Immaginate di trovavi in America negli anni ’30, in una giornata qualsiasi. Per i tempi dell’epoca accendere la radio era un’azione quotidiana e normale, un po’ come oggi lo è prendere lo smartphone per andare su Facebook. Ma il 30 ottobre del 1938, non fu una giornata come le altre. Sulla CBS, all’interno della trasmissione “Mercury Theatre on the Air” un giovane ventitreenne si avvicinò al microfono e scatenò il panico in tutta la nazione. Si trattava di un allora semisconosciuto Orson Welles che lesse ai microfoni della CBS un brano tratto dal romanzo di H.G.Wells, “La Guerra dei Mondi”. Come molti sapranno il testo in questione è una delle principali opere sul tema dell’invasione della Terra da parte dei marziani, tanto da essere diventato un punto di riferimento fisso per buona parte della successiva fantascienza letteraria e cinematografica.
Ciò che caratterizzò la lettura de “La Guerra dei Mondi” su scala nazionale, fu che Orson Welles impostò la sua performance sotto forma di un reale notiziario. Il risultato fu che un gran numero di persone si precipitò in strada, salì in macchina e cercó di scappare, convinto che la Terra fosse realmente sotto un attacco alieno.
Non so bene quando e dove siano nate la fake news, ma sicuramente questa può essere considerata come la prima bufala dell’era moderna, la prima ad essere diffusa su larga scala dal più potente mezzo di comunicazione di massa dell’epoca.
Il successo fu talmente grande che a Orson Welles fu proposto un contratto per girare tre lungometraggi, il primo dei quali (e unico realizzato con quel contratto) fu “Quarto Potere”, un’opera monumentale caratterizzata da una delle più belle (se non la più bella) regia di tutti i tempi.
Ottant’anni fa se diffondevi fake news ti proponevano di realizzare un film, oggi vieni nominato presidente Rai o Vicepremier. Forse, alla fine non c’è tutta questa differenza. Tuttavia se Orson Welles divenne uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi, Di Maio è ben lontano dell’essere ricordato come una grande statista.
In realtà c’è una piccola differenza tra le fake news odierne e la capostipite (oltre al fatto che quest’ultima fu una performance artistica e non un’azione di propaganda).
All’interno del programma “Mercury Theatre on the Air” era consuetudine leggere in diretta e reinterpretare romanzi e testi scritti e, quella sera del 1938, gli ascoltatori furono avvertiti più volte che si trattava di un finto notiziario. Evidentemente questi accorgimenti non furono sufficienti e gli americani credettero davvero alle parole di Welles, scatenando il caos in mezzo alle strade.
E’ importante però notare come questo episodio sia servito da lezione per gli anni seguenti e abbia tirato fuori una caratteristica del popolo che ancora adesso viene ampiamente sfruttata: l’ingenuità delle persone. La differenza è che oggi non veniamo nemmeno più avvisati della presenza di una fake news. Viene diffusa e basta. Tanto, anche se ci facessero la cortesia di avvisarci preventivamente, ci cascheremo comunque. E, infatti, ci caschiamo sempre.