Per chi non lo conosce, Paolo Giordano è un giornalista che si occupa di musica. Ed è pure bravo. Lavora al Giornale, il quotidiano fondato da Indro Montanelli. Ieri ha regalato al pubblico questo tweet. E magari ci ha pensato pure tutta la notte. Che volesse far ridere, riflettere o lanciare un’accusa (?), lo decideranno gli utenti: in ogni caso, ha sfornato una perla che testimonia l’harakiri con cui noi occidentali abbiamo scelto di affrontare l’emergenza che sta segnando questo inizio secolo. Gettare tutto, indistintamente, in un unico calderone: discredito sulle istituzioni, immigrazione, terrorismo. Scegliere la soluzione più “semplice” ad un problema decisamente complesso, seguendo l’immortale quanto ridicola equazione secondo cui non essere anti-immigrati significa invitare il nemico a venire a farsi esplodere a casa nostra. Prego, monsieur, vuole anche un the caldo prima di salire sul tir?

Dopo la satira (?), Giordano assume toni più seri e chiarisce la sua battuta: “Credo che ciascuno debba prendersi le responsabilità delle proprie posizioni. A prescindere da carica o partito politico”. Tradotto per il popolo del web: Raga’, pigliatevela con Laurona nostra se questi ci stanno massacrando, è lei che dice che dobbiamo aprire le porte ai suoi amici islamici. A poco serve ricordare che l’odiatissima Boldrini ha prontamente condannato l’attentato parlando di “orrenda strage islamista”, aggiungendo che “la nostra resistenza sarà più forte della ferocia” (tralasciamo il piccolo particolare che ormai i terroristi nascono e vivono in Europa, ed alcuni manco sanno parlare l’arabo: siamo ad un livello superiore, anzi irraggiungibile per certe menti illuminate). Per Giordano, come peraltro per moltissimi suoi colleghi, non solo del Giornale e non solo dei quotidiani di area centrodestra, l’importante è gettare in pasto al pubblico un capro espiatorio: la Boldrini, appunto. Il bersaglio preferito dagli utenti del web, la “protettrice dei terroristi”.

Finché certe puttanate le scrivono i vari Manola, Pino e Gino su un gruppo Facebook cittadino, vabbé: le loro parole scorrono via veloci come l’acqua dello sciacquone del water e non se le fila nessuno. Che simili deliri escano dalla penna di un giornalista, uno “studiato”, uno che per professione (non oso più scomodare la parola missione) dovrebbe informare correttamente i cittadini contribuendo a formare in loro una coscienza civile, è invece oggettivamente grave. E’ la democrazia del click, bellezza. E’ quella che ci meritiamo.