Ho visto la foto di una paziente anziana baciare sulla maschera un dottore/infermiere. Probabilmente è una foto studiata: si stringono la mano (tutto bardato con dpi e le stringe la mano?) e lo sfondo è casalingo (potrebbe essere la stanza di un Rsa). Però l’immagine, estrapolata dal contesto, mi ha stimolato dei pensieri.

Migliaia di anziani sono morti, e l’ultima persona che hanno visto era mascherata così. Si intravedevano due occhi, incorniciati da mascherina, maschera, cuffia, tuta, guanti. Nemmeno un lembo di pelle a vista. Una generazione che ha visto di tutto: guerre mondiali, guerre civili, guerra fredda, anni di piombo, crisi, fame, morte, rinascita, boom economico, il ‘68, i disastri nucleari….hanno passato quasi tutto quello che un ragazzino studia in un libro di storia contemporanea. Sono morti per un virus, una cosa invisibile. Una cosa paradossale. Aver fatto la guerra e morire di polmonite.

Chissà se qualcuno ci ha pensato per un attimo: gli anziani muoiono per la libertà che ci hanno lasciato. Perché hanno combattuto per la nostra libertà. Quella libertà che ha fatto aprire le frontiere. E proprio l’abbattimento delle frontiere, che ha favorito la globalizzazione, è stata una delle tante cause che ha portato il virus a diffondersi dalla Cina in tutto il mondo.

Ora, chi potrebbe usare politicamente questo pensiero a suo favore, fortunatamente è troppo ignorante per arrivarci. E in un momento come questo, in cui nella società è diffuso il culto delle chiappe della Lamborghini, facciamoci due domandine.
Perché queste persone hanno lottato per avere la possibilità di farci volare in Cina? Perché? Loro, uomini e donne che nella vita forse sono andati due volte al mare. Loro che quando se ne vanno hanno ancora tutti i soldi da parte. Loro che quando uno dei due si spegne dopo una vita insieme, li accompagnano nel giro di poco tempo perché non possono veramente vivere senza.

Forse solo perché era giusto? Hanno trovato la forza di morire da soli, con estranei che hanno usato tuta la loro umanità per prendersene cura negli ultimi istanti. Non cerco di strappare una lacrima. Cerco di far accendere una lampadina.

Possiamo dimostrare rispetto a tutte queste persone facendo l’unica cosa giusta da fare? E la cosa giusta da fare è quella di non dimenticarci di quello che è successo. Non dimentichiamoci di cosa dicevamo appena due mesi fa, tutte le frasi sull’amore, sull’amicizia e sul rispetto, sul mondo che dopo il grande incubo sarebbe diventato migliore. Non dimentichiamoci di ciò che era diventato importante in quarantena.

Non dimentichiamoci delle persone.