Se uno guardasse i social, Facebook in primis, con occhio distaccato e come se fosse un sito interattivo che racconta in maniera particolare la vita di alcune persone, si preoccuperebbe. Probabilmente interromperebbe l’esperimento in tempi brevi ma ne avrebbe comunque una forte sensazione di disagio.

Al netto dei video di animali o di cibo, dei buongiornissimi e dei kaffeeee, quello che si può trovare è disarmante. Da ogni tipo di complotto esistente alle pseudoscienze (altresì dette cialtronate), dai “fatti alternativi” alle verità dogmatiche basate su delle menzogne. Nel mezzo aforismi e frasi fatte accompagnate da foto di culi o di paesaggi.

Negli ultimi giorni il fulcro social italiano è stato il caso della pubblicità di una merendina con asteroide femminicida. Già solo leggendo questa frase si capisce come il livello sia bassissimo. Ma l’indignazione popolare sollevata, del 1000% più potente e rumorosa di quella provocata dall’aumento delle tasse, è come un fiume in piena che travolge tutto. Si sono arrabbiate le donne, le femministe, i politici, gli intellettuali, gli scrittori, i cantanti – meraviglioso Fedez che ha sostenuto di essere stato lui a creare il caso – le persone laureate all’università della strada (i cojoni, insomma). Ma questo è la punta dell’iceberg. Come non considerare la mammine pancine (ovvero donne incinta o madri da poco), categoria contemporanea di donne che odiano gli uomini, le altre donne e chiunque non abbia figli. O gli antivaccinisti, adulti vaccinati che non vogliono vaccinare i figli altrui per la propria libertà. Alcuni di loro arrivano a fingere di essersi ammalati per dimostrare le loro tesi (di laurea all’università della strada di cui sopra). Per amor di Patria e brevità lascio perdere i gruppi cittadini e le pagine politiche, coacervo di scemenze su base oraria.

“Eh, ma è Facebook” mi si dirà. “Eh, ma sono i social” mi si dirà. Ok, sono strumenti frivoli per natura e non mi aspetto di trovare arguti dibattiti su filosofia e massimi sistemi. Però i social sono lo specchio della nostra società, i contenuti sono fatti e condivisi da delle persone come noi. Persone che vivono, votano e decidono come noi e per noi. E’ dai social che nascono le campagne contro immigrati, vaccini, ragione. E’ dai social che l’intolleranza trae la sua forza. E’ dai social che i gruppi d’odio ingrossano le loro fila.
I social siamo noi e se i social sono disagio, vuol dire che il disagio siamo noi.