Ennesimo terremoto, ennesimi crolli, ennesimi morti e feriti. Questa volta, però, fa più male. La scossa, con epicentro poco fuori Ischia, è stata di magnitudo 3.6 e ha causato oltre 1200 sfollati, una quarantina di feriti e 2 morti.

Una scossa di 3.6 è una scossa forte ma non così tanto. Il terremoto che ha devastato il centro Italia un anno fa, fu di magnitudo 6. Un terremoto dell’intensità di quello di Ischia è un terremoto che può capitare tranquillamente in tutta l’Italia. Volendo scomodare il Giappone, patria dei terremoti di fortissima intensità, una scossa così sarebbe passata quasi inosservata, probabilmente non avrebbero nemmeno smesso di fare quel che stavano facendo.

A Ischia invece le case si sono sbriciolate. Quasi tutte (ma servono ancora controlli approfonditi) erano abusive, costruite con materiali di scarsa qualità e solo pochi anni fa furono al centro di un piano di abbattimento fermato per le proteste dei cittadini. Gli stessi che ora sono senza casa.

Ischia non è e non sarà un caso isolato. Le case abusive sono decine di migliaia in tutta Italia e una buona parte costruite in zone sismiche o vulcaniche (pensate alle case alle pendici di Vesuvio, Etna e campi Flegrei). Spesso pure quelle legali sono costruite male e dove non dovrebbero esserci. Lo sappiamo e facciamo finta che vada tutto bene. In un paese in cui ogni decisione deve passare attraverso comitati, studi tecnici, dibattiti televisivi, interessi economici, giornalisti e proteste e non si riesce mai a fare nulla. De Luca, presidente della regione Campania, con la dialettica aspra che lo contraddistingue, ha detto una cosa vera: con il finto ambientalismo non si va da nessuna parte.

Le parole non bastano più, bisogna abbattere gli abusi. Si scateneranno le polemiche e i distinguo ma la realtà dei fatti non cambia: o li abbattiamo in sicurezza noi o lo farà prima o poi il nostro pianeta.