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Diritti civili. Un argomento più che mai attuale, un dibattito doverosamente necessario. IdealMentre propone due punti di vista diversi sul tema.

Per stimolare una riflessione, riflettere sulle azioni future e ricordarci che non si tratta di una questione riguardante esclusivamente un gruppo ristretto di persone. Ma di tutti quanti noi.


CAMBIARE LE PAROLE PER CAMBIARE L’UOMO

di Giuse Petiti

Credo che un primo passo per uscire dalle tante crisi che stiamo vivendo sia quello di ricominciare   a dare senso alle parole. C’è in giro una voglia, forse una moda, forse un preciso disegno di far dire alle parole una cosa diversa da quello che è il loro significato. E’ quello che si chiama politically correct, un orientamento culturale che ci sta invadendo e che vuole renderci tutti anestetizzati di fronte ai drammi che si stanno consumando all’interno della nostra società.

Sentiamo la parola eutanasia,  la traduciamo dal greco,e ci tranquillizziamo sentendo parlare di dolce morte. Parole per farci digerire l’omicidio di persone vecchie, malate, sole e depresse. Ci fanno credere che esista una dolcezza nel morire e nel dare la morte,  ci aiutano ad azzittire la coscienza che umanamente urla tutta la voglia di vivere e di far vivere. elton

Sento parlare di matrimonio omosessuale e non capisco. Per fare un matrimonio, da latino matrimonium, formato dal genitivo singolare di mater (ovvero matris, mamma) unito al suffisso –moniumal sostantivo munus ‘dovere, compito’*1)  ci vuole una mamma. Guardo al cantante Elton John e al suo marito e non vedo una madre. Cosa succede?  Provano a cambiare il significato delle parole per cambiare la realtà. Mi sembra una cosa impossibile. Eppure ci spiegano che sono i nuovi diritti, matrimonio per tutti. Diritti ? No questi sono le voglie e i piaceri degli adulti che diventano diritti.

Nascono nuove parole edulcorate, per esempio: maternità surrogata o assistita,  gestazione di sostegno o per altri. Parole inventate per coprire un nuovo sfruttamento, quello degli uteri in affitto.  Donne ricche oppure coppie gay che non potendo soddisfare il loro desiderio di avere figli, pagano donne bisognose perché diventino macchine da figli. Si vuole far credere che si possa fare un figlio senza entrare in relazione con esso. Fine dell’amore materno. Una cosa contro natura, una pratica inumana.

Presto sentiremo parlare anche di aborto post parto, un modo per farci digerire l’omicidio di bambini subito dopo la nascita perché non perfettamente sani. Stà già succedendo e c’è già qualcuno che lo propaganda come l’ultima frontiera dei diritti umani.  Sono due ricercatori italiani Alberto Giubilini e Francesca Minerva, che hanno  pubblicato sul Journal of Medical Ethics e l’articolo  ha un titolo eloquente: Aborto post-natale: perché il neonato dovrebbe vivere?.

I due studiosi, rispettivamente dell’Università di Milano e della University of Melbourne, sostengono che uccidere un neonato «dovrebbe essere permesso in tutti i casi in cui lo è l’aborto, inclusi quei casi in cui il neonato non è disabile». Le premesse sono che i feti e i neonati non hanno lo stesso status morale delle persone vere,  il fatto che entrambi siano persone potenziali è moralmente irrilevante e  l’adozione non è sempre nel miglior interesse delle vere persone**».papa

Ciò che sembra incivile e brutale oggi potrebbe diventare accettabile spiegandolo con parole digeribili. Il politicaly correct ci sta rendendo insensibili, ci fa credere che l’uomo può essere manipolato, usato, maltrattato ucciso tutto per i suoi diritti. Dobbiamo provare a dire basta a tutto questo, dobbiamo tornare al più presto a dare senso alle parole, per potere trovare la verità, per potere restare ancora umani.

* Dal sito dell’Accademia della crusca
** Da un articolo di Vanity Fair del 01/03/2012

 

MA I LAICI NON VOGLIONO MINACCIARE LA LIBERTA’ DEI CATTOLICI

Di Carlo Gamna

Due cose mi sorprendono riguardo la posizione che alcuni cattolici assumono su temi sensibili in materia di diritti civili (ad esempio: riconoscimento di diritti alle unioni di fatto, eutanasia, aborto):

 1- vogliono imporre, attraverso la legge, le pratiche di vita dettate dalla loro morale.

