La situazione è ancora in evoluzione, probabilmente nei prossimi giorni ne vedremo ancora delle belle. Il Salone fa bene ad invitare tutti, Salvini e casa editrice di Casa Pound compresi. Wu Ming, Zerocalcare e gli altri fanno bene a saltarlo in nome dei loro principi. Nel mezzo tanti cerchiobottisti, ipocriti e prostitute intellettuali. Io non vado al Salone da anni quindi, secondo le logiche delle ultime ore, sono il più puro e intellettuale di tutti. L’ignoranza è una virtù, ora ne avete le prove.
(Federico Garabello)

Invitare i fascisti al Salone potrebbe essere legittimo, ma mostra tre problemi di fondo: il primo è che il fascismo non sia mai morto. Al più è rimasto assopito qualche anno, radicalizzandosi.
Il secondo è l’antifascismo. Evidenzia come spesso si trasformi in occasioni di ipocrisia, ricerca di visibilità individuale e prostituzione intellettuale, perdendo la necessità di essere presente, coeso e combattivo laddove il fascismo si palesi.
Il terzo è la politica. In Italia dire che qualcosa sia politico è un dramma. Finché ne saremo spaventati e non la tratteremo come un bene pubblico continueremo a lasciare spazio alla mediocrità e ai peggiori istinti, evitando ogni serio confronto.
(Fabrizio Turello)

Non so bene cosa sarebbe più giusto fare. Da una parte capisco chi non voglia dividere la stessa aria con i fascisti. Dall’altra è anche vero che la soluzione di isolarsi sull’Aventino si è rivelata sempre perdente dando ulteriori alibi e lasciando maggiore spazio proprio a chi si vuole combattere. La questione però secondo me dovrebbe essere un’altra: la decisione di invitare la casa editrice dei fasci e dell’organizzazione del Salone del libro quindi è su di loro che so dovrebbe fare pressione. Anche perché non regge la logica della democrazia, perché se è il salone che decide chi invitare e chi no avrebbe legittimamente potuto scegliere di non farlo. Quindi si arriva al solito discorso: esiste un reato di apologia del fascismo? Sì esiste. C’è il divieto di dare spazio ad organizzazioni che promuovono idee discriminatorie, razziste e non democratiche? Sì esiste. Per cui in un paese normale quella casa editrice non dovrebbe essere invitata. Quindi, secondo me, gli intellettuali, invece di passare il tempo a scrivere cosa intendono fare dovrebbero far pressione sull’organizzazione del Salone del libro sottolineando questa incoerenza.
(Igor Stasi)