“Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: LA MAGIA ESISTE”.

Questo signore oggi compie 70 anni, l’età alla quale generalmente si associa un nonno. Ma assocereste mai questo signore, se conoscete quello che è capace di immaginare, ad una figura come quella del nonno?

Eppure, proprio come un nonno, il vecchio Stephen mi ha cresciuto. Abbiamo fatto un bel pezzo di strada insieme, sin dal momento, alle medie, in cui inizi ad affacciarti al mondo del brivido dopo tanti cartoni rassicuranti: inizialmente, con quel fumetto che leggevano tutti di nascosto dai genitori, Dylan Dog. Poi, ovviamente, seguendo lui. Il Re.

Ho visto il vecchio Stephen inondare dei suoi libri lo scaffale della stanza di mia sorella, il mio primo negozio. Anche se il primo incontro con lui è stato in televisione, con quel pagliaccio che mi ha fatto andare a letto con la luce del comodino accesa (ci sono riusciti solo lui e il nano che balla di Twin Peaks). In seguito io e il vecchio Stephen abbiamo fatto pace, ed io ho iniziato a fidarmi di lui. Delle storie che mi proponeva. Dei suoi incubi, dei suoi eroi. Li conosciamo e li conoscete tutti, inutile elencarli. Perché un freddo elenco di nomi non potrebbe mai restituire le emozioni a loro legate.

Con il vecchio Stephen può succedere di tutto: incontrare cani demoniaci, un medico che inizia a cibarsi del suo corpo per sopravvivere e lo racconta in prima persona, bambine dai poteri devastanti, vivere un weekend con un gruppo di ragazzini a caccia del cadavere di un loro coetaneo (peraltro: il racconto di formazione semplicemente più bello di tutti i tempi. Non accetto obiezioni). Oggi il vecchio Stephen è celebrato e festeggiato in tutto il mondo, e chissà se sorride ricordando che per buona parte della sua carriera i critici hanno considerato il suo lavoro spazzatura. Forse qualche irriducibile la pensa così ancora oggi. Ma forse si può fargli cambiare idea: avete il numero di telefono della vecchia Annie Wilkes?