Comunque la si pensi in tema di diritti civili, è presente una netta asimmetria nel dibattito in corso: NESSUNO VUOLE IMPORRE AI CATTOLICI UN COMPORTAMENTO CONTRARIO ALLA LORO MORALE, nessuna proposta di legge in discussione al Parlamento minaccia la libertà dei cattolici di seguire i precetti della Chiesa. Al contrario, i cattolici più intransigenti vogliono obbligare tutti (cattolici, protestanti, atei, buddisti etc…) a seguire i precetti della fede cattolica, o almeno un numero considerevoli di essi.

Ad esempio: chi è favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso non vuole in nessun modo obbligare i cattolici a diventare omosessuali per potersi sposare. Al contrario, alcuni cattolici vogliono vietare agli omosessuali la possibilità di sposarsi.sentinelle

Chi non vuole restare attaccato per decenni alle macchine in caso di stato di coma vegetativo permanente ed è favorevole all’eutanasia (o al rifiuto delle cure, comprese l’alimentazione e l’idratazione artificiale) non vuole obbligare i cattolici a staccare le macchine che li tengono in vita. Al contrario, alcuni cattolici vogliono obbligare tutti i cittadini a restare attaccati alle macchine per anni e anni anche contro la loro volontà.

Chi era favorevole al divorzio non intendeva in alcun modo obbligare le coppie sposate a separarsi, semplicemente voleva concedere la possibilità di divorziare a chi desiderasse farlo. Al contrario, chi con il referendum del 1974 voleva abrogare la legge sull’interruzione di gravidanza, intendeva obbligare tutte le coppie unite dal vincolo matrimoniale a restare sposate per sempre.

In sostanza: i laici assumono una posizione liberale in tema di diritti civili: riconoscono una sfera privata in cui lo Stato (attraverso la legge) non deve entrare perché deve essere lasciata libertà di scelta all’individuo. Saranno i cittadini a scegliere se divorziare, abortire, sposarsi, restare attaccati al respiratore artificiale oppure no. Alcuni cattolici invece assumono una posizione proibizionista: alcune pratiche sono consentite (quelle conformi alla loro fede), le altre vanno vietate.welby

2- Alcuni cattolici danno l’impressione di non rendersi conto che per valutare le conseguenze dei matrimoni (o unioni civili) tra persone dello stesso sesso (o dell’eutanasia, o del rifiuto delle cure, o della fecondazione eterologa,…) non è saggio affidarsi alle proprie (scarse) capacità di previsione del futuro: è sufficiente guardare a ciò che avviene nelle nazioni vicine a noi! Personalmente trovo molto sorprendente che i cattolici contrari ai matrimoni gay si rifiutano di riconoscere che nei paesi europei in cui da anni gli omosessuali possono sposarsi (Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Francia), le famiglie tradizionali non diminuiscono di numero rispetto ai paesi in cui le unioni civili non vengono riconosciute dalla legge. Nonostante le statistiche non lascino spazio a dubbi in proposito, ancora capita di leggere articoli in cui si profetizza la fine della famiglia tradizionale nel caso in cui anche agli omosessuali venisse concessa la possibilità di sposarsi.

In sostanza alcuni cattolici non hanno ancora sorprendentemente capito che concedere dei diritti a chi non ne ha (gli omosessuali), non costituisce una minaccia per i diritti altrui (le famiglie eterosessuali), al contrario: ha la conseguenza di accrescere il benessere di tutta la nazione.

Per fortuna il proibizionismo e il rifiuto di guardare a quello che succede al di fuori dell’Italia sono due atteggiamenti adottati solo da alcuni fedeli. Sarebbe infatti un errore grossolano generalizzare ed attribuire a tutti i cattolici una posizione contraria alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, all’eutanasia, o alla fecondazione assistita. Anche i vertici ecclesiastici nelle ultime settimane hanno lanciato segnali inequivocabili di apertura nei confronti, per esempio, degli omosessuali: basta guardare al recente Sinodo dedicato alla famiglia (“i gay hanno molto da offrire alla comunità”) o alle parole di Papa Francesco: “Chi sono io per giudicare un gay?”800px-San_Pietro_in_Vaticano_001

La laicità e il rispetto delle scelte di vita diverse dalle proprie sono valori largamente riconosciuti tra i cattolici. Ed è indubbio che le battaglie per i diritti civili in Italia sono state portate avanti anche con il contributo di moltissimi credenti, sovente attivi in prima persona nel sociale ed in politica. Anche grazie al loro contributo e al sostegno della maggior parte dei cattolici oggi è legittimo sperare che l’Italia stia per voltare pagina e vivere una nuova stagione all’insegna dei diritti civili che ci riporti al fianco delle altre democrazie occidentali.

#megliotardichemai #loveislove #eutanasialegale #libertàdiscelta