Il mondo intero ha seguito, con sgomento ed orrore, il barbaro attacco alla sede del settimanale ‘Charlie Hebdo’. Una strage che colpisce Parigi, la Francia, il cuore dell’Europa. E tutti noi. Un crimine incettabile che riporta al centro discussioni imprescindibili come la libertà di espressione, lo scontro tra civiltà, la sicurezza e le nuove strategie del terrore, la difficile coesistenza tra credenze diverse. IdealMentre offre alcuni spunti di riflessioni su una vicenda che, come l’11 settembre, resterà indelebile.

 

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Siamo tutti Charlie” o “Non siamo tutti Charlie”? I giornalisti prendono posizioni diverse, qualcuno argomentando che l’attacco di ieri è stato un atto di violenza contro la nostra stessa libertà civile, qualcun altro sottolineando che invece pochi di noi hanno veramente il coraggio che ha avuto Charlie Hebdo nell’esprimere satiricamente il proprio punto di vista su temi scomodi. Forse fino a ieri pochi di noi sono stati Charlie, ma dopo quanto accaduto ieri mattina, oggi scegliere di essere Charlie significa anche lottare contro i pregiudizi, evitare commenti degni dell’apprezzamento di Salvini sul popolo islamico, e condannare fermamente il terrorismo, che miete le sue vittime fra gli stessi musulmani, e che con Dio, con un foglio e una matita c’entra ben poco.  Se il foglio dei fondamentalisti è monocromatico e uguale per tutti, allora che i nostri siano colorati e tutti diversi.

Silvia Becchis

 

Spinoza.it ci indica il modo giusto per affrontare la tragedia dell’attentato: “Nel 2006 Charlie Hebdo aveva pubblicato delle vignette satiriche su Maometto. Ci hanno messo un po’ a capirle.”
La follia omicida che ha spinto tre estremisti ad uccidere tredici persone “colpevoli” di aver pubblicato delle vignette satiriche lascia sgomenti, ma l’orrore (che può essere perpetrato dagli assassini) non deve tramutarsi in terrore (che è il sentimento di cui possiamo cadere vittime). La pacata perseveranza nel praticare le libertà e i diritti che abbiamo conquistato nei secoli (tra cui la libertà di stampa e di opinione) è la miglior risposta alla barbarie che dei criminali hanno scatenato a Parigi. #jesuisCharlie

Carlo Gamna

 

Dal 1948, attraverso la Dichiarazione dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite,la censura letteraria è stata abolita. Ciò dovrebbe significare che anche la libertà di parola e di stampa abbiano definitivamente preso piede nella società moderna. Eppure con l’attentato di Parigi alla redazione di Charlie Hebdo hanno perso la vita persone che con la loro scrittura hanno sempre rivendicato questa libertà ed ogni giorno sono tante le persone  che come loro rischiano la vita  proprio per aver avuto il coraggio di denunciare fatti o rivelato informazioni “scomode”. Questo avvenimento dunque ci spinga a dubitare  che  tali libertà esistano e siano garantite solo sulla carta e ci faccia cominciare a sperare che il sacrificio di queste persone possa essere un passo avanti verso un’effettiva libertà, che sia possibile da realizzare e diffondere nel mondo intero, da occidente a oriente, fra tutti gli uomini, qualsiasi siano le loro credenze.

Enrica Denasio

 

080456271-43710f41-e691-448f-899d-c7d618a452acRiguardo ai fatti di ieri penso mi rimarrà il ricordo di un’immagine, una delle tante che internet ha fatto rimbalzare. Quella di una matita in tre momenti: ieri, oggi e domani. Ieri la matita era integra, oggi è stata spezzata in due, domani i due pezzi saranno due nuove matite. E non importa di quanto fossero offensive le vignette, la libertà di parola (non di satira, di parola) non può essere negata.

Luigi Mana

 

 

In queste ore stiamo assistendo alla sconfitta della libertà e della democrazia, due valori che i martiri di Charlie Hebdo stavano difendendo con il loro lavoro. Valori che vengono sempre meno dopo la strumentalizzazione dell’attentato da parte di personaggi politici di rilievo come Le Pen e Salvini che, lanciando invettive contro moschee, comunità islamiche e immigrati, sperano di ottenere un consenso politico. Il massacro avvenuto a Parigi ieri mattina è un atto spregevole, ma forse servirsene per fare propaganda lo è ancora di più. Perché quello che Le Pen, Salvini, i gruppi neofascisti e tanti quotidiani hanno dimenticato di ricordare è che ieri mattina gli estremisti islamici hanno brutalmente assassinato anche un poliziotto, Ahmed Merabet, che cercava di contrastarli in nome della democrazia e della libertà di espressione. Ahmed Merabet era musulmano.

Massimiliano Manzo

 

charlie-hebdo-ansa-255x154Non ha più senso, credo, parlare di discriminazione razziale o di intolleranza, in questi casi. Gli atti di violenza terroristica iniziati lo scorso anno, sono culminati ieri, con l’attentato al “Charlie Hebdo”. E neanche serve più a nulla postare vignette di solidarietà verso i colleghi assassinati da fanatici impazziti, che, pur di difendere il loro credo da pericolosissimi attacchi satirici di un giornaletto francese (ammetto di non avere mai avuto tra le mani una copia del suddetto periodico), assassinano dodici persone (tra cui un musulmano, ironia della sorte). Rimane una sola soluzione: l’azione. E quando dico azione intendo repressione violenta. Non me ne voglia chi è di fede musulmana, e persevera nella propria scelta con sereno pacifismo. Il dialogo è da preferirsi sempre, o meglio: quando le due parti sono accomunate da un senso di civiltà più o meno condiviso. Quando non c’è più possibilità di instaurare rapporti dialogici con esseri evidentemente al limite della civiltà, per il bene mondiale, è giusto passare all’intervento militare. In questo caso sì, è giustificabile la violenza. O meglio: è necessaria.

Alessio Cappello

 

“Libertà di manifestazione del pensiero”, “libertà di espressione”, “libertà di stampa”, “diritto di diffusione di informazioni attraverso ogni mezzo”. Sentendo queste parole, il pensiero di ognuno di noi va all’attentato di Parigi, durante il quale queste libertà hanno subito un tremendo attacco. Esse sono la base delle società democratiche e sono necessarie per lo sviluppo di ciascun individuo. Per questo motivo, quello che secondo me non deve accadere, è che si continui con lo scontro di civiltà, perché quello che serve è una lotta dell’intera umanità contro ogni forma di atrocità e violenza, in favore della libertà e della tolleranza.

Fiorella Marengo

 

Ma come mai se il Corano fornisce le linee guida per una società giusta, per un corretto comportamento degli uomini e un equo sistema economico, non per la prima volta alcuni musulmani sono insorti così crudelmente alle sfumature del mondo attaccando la libertà? Come mai a una provocazione scritta a penna hanno risposto col fuoco? Come mai troppo spesso viene interpretato male questo testo sacro? A differenza dell’occidente questa religione non è vissuta come qualcosa di secondario ma anzi, non vi sono barriere tra il mondo secolare e quello sacro. La Legge Divina (Shari’a) deve essere osservata scrupolosamente, il che spiega perché le istanze connesse con la religione siano così importanti. Allora dobbiamo ricordare di non confondere assassini e musulmani. E’ importante, pur di fronte a una strage di queste proporzioni, tener ferma la distinzione tra i terroristi che sporcano il nome dell’Islam e la grandissima maggioranza di musulmani che professa in modo pacifico la propria religione.

Alessandra Mandarano