di Alessio Mason

Ci siamo, si riparte. Ma come, in un periodo come questo, si riparte?

Ebbene sì, da oggi le lezioni al Politecnico di Torino (di cui sono studente) sono ripartite. Chiaramente a distanza, in remoto, ma sono ripartite.

Nella scorsa settimana l’ateneo si è attrezzato con un software apposito, chiamato Big Blue Button, per affrontare l’emergenza e cercare di andare avanti ugualmente. In meno di una settimana quegli eroi che lavorano nell’ombra che rispondono al nome di tecnici informatici hanno costruito un sistema integrato con il Portale della Didattica che permettesse a tutti quanti di seguire il regolare orario previsto a calendario comodamente dalla propria scrivania di casa.

Non è stato facile però. Più di 75 corsi in parallelo nella sola mattinata, 90 nel pomeriggio, oltre 7000 studenti collegati contemporaneamente. Il risultato è stato un prevedibile e progressivo collasso del sistema, che ha spinto molti professori a rinviare la lezione o a registrarla e caricarla per la visione in differita sul portale. La vicenda continuerà nei prossimi giorni, in cui sperabilmente la situazione migliorerà e sempre più “aule virtuali” cominceranno a funzionare correttamente.

La ragione per cui vi sto raccontando tutto questo, però, non è tanto descrivervi come si sta affrontando questa epidemia in un’importante università del Piemonte. Non ci troviamo infatti davanti ad una soluzione provvisoria per fronteggiare l’imprevista emergenza, interessante ma temporanea: nella mia modesta opinione, infatti, ci troviamo davanti, almeno parzialmente, al futuro dell’insegnamento.

Non so se in futuro tutte le scuole adotteranno questo metodo, ma credo che quantomeno per l’ambito universitario la soluzione sia proponibile e forse anche auspicabile. Non sto dicendo che presto tutte le aule chiuderanno e ci ritroveremo tutti con il muso davanti al televisore. L’interazione in aula e le spiegazioni dal vivo rimarranno probabilmente impareggiabili, ma ci sono degli enormi vantaggi che questa soluzione offre che, a virus superato, sarà comunque difficile abbandonare.

Immaginate una fredda mattina d’inverno in cui vi svegliate, fate colazione, andate in stazione e scoprite che tutti i treni della giornata sono cancellati perché sono caduti ben due fiocchi di neve. Ecco, oggi avreste perso tutte e nove le ore di full immersion non-stop di lezione della vostra giornata, ma con la didattica a distanza avreste il modo di tornare a casa, collegarvi al portale e seguire ugualmente le gesta dei vostri eroi in aula.

Oppure, e qui condivido con voi una gioia fresca di stamattina, immaginate che gioia svegliarsi alle otto la mattina, fare colazione con calma, collegarsi mezz’ora dopo e iniziare a prendere appunti senza avere un fiatone degno della maratona di New York.

Oppure ancora immaginate che bello andare una settimana al mare e non perdervi comunque le lezioni della mattina. O non dovervi preoccupare di non trovare posto in aula.

Insomma, le applicazioni sono innumerevoli e nel mondo che ho immaginato questa mattina mentre la diretta di “Programmazione a oggetti” si bloccava tutti i professori si recheranno sì in aula, faranno sì lezione ad alcuni studenti presenti lì dal vivo, ma terranno la lezione per altrettanti studenti collegati da casa.

Non so se avrò ragione, ci rivediamo magari tra dieci anni per dare un’occhiata, ma intanto che dobbiamo ballare in questa situazione di crisi, perché non prendere appunti per il futuro? Magari ci tornerà utile e stai a vedere che alla fine impariamo davvero qualcosa.