Noi che corriamo avanti e indietro, 13 ore fuori casa, a spasso per il mondo. Noi che spesso la casa la vediamo come il punto di arrivo agognato di una giornata senza pause.
Sospiriamo la solitudine, quel poco di distanza sociale che ci fa sentire al sicuro nei nostri luoghi.
Vita veloce – aperitivino social, siamo così individualisti da esserci costruiti un muro di apparenza virtuale per comunicare con gli altri. E riscopriamo la solitudine.
Riscopriamo la voglia di sentirsi comunità, perché ora ci sentiamo davvero accomunati da qualcosa.
Angoscia. Ipocondria.
Riscopriamo il bisogno di essere rassicurati, che qualcuno ci dica che andrà tutto bene. Perché andrà tutto bene, giusto?
Riscopriamo che sì, lo smart-working è una gran figata, ma anche la pausa caffè con i colleghi non era malaccio.
Riscopri che in un momento d’incertezza sì, sei fragile anche tu, anche la tua lucidità mentale e la tua capacità di leggere una notizia, arrabbiarti per una dichiarazione politica, fare il tifo per uno o per l’altro…ti dimostrano che sei tremendamente, irrimediabilmente un essere umano anche tu. Sei influenzabile, sei fragile.
C’è del buono in tutto questo. Forse non lo vedi adesso, ma c’è, piccoli germogli che spuntano sotto la cenere.
C’è musica per le strade. Amore dall’altra parte dello schermo. Conforto in un abbraccio dato a un metro di distanza.
Dalle crepe filtra la luce.