I politici usano sempre di più i social, in particolare Twitter. Allo stesso tempo i politici sono per loro natura personaggi pubblici e lo diventano maggiormente quando rivestono cariche pubbliche.

Capita quindi che le persone comuni utilizzino i social per criticare il loro operato. Il problema si pone quando gli stessi politici si comportano da privati cittadini e decidono di bannare chi non la pensa come loro (e a volte basta pochissimo) privandoli però delle loro comunicazioni in veste ufficiali.
Possiamo prendere ad esempio la “sindaca” Appendino che banna costantemente chi osa farle una critica. Non basta.

Negli ultimi giorni il presidente Trump ha minacciato la Corea del Nord via Twitter di usare le bombe atomiche. Tecnicamente è una minaccia di omicidio di massa e probabilmente di un atto terroristico (i due paesi non sono ufficialmente in guerra tra di loro).

Questo viola alla grande le regole del contratto di Twitter (quel contratto che accettate quando vi iscrivete). Gli account dei militanti Isis sono stati cancellati per molto meno mentre quello del presidente Usa no.
Come conciliare questa disparità di trattamento? O basta muovere “traffico” di click per potersi permettere di fare quel che si vuole?