La questione dell’immigrazione incontrollata non è argomento di dibattito solo italiano. Se ne discute anche in Francia, Spagna, Germania e, più lontano da noi, in Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Se ne parla vivacemente anche in Canada ma, a differenza degli altri paesi, per cercare di capire quanti immigrati in più far arrivare. A scanso di equivoci e ad uso e consumo dei richiedenti sottotitoli, la questione canadese è più complessa di quel che sembra (ovviamente) ma se un paese tratta l’immigrazione in modo serio e preciso fin da subito, i risultati poi si vedono.

Sotto il Canada ci sono gli Stati Uniti il cui presidente Trump ha fatto della guerra all’immigrazione uno dei principi cardine della sua campagna prima e presidenza dopo. In tempi non sospetti scrissi che era una battaglia contro tutta l’immigrazione e non solo contro quella clandestina, come veniva erroneamente tradotta da noi. I fatti purtroppo mi han dato ragione.

Trump ha spesso parlato di deportazioni, centri di detenzione e rimpatri forzati e tutti hanno sempre pensato che esagerasse. Poi sono arrivate le deportazioni, i centri di detenzione e i rimpatri forzati e il tutto è diventato drammatico.
Uno dei primi passi dell’amministrazione Trump è stato quello di rinforzare poteri e zone operative dell’ U.S. Immigration and Customs Enforcement (abbreviato ICE) una agenzia federale di supporto al Dipartimento di Sicurezza Interno. L’ ICE è stato formato nel 2003 in seguito al famigerato Homeland Security Act e negli anni si è sempre distinto per operazioni un po’ fuori dalle righe. Di fatto non è una vera forza di polizia ma ha giurisdizione per quel che riguarda l’immigrazione. Va specificato che dovrebbe occuparsi di immigrazione legata al terrorismo e quindi dovrebbe ricercare e nel caso arrestare i criminali o persone con intenzioni criminali che si introducono illegalmente nel paese.

L’ICE possiede anche delle strutture di detenzione provvisoria sparsi per il Paese e che servirebbero a tenere in sicurezza persone sulle quali si sta investigando. E’ una agenzia che quindi dovrebbe operare in casi molto precisi e con metodi militari di altissimo profilo. Con Trump le cose sono un po’ cambiate.

Di fatto gli agenti dell’ ICE hanno avuto ordine (e il potere di farlo) di prelevare, tenere in custodia e deportare tutti gli immigrati provenienti dal Messico e dal sud America. E così hanno fatto. Ci sono stati centinaia di interventi in complessi residenziali, fabbriche, scuole nei quali sono stati ammanettati e portati nei vari centri migliaia di persone senza distinzione. Anziani, donne incinte, bambini, uomini, chiunque fosse (e in alcuni casi sembrasse) proveniente da un altro paese veniva trattenuto per giorni in attesa di verifiche e il conseguente rimpatrio o liberazione.

Operazioni che si sono dimostrate nella quasi totalità dei casi molto approssimative: ci sono casi documentati di intere fabbriche rastrellate durante i turni di lavoro nonostante i lavoratori avessero i permessi di soggiorno e di lavoro, blitz nelle scuole materne ed elementari dove i bambini sono stati prelevati di forza dalle classi (in un paio di casi i maestri sono stati picchiati), interventi nel cuore della notte in interi quartieri messi a soqquadro.

Poi le cose sono peggiorate. Non essendoci nessun coordinamento e preparazione per una operazione così complessa, le cose sono sfuggite di mano. Molte famiglie sono state divise e rimpatriate senza motivo, a volte nei paesi sbagliati (quando si parla di rimpatrio si intende accompagnati in aereo nel paese di presunta provenienza e lasciati in aeroporto senza soldi e spesso senza documenti). Addirittura coppie sposate e con i documenti in regola sono state divise, in alcuni casi, molto mediatici, erano famigliari di personaggi famosi o di membri dell’ICE stesso.

I casi che han fatto parlare di più hanno riguardato tutti quei bambini dai 3 anni in su che sono stati prelevati e lasciati da soli nei centri di detenzione. Senza genitori o fratelli, senza cure, senza avvocati, dentro a delle gabbie con solo dei materassini e coperte termiche. Per mesi nessuno è potuto entrare nei vari centri e solo dopo che si è smossa l’opinione pubblica alcuni centri hanno aperto le porte. E quello che si è trovato dentro va aldilà dell’ umanamente tollerabile. Vere e proprie stanze di tortura con privazione del sonno, cibo surgelato e un secchio per i bisogni di 5-6 ragazzini, condizioni igieniche minime se non del tutto inesistenti, ripetute violazioni dei diritti umani e violenze (anche sessuali) perpetrate dai “guardiani”.

Solo da inizio Agosto si è deciso di non dividere (o almeno fare il possibile) più bambini dai genitori ma è molto probabile che per migliaia di loro ormai sia tardi coi parenti deportati chissà dove e impossibilitati a rientrare. Senza contare il famoso caso degli oltre 300 bambini deportati in Messico e di cui nessuno sa più niente da mesi.

Tutto questo è solo la punta dell’ICEberg. Vi invito caldamente ad approfondire l’argomento andando sui vari siti dei giornali americani più famosi (The Guardian, New York Times, Washington Post, CNN, ecc…)e fare una semplice ricerca con termini “immigration” o “ICE”. Dopo che avrete letto un po’ di articoli pensate a come vi sentireste se foste voi quelli deportati o i vostri figli. A come vi sentireste a venire trattati in quel modo nonostante i documenti in regola, una vita spesa a lavorare e a contribuire per quel paese. Ecco, ora pensate che questi metodi si vorrebbero prendere ad esempio anche nel nostro paese. E fatevi prendere dallo sconforto.