Nell’Italia che affronta la sua più grave siccità degli ultimi decenni, contemporaneamente a decine di incendi dolosi, la nostra capitale – e meta turistica mondiale – va verso il razionamento dell’acqua. I laghi intorno si prosciugano, i fiumi sono in secca e il sistema di acquedotti perde oltre il 40% dell’acqua (media nazionale 35%).

Per dire, con l’Impero Romano la perdita era sotto il 20%. La signora sindaco Virginia Raggi non prende posizione e si augura che regione e Acea (azienda che si occupa dell’acqua per Roma) trovino una soluzione per il lago di Bracciano a rischio catastrofe ambientale lui ed economica per le città che sul lago ci vivono, nonché principale fonte idrica.

Peccato che l’Acea sia partecipata in maggioranza dal comune di Roma. Ma i romani sono abituati che non sappia, che si parli di eventi, polizze assicurative o responsabilità. Sul web intanto si parla di ennesimo complotto contro la Raggi e il M5S. Stavolta da parte del caldo, entità notoriamente pagata dal PD.

E pensare che sarebbe bastato ascoltare mesi fa chi diceva che c’era un problema e andava risolto per tempo. Ma se il clima fa i capricci, i politici improvvisati di più.