democracyTEST? NO, MAGGIOR MOBILITAZIONE – In seguito alle sconfitte elettorali una delle reazioni più comuni è quella di prendersela contro la stupidità del popolo bue, rozzo e troppo ignorante per fare le scelte giuste. Il risentimento nei confronti dei vincitori da parte dei vinti è umanamente comprensibile ma politicamente inaccettabile, soprattutto quando si spinge a proporre l’abolizione del suffragio universale con la concessione del diritto di voto solo a chi fosse in grado di superare fantomatici test di educazione civica in grado di selezionare chi è in possesso delle conoscenze minime per eserciare i propri diritti politici. Come diceva Churchill: ““È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. Affidarsi ad elite culturali ha già creato un numero enorme di tragedie nella storia per poter prendere seriamente in considerazione l’abolizione del suffragio universale. La risposta alle sconfitte è una maggior mobilitazione democratica, non lo sfogo del proprio rancore sui social network. (Carlo Gamna)

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downloadREFERENDUM DA MANEGGIARE CON CURA – Il referendum è uno strumento straordinario di democrazia, ma deve essere utilizzato a mio avviso in maniera adeguata. Le questioni di grande importanza non possono essere messe nelle mani di tutti. Il fatto stesso che siano importanti le rende complicate e non tutti purtroppo hanno le capacità o le conoscenze per capire ciò che vanno a votare. L’elezione dei politici serve appunto a questo, delegare a qualcuno che ne abbia le capacità di decidere per noi (purtroppo in Italia è difficile trovare qualcuno di capace). L’alternativa è informarsi e studiare ogni aspetto della vicenda, cosa infattibile per il 99% della popolazione per via di capacità o semplicemente di tempo. Inoltre i referendum devono assolutamente essere evitati in periodi di estrema fragilità e difficoltà come questo, dove la gente non aspetta altro di scaricare le colpe su qualcuno o qualcosa. (Francesco Pellegrino)

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download (1)SIAMO IN GRADO DAVVERO DI DECIDERE? – Che cos’è la democrazia? Questa è la domanda che mi pongo all’indomani di qualsiasi votazione.

La democrazia è il potere del popolo, espresso attraverso l’elezione di un Parlamento e di una serie di individui che, delegati dai cittadini, sono tenuti a rappresentarli. In questo senso il popolo è sovrano. Eppure negli ultimi anni, soprattutto grazie ad internet e ai movimenti politici nati da esso, è maturata l’idea che in democrazia debbano essere i cittadini a prendere le decisioni mentre i parlamentari devono avere la funzione di manichini al servizio della popolazione. Siamo davvero sicuri che questa sia la strada giusta? Quanti di quelli che hanno votato “Leave” al recente referendum in Gran Bretagna avevano una chiara visione delle conseguenze che avrebbe portato l’uscita del loro Paese dall’UE? Quante persone, tra quelli che hanno aderito alla raccolta firme per il referendum “Fuori dall’Euro” promosso dal M5S (referendum che tra l’altro, stando alla nostra Costituzione, non si può fare) sono consapevoli delle ripercussioni economiche che si avranno nell’abbandonare la moneta unica? Io non le ho…. Voi?

La rete ci ha trasformati tutti in economisti, giudici, banchieri, strateghi. Dall’oggi al domani siamo diventati tutti Mario Draghi. Per colpa di chi in questi anni, ha ottenuto consensi facendo leva sull’ingenuità e la pancia della gente, è passato al popolo il concetto che sia tutto semplice: la politica, l’economia, le strategie militari. Ormai pare che tutti sappiamo fare tutto, tranne una cosa: essere umili.

Mettiamoci una mano sulla coscienza e in questo periodo in cui tutti rivendicano a gran voce i propri diritti chiediamoci: ho davvero il diritto di decidere le sorti economiche di una o più nazioni? Non so voi ma io non me la sentirei di assumermi un tale responsabilità in quanto non credo di avere gli strumenti necessari per valutarne le conseguenze. E se tu, comune cittadino come me, credi di averle, molto probabilmente sei un ignorante. E qui si arriverebbe al secondo punto della riflessione che faccio ogni volta che osservo i risultati usciti dalle cabine elettorali: la prima cosa da fare per risanare la democrazia sarebbe mettere in discussione il diritto di voto. Tutti hanno il diritto di votare? No. Assolutamente no. Ma questo sarebbe un discorso ancora più complesso e utopico. Per il momento mi accontenterei dell’umiltà. (Massimiliano Manzo)

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635referendumQUANDO AD INCIDERE E’ LA STORIA –
La consultazione referendaria è forse la manifestazione più forte della democrazia, in cui il popolo è messo davanti ad una scelta che incide sulla vita quotidiana. Oltre alle considerazioni sociologiche sollevate a seguito del risultato del referendum sulla Brexit ritengo sia necessario considerare la Storia del popolo britannico caratterizzata da una forte connotazione isolazionista che evidentemente ancora oggi è più forte della giovane globalizzazione, che certo non guarda al sentimento patriottico. Le stesse considerazioni vanno fatte per qualsiasi tipo di chiamata alle urne e il legame che c’è fra essa e la Storia di un paese, perciò gli esiti elettorali sono spesso non così di facile lettura in quanto molti fattori di matrice storica possono incidere. In una consultazione referendaria, inoltre, viene fuori quell’essenza della democrazia diretta, di spirito ginevrino, che nelle votazioni politiche, siano esse nazionali o amministrative, hanno quel filtro della democrazia rappresentativa che lega la genuina opinione pubblica agl’interessi “personali” (anche non palesemente manifestati).

L’ultima considerazione riguarda la libertà che, interpretando a mio modo le parole di Gaber, è la manifestazione della nostra fantasia la quale attraverso la partecipazione al voto delegante trova un suo spazio per esprimere la libertà veicolata. (Roberto Tuninetti)