SE GUARDO i timbri che ho sulla scheda elettorale e mi faccio tornare in mente tutte le elezioni a cui ho partecipato (politiche, europee, comunali, regionali, primarie, referendum, buon anima delle provinciali) posso dire, con un misto di soddisfazione e rammarico, di non avere mai vinto. Tra i vari politici che ho più o meno stimato c’é stato sicuramente Bersani. L’ho sempre reputato una brava persona, forse uno dei pochi che metteva il cuore della vecchia politica in parlamento. Un uomo adatto a fare il politico, ma non il leader, infatti quando ci ha provato é stato uno spettacolare disastro. Dopo di lui, la persona in cui avevo riposto le speranze era un tale Pippo Civati. Anche lui una brava persona con delle belle idee, anche se l’unica volta in cui si é fatto notare fu durante il suo suicidio politico. Ammetto di aver anche creduto per breve tempo (penso poco più di una settimana) che anche Renzi potesse fare qualcosa di buono, ma cambiai idea il giorno dopo che fu eletto segretario (dove io comunque votai per Civati) e sono convinto che anche Profumo avrebbe potuto fare cose interessanti per l’istruzione se fosse stato ministro in un governo diverso da quello Monti. Se la domanda fosse quale politico attuale stimi, la risposta sarebbe: nessuno. Non avrei mai pensato di finire nella marmaglia di gente che ritiene che la politica faccia schifo e che sia una pagliacciata eppure, dopo ormai tanti anni che la seguo, posso ritenermi parte di quel gregge. Forse perché la politica non é più politica, forse perché da idealista sono diventato realista o forse, più semplicemente, é perché sono invecchiato. (Mas. Man.)

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ROMANO PRODI l’ho stimato a posteriori, quando governava lo consideravo il solito democristiano che infestava la sinistra, vedendo poi chi è venuto dopo lui in confronto era Togliatti. Pierluigi Bersani è l’unico politico che attualmente stimo, credo che sia l’unico uomo onesto in una politica fatta di banditi ed ignoranti, e proprio per questo votato da pochissimi visto che l’elettorato medio ama i banditi, gli ignoranti e i venditori di tappeti (leggi alla voce Renzi). In mezzo a questi ci sono stati anche Vendola e Civati… come potete vedere stimo tutti politici che superano a stento il 3%. Ho sempre parteggiato per la minoranza (purtroppo) e mi sa che, come per il calcio, sarò destinato sempre a quella parte della barricata. (Igo. Sta.)

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TORNANDO INDIETRO nel tempo potrei pensare ad Altiero Spinelli che, nel mezzo della II Guerra mondiale e della salvaguardia delle identità nazionali, credette nel sogno dell’Europa unita. Unì intere nazioni, storicamente nemiche, nella sicurezza di una comune “casa” per tutti gli europei: L’unione Europea. Enrico Berlinguer: prese il più grande Partito Comunista d’Occidente – oramai spento nel sogno del socialismo utopico e interessato da una decennale perdita di consenso – riformandolo e portandolo a essere una forza quasi governativa, superando le divisioni storiche con la DC con il compromesso storico. Romano Prodi: a cavallo tra I e Ii Repubblica fu bistrattato, ma fu un serio riformatore, sempre bloccato dai suoi stessi partiti. Sembrava un democristiano, invece, si dimostrò un riformatore. Ad essere realisti:Mario Monti. Lastricò la strada per Mario Draghi alla BCE e avviò riforme pensionistiche ed economiche che nessun politico aveva il coraggio di fare per paura del consenso. Ad essere sognatori: Pippo Civati. Grande delusione, come quella del primo vero amore, quella che ti lascia un vuoto dentro. Sembrava un innovatore, diceva cose di sinistra, sembrava porre le basi della rinascita ideologica delle sinistra, invece, come uno qualunque di sinistra si è scisso e poi si è suicidato. La politica è oramai avulsa dalla ricerca del consenso permanente e dal leader forte, tutto è fatto in questa prospettiva. Burattini, arrivisti, opportunisti, lacchè, disinteressati, ma isolati e privi di consenso sono la popolazione media. In una comunità interessata più all’immagine di sé stessi e al ruolo, trovare qualcuno che possa essere stimato e avere un’idea di società diventa difficile. (Fab. Tur.)

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Lenin. (Gab. Zan.)