Macron si sta rivelando un Macaron.
Soli pochi mesi fa Emmanuel Macron era considerato il salvatore della patria e il salvatore dell’Europa unita.

Complice la vittoria netta contro i nazionalisti (e molto di destra) della Le Pen, sembrava l’uomo nuovo, bello e giovane, che avanza. Qualcuno diceva addirittura “un Renzi di sinistra”. E invece.

Macron si sta dimostrando un piccolo (e fuoritempo) Napoleone, accentratore di potere, dai modi bruschi quando non servono – ha costretto alle dimissioni il capo dell’esercito Pierre de Villiers – e molto orientato verso scelte a favore dell’elite francese, di cui lui stesso è esponente.

Nelle ultime settimane il suo gradimento è sceso sotto quello di Trump, probabilmente a causa della sua volontà di fare dei tagli ai sussidi per gli affitti, tagli all’assistenza sociale, la riproposizione della contestata riforma del lavoro e una riforma fiscale grazie alla quale probabilmente il 10% più ricco della popolazione francese otterrebbe il 46% dei benefici.

A questo ci possiamo aggiungere la gestione dei rapporti con la Libia, tesi ad intromettersi negli affari già stabiliti tra Italia e Libia stessa e alla marcia indietro sui cantieri navali di Saint-Nazaire (in mano all’italiana Fincantieri e ora nazionalizzati).

Un bel quadretto. A quanto pare l’idea dell’uomo solo al comando, il duro e puro che non deve chiedere mai, funziona per gli elettori ma si rivela un boomerang terribile fin da subito. Ne trarremo qualche insegnamento o finiremo col compiere scelte peggiori?