di Alessio Mason

Mi ha fatto pensare. L’immagine del Papa mi ha fatto pensare. Un bellissimo discorso, per me e per molti altri. Ma al di là dell’importanza gesto, storico, e di tutto ciò che abbiamo già sentito da più parti (e che rimane vero e che mi colpisce altrettanto se non di più, ma teniamolo un attimo da parte), mi ha colpito il vuoto. L’assenza. La vacanza nel senso primo del termine. Una piazza splendida, sontuosa, un palco in mezzo. E poi un’anziano uomo di bianco vestito che arriva zoppicante e si mette a parlare sotto la pioggia. Da solo. Ma con grande coraggio e speranza.

Mi ha fatto pensare perché sulle spalle di quell’uomo solo, che poi era il Papa, era tangibile la speranza di milioni di persone, che a lui affidavano le proprie forze e i propri pensieri, anche solo nell’animo.

Mi ha fatto pensare perché stiamo vivendo eventi epocali, che stanno sconvolgendo le nostre vite, che ci stanno chiedendo sacrifici enormi. Eppure, mi sono fermato a pensare, basterà una manciata di centinaia di anni per ridurre questi stessi eventi che a un mero paragrafetto sui libri (o su qualche dispositivo tecnologico equivalente) che saranno sui banchi di scuola degli studenti di quel tempo.

Pensateci. “Bene Rossi, si ricorda cosa accadde nel 2020?” “Le Torri Gemelle” “No, quello era il 2001. Ma ha studiato il Coronavirus?” “Ah ma era da fare prof? Non mi sembrava così importante…”

Pensate a quanti eventi abbiamo saltato a piè pari nella nostra carriera scolastica solo perché ci sembravano banali. Pensate a quante volte abbiamo detto “Va be’ ma figurati se chiede ‘ste tre righe…” Pensate a quante vite abbiamo riassunto in “e questa guerra causò migliaia di morti”. Pensate quante sofferenze, quante lacrime, quante gioie, quante emozioni ci sono passate davanti sfogliando le pagine dei nostri libri. E noi imperterriti, freddi memorizzatori di informazioni da riferire al professore di turno solo per arrivare all’ambito voto, pronti per poi eseguire un bel reset completo nel tragitto tra la cattedra e il banco.

E ora i protagonisti di quelle pagine siamo noi. Che combattiamo la nostra battaglia nello spazio angusto di un mezzo paragrafo che l’autore di quel libro del futuro ci ha dedicato. E vedendo il Papa lì, da solo, sotto la pioggia a pregare per e con il mondo, mi sono immaginato proprio quelle pagine, che sono sicuro avranno a fianco proprio quell’immagine lì, del Papa solo. E mi sono immaginato che poi il resto della pagina sarà bianco, perché il capitolo sarà finito.

In fondo si sa, nei libri di Storia ci finiscono solo gli avvenimenti come le epidemie e le guerre. E allora mi sono immaginato che dopo quella foto il capitolo sarà finito, perché i tempi di ritorno alla felicità dopo la sofferenza non si raccontano nei libri di Storia. Quelli si vivono.