indexIl coming out di monsignor Kryzstof Charamsa è sicuramente un evento mediatico molto ben studiato sia nei tempi che nei modi: la conferenza stampa organizzata nei minimi dettagli dalla casa editrice dell’imminente libro autobiografico del prelato, l’intervista in prima pagina rilasciata al Corriere della Sera, l’abbraccio con il compagno a favor di telecamera. Al di là della “spettacolarizzazione” del gesto, la vicenda di questo prete pone una questione sostanziale alla Chiesa guidata da papa Francesco: anche nelle alte gerarchie della curia vaticana vi sono preti omosessuali e con questo dato di fatto prima o poi bisognerà fare i conti.

La reazione della Chiesa è stata immediata: monsignor Charamsa è stato immediatamente sollevato dai suoi incarichi (era officiale della Congregazione per la dottrina della fede) presso la curia e presso le università pontificie. Difficilmente però questa presa di posizione dura e categorica sarà in grado di mettere a tacere le reazioni sollevate, e prima o poi la Chiesa sarà costretta ad affrontare la presenza di preti omosessuali all’interno delle sue gerarchie ponendo fine all’atteggiamento ipocrita tenuto sino ad oggi che consiste nel far finta che essi semplicemente non ci siano.

L’intento di monsignor Charamsa è molto chiaro in tal senso: “Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio”. Le prossime settimane ci diranno se questo è l’inizio di un cambiamento reale per la Chiesa cattolica romana. (Carlo Gamna)

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Gay pride 2011 à Toulouse

VOTI DA RISPETTARE – Che scandalo. Un vescovo omosessuale. Non un prete qualunque di una qualunque frazioncina sperduta, no! Un vescovo. Che cosa succede se un vescovo fa coming out e dice di avere un compagno? Semplice, viene dimesso dal suo incarico e allontanato dalla Chiesa.

E cosa c’è di strano? Voglio dire, se un qualunque altro vescovo avesse detto di avere una compagna sarebbe stato giusto far dimettere anche lui. Dopotutto se si sceglie una strada che implica dei voti quali quello di castità è giusto che siano rispettati. Che tale voto sia perverso e contro natura, beh, è un altro discorso. Di tutta questa storia, alla fine, credo che la cosa più scandalosa non sia l’allontanamento di Charmasa. È che ho scoperto solo ora che da qualche anno a questa parte gli omosessuali dichiarati non possono più diventare sacerdoti. È questo il vero scandalo. (Francesca Penoncelli)
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1280px-San_Pietro_in_Vaticano_002IL SILENZIO DEL PAPA – Non ho ben seguito la vicenda del parroco polacco che si dichiara pubblicamente omosessuale, confessando di avere anche un compagno, ma al di là di ciò, continuo a non comprendere alcuni concetti base che vorrei trovassero risposta, quali:

1- Essere omosessuali è naturale, il concetto di famiglia non è propriamente naturale se proprio dovessimo indagare nell’antropologia umana, quindi, ove sussisterebbe il problema di un prete gay?

2- Perché è stato escluso dal sinodo delle famiglie, se l’obiettivo dichiarato da Papa Francesco I è quello dell’inclusione, quindi, della rappresentanza? Un prete gay non sarebbe un degno rappresentante di una buona parte, seppur minoritaria, dei fedeli cattolici omosessuali?

3- La Chiesa, sempre per stessa ammissione del Papa, è vittima di un calo dei credenti, ed in questo senso cerca di muoversi affinché superi alcuni anacronismi e diventi contemporanea: la famiglia con genitori del medesimo sesso è parte di una famiglia oggi normativamente dichiarata, ma storicamente già esistente, tale prete non sarebbe anche in questo caso un buon rappresentante?

4- Ma soprattutto, perché se il Papa ha affermato che lui non è nessuno per giudicare per il prossimo, di fronte all’esclusione di tale prelato non ha dichiarato nulla in suo sostegno? Il “prossimo” è forse differente a seconda dei casi? (Fabrizio Turello)papa-avnt1

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MA CHARAMSA SAPEVA A COSA ANDAVA INCONTRO – È stato descritto come uno dei coming out più esplosivi della nostra storia moderna, in grado di scuotere nelle fondamenta il mondo cattolico e non solo, il detonatore di una profonda ridiscussione. Potrebbe essere così, oppure no. Cerchiamo di capirci qualcosa di più.

Per quanto riguarda il diritto di monsignor Charamsa di vuotare il sacco sulla propria vita privata, spero non ci siano troppe opposizioni. Sono anni che si discute sulla necessità (o non necessità) di abolire l’obbligo di castità agli appartenenti al clero. Ridursi ad un semplice “Se non posseggono una famiglia, non possono pretendere di parlarne” non è all’altezza di una conversazione: si può essere molto bravi ad allevare dei ragazzi senza per forza averne generati; al contempo abbiamo numerosi esempi di pessimi genitori.

