Internet, il web e i social sono una grandissima rete di connessioni, di entrate e uscite, di percorsi ingarbugliati. Una serie di collegamenti fisici e allo stesso tempo immateriali. E’ conoscenza e ignoranza.

Paragoni alla Gibson a parte, è interessante vedere come uno strumento che ci potrebbe collegare tutti in realtà molto spesso non collega nessuno.

Specialmente i contenuti, specialmente quelli leggermente più complessi, nascono e muoiono lì dove vengono caricati. Ci sono delle eccezioni, alcuni incredibilmente virali, ma dipendono più da chi è l’autore o l’endorser. Insomma si condivide di più la persona che quello che dice. Questo succede anche perchè siamo noi stessi i primi a non condividere il lavoro o il pensiero di altri.

Ci rifugiamo nel nostro orticello, si esso un trattato di semiotica, un racconto o la foto del pranzo. Allo stesso tempo troviamo molto più facile condividere i meme scemi su Spongebob. Eppure sarebbe così semplice. Si mettono like e si fanno condivisioni di tantissime porcate ma non per quello che ci colpisce davvero.

Mi capita di ricevere privatamente degli apprezzamenti per quello che io e i miei compari di Idealmentre scriviamo o facciamo. Ad apprezzamento non segue quasi mai una condivisione – e le condivisioni aiutano enormemente le piccole realtà a crescere – e se chiedo mi viene risposto molto spesso “non posso” o “non voglio mischiare la roba altrui con la mia”. Lo capisco. Però mannaggia che peccato.