iStock_refugees_0Parliamo di immigrazione.
Extracomunitari che arrivano nel nostro Paese.
Un’emergenza sotto gli occhi di tutti, sempre presente e attuale, più che mai in Italia, ‘Porta del Mediterraneo’. Da affrontare, doverosamente, senza nascondere la testa sotto la sabbia.

Ma in che modo?

Quanto è fondata la paura del ‘diverso’ e quanto, invece, viene usata come giustificazione o slogan elettorale? IdealMentre propone due opinioni diverse sul tema.

INTOLLERANTI? NO, SOLO REALISTI
Di Francesco Pellegrino

Partiamo da un presupposto, l’Italia è un paese in enorme difficoltà. Come sappiamo, in un periodo difficile i primi a farne le spese sono i più deboli o le minoranze. E’ successo in passato, succederà ancora. Le opinioni si sprecano: da chi li vuole aiutare tutti a chi invece affonderebbe i barconi ecc. Naturalmente la ragione ci pone al centro di questi estremi. A mio avviso bisogna condannare sia chi (mosso più da razzismo che da una logica) farebbe tabula rasa di tutto quello che è diverso da se, sia chi dice utopicamente che bisogna aiutarli tutti perché sono stati solo sfortunati a nascere in un paese povero. A mio avviso è doveroso fornire aiuti umanitari a chi rischia la vita su un barcone, ma bisogna aprire gli occhi: non è possibile aiutare tutti! Non sarebbe possibile per un paese in salute, tanto meno lo è per la stanca e debilitata Italia.

Lasciatemi passare questa metafora, si potrebbero paragonare gli sbarchi ad una malattia: curabile (gli aiuti, Mare Nostrum, ecc.), a volte mortale (barconi che affondano e traversate impossibili). C’è necessita di un vaccino, prevenire è meglio che curare. La Lega è un partito su questo punto ha ragione: aiutiamoli a casa loro. Naturalmente anche qui si ricade nella non realtà. Dunque è necessario aiutare quelli che scappano dalla guerra, ma accertare che sia veramente così, perché non è possibile accogliere in maniera decente tutti. Gli altri dovrebbero essere rimpatriati, bloccati prima della partenza facendo accordi (magari non come quello che si era fatto con Gheddafi) oppure migliorare le condizioni di vita nei loro paesi. Altrimenti si continueranno ad avere morti nel Mediterraneo e problemi poi sul territorio.Boat_People_at_Sicily_in_the_Mediterranean_Sea

Naturalmente gli immigrati sono una risorsa per questo paese ora, ci stanno pagando le pensioni (forse). I figli di immigrati nati in Italia sono italiani. Però bisogna dire che il lavoro che fa un immigrato è di solito non di alta specializzazione, non sono molti quelli che danno effettivamente un valore aggiunto alla società. Per dire, molti sono operai, muratori, badanti ecc. che, con il rispetto dovuto, non necessitano di grosse qualifiche.

Sorge dunque spontaneo il risentimento in quegli italiani che non lavorano, che non riescono a campare la famiglia e che non possono reinventarsi a 50 anni. Qui, secondo me, sta la lontananza del modo di pensare di alcune persone (e di alcuni politici) dalla realtà, è facile dire che non bisogna prendersela con gli immigrati, che bisogna integrarli, ecc. se si vive in una posizione privilegiata. Se poi i primi a sottolineare i reati degli immigrati sono la tv e i giornali, è normale che rinasca un sentimento xenofobo nelle persone che sono in difficoltà. E non mi sento di dire che sono razziste (almeno non tutte). Purtroppo però si è arrivati ad un punto in Italia che se il tuo pensiero è leggermente diverso da quello che è ritenuto giusto da una certa politica, allora sei tacciato come razzista, come omofobo (vedi il caso Barilla). Questo falso buonismo e moralismo è il peggio che si possa avere. Insopportabili. Gente che parla solo perché non vive le difficoltà (vedi Vendola sul caso del bus di Borgaro) o perché non si è mai realmente trovata in difficoltà.

Criminalità. Non bisogna nascondersi dietro un dito, quasi la metà dei detenuti in Italia sono immigrati. Sono reati minori di solito, ma con il problemi di affollamento che ci sono nelle carceri, forse bisognerebbe intervenire in qualche modo. Il buonista di turno allora interviene ed esclama: anche gli italiani delinquono!! Vero, ma quelli li devo tenere per forza io, sono italiani, non si può far niente. Per gli altri invece si potrebbe fare qualcosa.++ Strage Lampedusa 3 ottobre, fermi e avvisi garanzia ++

Scuola. Anche qui potrebbe esserci un problema, specialmente per i più piccoli. Supponiamo che un bambino italiano inizi le elementari in una classe in cui vi siano praticamente solo stranieri, sempre più se ne vedono nelle grandi città. Se i bambini stranieri parlano italiano, nessun problema. Spesso però l’italiano di questi bambini non è un granché, qui sorge il problema. Per mettere tutti al pari le insegnanti dovranno fare un grande sforzo, non curando magari il bambino italiano. Inoltre si produrrà necessariamente del ritardo nel programma. Molti genitori hanno infatti deciso di spostare i propri figli in altre classi. Si è alzato subito il coro di indignazione, senza però cercare di capire il perché del gesto.431988

Concluderei dicendo che sì, in Italia si è purtroppo risvegliato il razzismo (un po’ più di facciata che vero), ma è necessario capirne le ragioni senza accusare subito. Bisogna aiutare queste persone che sono in difficoltà, ma è giusto non trascurare gli italiani in difficoltà. Ho l’impressione che l’aiutare un “povero neretto in difficoltà”, piuttosto che aiutare un “povero italiano in difficoltà”, accresca di più l’ego di certe persone.

