Nel calcio dominato da yen e petrodollari e popolato da giocatori che svapano su Instagram, noi citrulli appassionati di pallone non ci stupiamo più di niente, ormai da anni. Non esisteranno più bandiere, gli orari delle partite saranno dettati dalle tv cinesi e d’accordo; però, almeno una cosa, una, lasciatecela. A costo di passare per dei fastidiosi borbottoni. Il valore che riveste la fascia da capitano.

Cambiate tutto quello che c’è intorno al campo, persino le regole se ci tenete; ma i ruoli all’interno del campo, per favore, no. E tra questi i criteri per eleggere il giocatore più rappresentativo della squadra. Non sappiamo se sarà  vero che un club ha promesso la fascia da capitano ad un giocatore appena acquistato, seppur di alto livello e di notevolissima esperienza. Così sembra, stando ad autorevoli quotidiani sportivi.

Ecco, speriamo che non sia vero. Fateci sperare che nonostante tutto anche quella fascia, che durante il mesozoico veniva destinata al giocatore più anziano, la chioccia e la guida, e a volte ‘votata’ dallo spogliatoio, possa continuare a rappresentare uno degli ultimi esempi di meritocrazia di questo disgraziato paese. Fateci sperare che non possa trasformarsi in uno dei tanti valori negoziabili in una trattativa, alla pari di un’auto, un appartamento in centro, o di un assegno per il numero di gol segnati o degli assist.

Ma per carità , non prendeteci per inguaribili nostalgici fermi ai tempi di Baresi o Maldini. A noi va benissimo anche che la fascia venga realizzata in oro massiccio, con il nome dello sponsor scolpito in cristalli Swarovski e sfoggiata in un party in piscina da Gianluca Vacchi. Però, cazzo, capitano, o mio capitano, prima di adorarti come capitano, avrà il diritto di sapere se puoi essere il capitano di una squadra che seguo da più anni di te?