Mi piacerebbe però vedere una Chiesa disposta a mettersi in discussione. La percezione è che su alcuni punti, peraltro non esplicitamente dettati da Vangeli o quant’altro, il clero proprio non voglia passare, temendo di andare a delegittimare la sua posizione ormai storica di detentrice della morale e del giusto vivere.  coppia

Già, ma questo monsignore non solo aveva una relazione, era pure omosessuale. Niente da fare, lo scontro tra omosessualità e mondo religioso ogni tanto deve saltare fuori. I primi fanno scalpore come loro solito, i secondi replicano con frasi impopolari e buttate lì come una qualunque chiacchera da bar.  Nonostante mi professi assolutamente tollerante alla causa, tuttavia, non posso pretendere che la Chiesa sia così moderna da accettare gli omosessuali. Per lo meno non ora. Ogni cosa a suo tempo. Senza dimenticare che non è la prima necessità quella di gay, lesbiche o transgender di essere accettati dal Vaticano, prima hanno altre battaglie da vincere, come già discusso a lungo.

Passando ora a quello che intendo io per diritto, vi sono due considerazioni che voglio fare. Innanzitutto non credo che sia una colpa avere gusti sessuali differenti da quelli della maggioranza della popolazione mondiale, in secondo luogo non mi sento di giudicare un uomo che oltre all’amore in Dio, prova lo stesso sentimento per un’altra persona in carne ed ossa.

Ma allora perché credo che il comportamento di Mons. Charamsa sia sbagliato? Lo credo perché quando un uomo decide di offrire la propria vita (nel senso di “servizio”, non di “sacrificio” ovviamente) alla causa divina, sa perfettamente a cosa va incontro. È chiaro che una scelta fatta magari a vent’anni, col tempo, ci risulti stretta e troppo vincolante, ma proprio per questo il sacerdozio non è una prigione. Il comportamento corretto sarebbe, infatti, che una volta percepiti impulsi in conflitto con la scelta fatta anni addietro, ci si tiri indietro per assecondare tali impulsi senza cadere nella violazione.

So che scritto così risulta eccessivamente asettico e insensibile, ma vuole solo esser scritto a scanso di equivoci. Stimo molto chi riesce a privarsi di qualcosa di estremamente appagante a livello psicologico (e anche a livello fisico) in favore di una vita al servizio di Dio, ma allo stesso tempo non biasimo tutti coloro che questa scelta non la fanno o, in questo caso, si ricredono di una loro convinzione.800px-San_Pietro_in_Vaticano_001

Strategia? Quindi anche io penso che questo coming out sia stato fatto “ad orologeria” per mettere in subbuglio la Chiesa? Assolutamente si, ma senza malizia. Sono sicuro che mons. Charamsa abbia agito in buona fede, non per rendere dura la vita al Vaticano ed ai suoi rappresentanti, bensì l’abbia fatto nella convinzione che questo possa avere risvolti positivi nel sinodo sulla famiglia che verrà inaugurato a breve.

Caro monsignore, spiegami… Tu vuoi convincere una delle istituzioni più permalose e antiche del mondo che ha torto, andando ad urlare ai quattro venti che proprio al suo interno vi è un folto gruppo di uomini che non solo trasgrediscono l’impegno alla castità, ma lo fanno con altri uomini? E un bel bestemmione finale non lo mettiamo?
La goffaggine dell’operare di questo Charamsa è proprio quello che mi convince della sua buona fede. Al contempo, tuttavia, mi sembra un tonfo grave.Su_Santidad_Papa_Francisco

La Chiesa è storicamente il simbolo dell’integrità (apparente), e ci riesce rimanendo arroccata su alcuni dogmi che sono i suoi capisaldi. Si sta chiedendo a gran voce di rinnegarne uno, di ammettere di aver sbagliato per circa duemila anni, ma non si può sperare di convincerla dicendo “guarda che metà dei tuoi preti ha una relazione”. Questo ha sempre avuto il risultato opposto.

Pensateci un attimo. Quando eravate ragazzi e i vostri genitori vi facevano delle privazioni che trovavate illegittime, cosa facevate? A parte il farlo di nascosto, che lo diamo per scontato. Se mai aveste voluto farlo alla luce del sole, avreste cercato di convincerli o gli avreste sbattuto in faccia tutte le volte che avete fatto di testa vostra? Caro mio monsignor Charamsa, questa volta un po’ di teologia in meno e in po’ di strategia in più avrebbe giovato alla causa di te e di tutti i tuoi colleghi che, a detta tua, aspettano un radicale rinnovamento della Chiesa Cattolica. (Andrea Tagliano)