente: “Mio zio dice che lo voterà perché è l’unico che può mandare via gli stranieri che ci rubano il lavoro e che manteniamo noi”.
Altro studente: “Una volta ho visto un video dove lui racconta una barzelletta e mi ha fatto ridere”.

Vedo la maestra tornare alla sua cattedra con aria malinconica. Respira profondamente, beve un po’ d’acqua e ripone il quotidiano nel cassetto. Dice: “Facciamo il dettato, che è meglio”.

Io sorrido, anche se non sono sicuro di aver capito bene quello di chi si è parlato. Penso dentro di me: “Boh”.

Poi apro lo zaino e prendo il mio quaderno. Ah sì, dimenticavo: è un giorno d’inverno del 1993 e io ho 12 anni.