boy-on-tree-323463_640“Si lavora tanto, fa molto caldo e si guadagna la metà di qui”.

La testimonianza di Amani, ventiseienne del Mali, viene raccolta dal giornalista Romano Armando de L’eco del chisone (settimanale del pinerolese, provincia di Torino).

La semplicità lapidaria delle sue parole ricorda quella dei braccianti agricoli dei primi decenni del XX secolo. Amani ha raccolto i pomodori a Bisceglie e la frutta nel saluzzese. E’ proprio qui che si incontrano le strade di un giornalista e di un bracciante del terzo millennio venuto addirittura da un altro continente. L’incontro avviene in piazza d’Armi, dove Amani “risiede” e dove Saluzzo conosce nel 2013 la realtà di avere “l’Africa in giardino” (espressione di un cittadino diventato prima slogan poi tentativo di integrazione), ovvero di avere nel centro della città una baraccopoli senza regole né controlli ospitante giovani uomini “arruolati” per la raccolta.

Ora a Piazza d’Armi ci pensa la Caritas gestendo la questione come meglio non si potrebbe: Luca Rinaudo, operatore della Caritas di Saluzzo, in compagnia di due giovani del servizio civile gestisce la tendopoli concretizzando il Progetto presidio, il quale si propone di regolare ed organizzare la convivenza dei lavoratori stagionali condividendo una rete di informazioni con altre nove Caritas diocesane del Sud d’Italia. Così facendo il lavoratore dopo essere identificato viene munito di cartella clinica, con la possibilità di usufruire del servizio sanitario nazionale, e dotato di un minimo di reddito ed alimentari tramite il “Campo solidale” (una delle fasi più importanti del Progetto presidio).

L’inizio dell’avventura in cerca di lavoro avviene proprio tramite il coordinamento della Caritas, che dopo aver fornito di un mezzo (bicicletta con il pagamento di una piccola cauzione) per la ricerca di un posto di lavoro si preoccupa di gestire il contatto con le aziende: infatti, essi, una volta lasciato il proprio nome e numero di telefono, attendono una chiamata e gli operatori della Caritas gestiscono direttamente il rapporto di lavoro. Risultato: il lavoro non manca e la paga è buona (5,50 euro all’ora) e ragazzi come Amani venuti in Italia in cerca di un futuro migliore possono avere un lavoro regolare senza essere sfruttati dal fenomeno del caporalato, il quale viene spesso denunciato nelle realtà del meridione ma che si manifesta anche nel ridente nord d’Italia.immigrati

Questa realtà saluzzese è da valorizzare e da “sfruttare” come modello efficiente di organizzazione, processo decisionale e politica pubblica, in cui una questione viene gestita coinvolgendo gli attori interessati in primis la cittadinanza creando una convivenza serena, anche grazie ad attività sportive e culturali com’è avvenuto con l’iniziativa “Africa in giardino” in cui si organizzano tornei di calcio, proiezioni di film e momenti per stare insieme. La speranza è che la Caritas non rimanga sola ed intervenga anche lo Stato in tutte le situazioni dove i lavoratori stagionali sono una realtà ma la volontà (e l’esigenza) di lavorare voglia dire un rapporto di lavoro rigidamente controllato.

Il tutto contribuisce a garantire condizioni di vita dignitose grazie al concetto semplice di rete (che tanto va di moda), il quale estendendo le informazioni sui profili personali a tutti i centri di lavoro stagionale permetterebbe di tenere sotto controllo la situazione, comunque complessa, da Saluzzo a Bisceglie.