VOGLIA DI FASCISMO 2.0 – Recentemente qualcuno mi ha detto che è anacronistico parlare di Fascismo, perché il Fascismo, a suo dire, è finito del ’43/’45. Premettendo che questo qualcuno sia un estremista di Casapound che finché frequentava l’università andava a menarsi con quei cretini dei centri sociali tipo Askatasuna, che tanto diversi da lui non sono sotto molti punti di vista, questo qualcuno mi ha quindi chiesto di non chiamarlo più fascista e di trovare un altro termine, perché pur non essendo affatto un’offesa per lui sentirsi dare del fascista, bensì un onore, non si sente adeguato a questo aggettivo.

ll fatto è che anche se è il Fascismo è finito nel ’45 (forse), c’è ormai un dilagante ritorno di fiamma che a tanti piace un sacco e che ha troppi elementi in comune con ciò che è stato. Sono cambiati i tempi, è cambiata la politica, ma a quanto pare non i metodi dell’estrema destra. E quindi non vedo perché si debba trovare una nuova etichetta. Tanto più quando in tanti, troppi si riscoprono nostalgici, usano persino il “font littoriano” per scrivere, si riempono la bocca di “aforismi” del Duce, comprano mazze con su scritto “Boia chi molla”. Perché devo privarmi di usare il termine fascista quando FN non spreca tempo e va a ripescare direttamente le immagini dei libri di scuola di regime per i suoi manifesti? Perché non devo dare del fascista a una persona che ogni tanto, così per ricordare a tutti la sua posizione già ben chiara, tira fuori un “Andiamo a riprenderci Fiume!” oppure una bella immagine del fascio littorio? Possiamo chiamarlo Fascismo 2.0 se più li aggrada, ma i metodi e gli ideali restano i medesimi. Se fate i fascisti, non prendetevela se vi chiamiamo fascisti. (Sara Martini)

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LA STORIA SI RIPETE? – In Italia il fascismo non è mai andato via. Al massimo si è nascosto un pochino. Oggi che tanto si è dimenticato del passato, un po’ di fascismo, di maschia voglia di giustizia sommaria, di uomo forte al comando, di credere e obbedire (ma non combattere) è rispuntata fuori. I tempi sono maturi, è vero, ma la storia ci insegna che difficilmente i fatti si ripetono uguali due volte. Questa volta potrebbe essere peggio. (Federico Garabello)

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IL FASCISTA CHE E’ IN NOI –
Con il tempo ho sempre pensato che l’italiano nasca geneticamente un po’ fascista. Può sembrare un’estremizzazione, tuttavia penso che per cultura l’italiano nasca già con quell’idea di sovrastare l’altro, di risolvere i problemi affidandosi all’uomo forte. Poi crescendo uno prende coscienza di sé stesso, magari legge qualche libro o viene influenzato dall’ambiente in cui vive e quindi acquisisce delle idee differenti, ma se tanti che si dicevano di sinistra hanno poi votato Salvini, la conferma che un po’ di fascismo ci possa essere in ognuno di noi un po’ l’ho avuta. Parafrasando Gaber quando parlava di Berlusconi, io non temo il fascista in sé ma il fascista in me.

Se possa tornare il fascismo quindi non lo so, io penso che non se ne sia mai andato per davvero, certamente non sarà il fascismo dei nostri nonni, col fez, la camicia nera, gli squadristi, e le domeniche fasciste. Ora il fascismo, come da tradizione italiana, viene chiamato in modo diverso: populismo, sovranismo o simili amenità ma la base da cui partono è la stessa. Il fascismo di oggi è ancora più ignorante e dozzinale, e questo non è detto che sia una buona notizia, perchè è apparentemente meno pericoloso ma secondo me potrebbe fare altrettanti danni, soprattutto alla cultura di un paese che già di per sé non è molto elevata. (Igor Stasi)