Nelle ultime settimane Facebook ha rimosso molte pagine e gruppi che proponevano materiale “scomodo” o “black humor”. Stiamo parlando di pagine come “Welcome to Favelas”, “Sesso, droga e pastorizia” e “La fabbrica del degrado”. Pagine controverse, più per i commenti degli utenti che per i contenuti, che sono salite agli onori della cronaca per battaglie mediatiche con Vip e giornalisti (e la fusione dei due).

Queste pagine non muoiono mai veramente e di solito rinascono nel giro di qualche ora. Il 31 agosto sera sulla pagina di Welcome to Favelas – pagina che condivide foto e video che testimoniano in modo quasi pasoliniano il degrado e gli eccessi di persone e città italiane – è comparso un post con una proposta: creare un nuovo social network senza censure, senza ban in cui tutto è permesso per ovviare alla censura di Facebook. La pagina incentiva la creazione di questa piattaforma con il fatto che lei e le altre pagine simili hanno una mole di accessi e traffico enorme (cosa verissima) che porterebbero a molti guadagni per la nuova realtà.

Sulla carta tutto giusto. Nella pratica è quasi utopia. Se è vero che non è così difficile tecnicamente da realizzare, è altresì vero che la concorrenza è agguerrita. Ammesso che sia davvero così libero, rimane il problema di portare all’interno della nuova realtà tutta quella gente che usa già quotidianamente social rodati come Facebook, Twitter, Instagram e magari altre due o 3 app. Inoltre è poi da vedere quali aziende vorrebbero legarsi ad un social al cui interno prevedibilmente ci saranno contenuti molto discutibili e senza sponsor e pubblicità addio ai soldi. Su internet esistono già realtà come quelle auspicate da WtF – pensiamo a 4Chan, Anon e altre imageboard – e dal lato economico non se la cavano benissimo.

Un problema, quello della censura vs libertà d’opinione, molto difficile (forse impossibile) da risolvere. I social rimuovono i loro contenuti, che spesso sono una mera riproposizione della realtà, ma non quelli più pericolosi come ideologie d’odio e discriminazione. Se i loro contenuti offendono le persone, come non possono offendere i richiami al nazismo e ad un nuovo olocausto? Eppure da più fastidio un meme su zio Tano o un romano ubriaco, quando basterebbe semplicemente non andare in quelle pagine.