L’ultima proposta del ministro dell’istruzione Fedeli, su iniziativa del governo, è quella di promuovere tutti gli studenti dalle elementari alle medie, senza eccezioni. Il criterio di non ammissione non saranno le competenze, ma assenze e disciplina. Nella peggiore delle ipotesi saranno previsti dei corsi di recupero.

Per evitare di essere rimandati basterà il parere contrario di un docente, vi lascio immaginare cosa questo possa significare. 
In sostanza stiamo dicendo ai ragazzi, alle classi dirigenti del futuro, – con la scusante di diminuire gli abbandoni – che la scuola sia un orpello inutile della nostra vita: Merito, formazione ed educazione, non saranno più dei valori, anche aggiunti e di crescita delle persone, ma superflue scelte personali che si potranno cogliere o no, differentemente dall’attuale sistema.
Ai genitori, quelli “informati” dei nostri giorni, invece, stiamo dicendo che la scuola sia un ottimo posteggio per i loro pargoli, così loro potranno continuare a scoprire complotti e mondi piatti e, soprattutto, non avere nessuno che li smentisca.

Con questa logica l’Italia mette in discussione la prevaricazione della qualità sulla quantità, in una società che richiede specializzazione, quello che si sceglie è di incrementare, per legge, i diplomati. Sempre con questa logica orde di studenti a vent’anni si scontreranno con la dura del realtà del mondo del lavoro che, per quanto si possa accontentare, dovrà fare selezione e non tutti quei ragazzi riusciranno a reggere il colpo, abituati all’idolatria e al successo personale delle loro campane di vetro in cui i genitori di oggi li fanno vivere. In tutto questo, non si è forse persa la funzione sociale ed educativa di una scuola pubblica?