MA DOBBIAMO RAGIONARE DA ESSERI UMANI
Di Silvia Becchis

Si dice immigrazione ma si legge paura. Una paura diffusa, in Italia come nel resto d’Europa.  Ma spesso quello che ci spaventa è ciò che non conosciamo, ciò che è legato a pregiudizi e luoghi comuni. L’immigrazione è coperta da un alone negativo, da un senso comune che tende a semplificare e ridurre la questione a stereotipi di fatto non supportati.Passaportoitaliano2006

Ecco che l’immigrazione diventa “ci rubano il lavoro”, “criminalità”, “malattie”, “prima noi e poi loro”, “aiutiamoli nel loro paese”.  Ma questo è solo quello che ci convinciamo di vedere, perché i dati dicono altro: gli immigrati non vengono per rubare il nostro lavoro e lo dimostra il fatto che spesso sono impiegati, e sfruttati aggiungerei, in lavori che molti italiani si rifiutano di svolgere. Un nigeriano che lavora per 12-14 ore sotto il sole a raccogliere pomodori non sta rubando il lavoro di nessuno, ma viene sfruttato dove nessun altro si piega a farlo. Così come non ci sono dati che affermano che gli immigrati commettono più reati degli italiani, è una distorsione pensare che sia così basandosi semplicemente sulle notizie del Tg dove ci dicono “marocchino ha rubato” e mai “italiano ha rubato”, i delinquenti ci sono sia di qua che di là. Vorrei che cambiassimo prospettiva, che ragionassimo sul fatto che immigrazione è anche sinonimo di risorsa, culturale senz’altro, ma anche economica: i migranti vengono in Europa e spesso fanno girare le nostre casse con il loro lavoro, in Germania ad esempio il guadagno complessivo per le casse statali prodotto dagli immigrati ammonta a 84 miliardi di euro (fonte: La Stampa 21/10/14).

Ecco quindi che l’ottica del “prima noi e poi loro” è una strategia che, ahimè, non può funzionare. Perché semplicemente non si tratta di far gerarchie, non siamo qui a dover decidere chi venga prima e chi dopo. I migranti sono una ricchezza e vanno tutelati. Suggerisco una riflessione (e penso al futuro, ma vale anche per il passato): e se la prospettiva si capovolgesse? Se il prossimo anno la crisi in Italia fosse così dura da costringermi a emigrare in XXX a cercar lavoro per mantenere la mia famiglia? Se venissi trattata e respinta come oggi lo è un immigrato africano? Con l’unica fortuna, rispetto a lui, di possedere un documento, grazie a Dio.3542454246_72768e0677_b

Non ha senso, ora come ora, chiudere le frontiere e pensare di poter girare la faccia dall’altra parte. Non è necessario essere esperti di statistica, basta guardarsi intorno per prevedere che il flusso è destinato ad aumentare per i prossimi anni perché per ora le condizioni dei loro Paesi di origine non stanno migliorando. E questo ci fa riflettere su un elemento fondamentale che è che gli immigrati di oggi sono per lo più rifugiati, persone provenienti da Paesi in guerra distrutti dai conflitti e non migranti economici come alcuni anni fa.

Io vorrei che per una volta, per soli 10 minuti, provassimo a ragionare da uomini, da esseri umani. In questo modo sarebbe forse più facile riflettere sul fatto che l’immigrazione è in primo luogo sofferenza, abbandono della propria casa, spesso letteralmente della propria terra, è mettersi nelle mani di trafficanti, affidare la propria vita alla sorte, al deserto e al mare.468x283_sos_europe_boat

L’immigrazione è anche accoglienza, perché è insito nella parola che se da un parte c’è chi emigra, dall’altra che chi accoglie. Ma più l’Europa si chiude e alza i muri, più per chi è sprovvisto di documenti regolari l’unico modo per accedervi è quello di affidarsi, a caro prezzo, ai trafficanti di uomini. Citando l’opinionista di Internazionale Bernard Guetta, vorrei concludere così “Non dobbiamo costruire muri, ma ponti. Non dobbiamo lasciarci dominare dalla paura ma guardare lontano, proteggere l’Europa e i paesi che la circondano, questo mare nostrum che potrebbe ridiventare quello che è stato per l’impero romano, la più grande zona di commercio, cultura e influenza del pianeta.”