Quel piccolo e unico particolare o quel dettaglio del momento, del paesaggio, questo è ciò che crea quell’immagine in grado di ricreare tutto il flusso di pensieri, emozioni e sentimenti che si legano tra di loro, si fissano lì, nella mente e per sempre. Bam. È lì, puoi recuperarlo quando vuoi. Un frammento visivo di enorme potenza.

Quello che più di tutti ha avuto questa ferocia di fermare tutto e ricostruire tutto il flusso, è stato un luogo: il supermercato. Questa sarà l’mmagine della quarantena. Quella in grado di narrare ai miei ricordi questi momenti tragici che stanno colpendo il mondo. Senza distinzione alcuna, ma da cui pochi hanno la “forza”, il privilegio, di riprendersi.

Il supermercato.

Dal primo giorno di quarantena a quel momento, non sono mai uscito, mai avuto contatti con amici, colleghi, nessuno. Erano passate tre settimane. Decido di andare a fare la spesa. Non avevo nemmeno più guidato. Salire in macchina dopo così tanto, nonostante l’abitudine e la passione per la guida, è stato strano, ma non ci ho fatto caso. Metto in moto, al primo incrocio mi fermo, ho lo stop, ma nessuna attesa, mai successo nemmeno alle 4:00 del mattino dal rientro dell’ultima serata. Mi dirigo verso il supermercato, solo con il suono del fruscio d’aria del finestrino. In solitudine. Posteggio. Scendo dalla macchina, mi giro verso l’ingresso ed è in quel momento che si è creata l’immagine: i carrelli in fila. In fila, uno per carrello, distanti tra loro quasi in modo uniforme, quasi tutti con mascherine e guanti. Un’immagine straniante rispetto alla consuetudine di entrare e non farci caso, dando per scontato che non avresti fatto né fila, né attesa, si trattava del solito, semplice e di nessuna attenzione “attraversare la porta d’ingresso”, e nel farlo ignorando chiunque.

Mettersi in fila è stato ancora più strano: entrare a far parte di quella stessa immagine, tutti visibilmente impacciati e buffi nei tentavi di rispettare le norme di classica gentilezza. Tutti allo stesso tempo distanti, anche nei gesti e nelle espressioni in viso, diffidenti nei confronti del prossimo, come se si trattasse di sopravvivenza e opportunismo.

Un’immagine che sarà scontata, ma che per chi un po’ asociale e poco amante delle solite convenzioni, doversi fermare e mettere in fila a un ingresso di un supermercato per entrarci è stato strano. Specie se per abitudine si entrava veloci e usciva ancora più velocemente.