Carpisa è una famosa azienda italiana con sede a Nola che produce e distribuisce borse e accessori (portafogli, pochette,ecc).
A fine Agosto ha messo online un bando/concorso a premi in cui veniva spiegato come comprando una borsa e inviando un progetto di comunicazione professionale – con tanto di budget, obiettivi, target, ecc – si poteva vincere uno stage per una persona nell’area marketing di un mese, retribuito 500€. Praticamente paghi, lavori gratis e forse vinci 30 giorni di lavoro retribuito.
Immediatamente si è scatenata una polemica incredibile che ha avuto come risultato il fornire un sacco di pubblicità gratis a Carpisa (che si è scusata). Peccato che questo caso sia uno dei tanti.
Le cooperative che assumono pagando 3/4 euro l’ora ma dopo aver ricevuto una “quota associativa”, aziende che ti fanno fare uno stage part-time con 3 ore di straordinario giornaliero obbligatorio, imprenditori che chiedono di riavere indietro (in nero) una parte di quello che ti danno, negozi che ricercano un grafico professionista con portfolio e corsi di specializzazione che però dovrà fare anche il commesso.
Il lavoro, soprattutto dei più giovani, è un argomento che viene trattato con disprezzo e faciloneria dalla politica, dai sindacati e spesso anche dalla società tutta. Le aziende ovviamente si adeguano. In un Paese dove le società che fanno utili si trasferiscono all’estero – a volte fallendo miseramente – lasciando i lavoratori a spasso, con il beneplacito di politi e parti sociali, ma di cosa vogliamo parlare?
Se il settore privato è una giungla, ci sarebbe il settore pubblico completamente da ristrutturare, nel personale e nei mezzi, che darebbe lavoro a centinaia di persone. Invece viene lasciato stare, come se non fosse un problema.

La colpa però è nostra, noi che li lasciamo fare. Ci facciamo prendere in giro dai sindacati, ci facciamo umiliare dai politici e sfruttare dagli imprenditori, senza mai reagire. I lavoratori (quei pochi) schiacciati dalla paura di perdere quel poco che hanno fanno finta di nulla, continuando col sorriso a lavorare (male) in ambienti pessimi e facendo arricchire le persone che giornalmente creano queste condizioni.
Si finisce così non solo con l’accettare il concorso di Carpisa ma col pensare che in fondo 500 euro per un mese di lavoro non è poi così male