Le nostre opinioni:

Devo ancora capire se sbaglio, ma io ho smesso di ascoltare i bollettini. Mi dispiace ovviamente per tutti i malati e i morti che ci sono stati e saranno. Però ogni giorno ci vengono tirati dati in faccia senza interpretazione, e allora tanto vale. È almeno una settimana che rallenta/anzi no/un pochino/boh aspettiamo. Io faccio il mio e sto ben chiuso in casa. Leggo i decreti, quando mi diranno che potrò uscire lo farò. Per il resto cerco di non impazzire che già è un bel da fare. (Ale. Mas.)

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Il numero dei decessi mi darà brividi fino a quando non sarà pari a zero. A questo sono più che mai convinta di non voler abituarmi. Così come vorrei resistere il più possibile anche alla monotonia che ormai accompagna da un mese la nostra vita, perché l’idea di abituarsi a questa routine, per me, suona come una sconfitta e come un arrendersi al fatto che questa sarà la normalità ancora per molto tempo. Ma questa non è e non deve essere la nostra normalità, è solo una fase transitoria. Quindi mettersi l’anima in pace e portare pazienza per altre settimane sì, abituarsi mai. (Sar. Mar.)

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La buona abitudine di informazione giornaliera nemmeno con il coronavirus ha subìto modifiche e nemmeno quella per i grafici, ciononostante questi dati non li seguo più per tre ragioni:
1- I tamponi, i dati si basano su questi e le politiche in materia sono viziose sul campionamento;
2- L’instabilità, fluttuano troppo in relazione ai centri di raccolta e alle varie variabili considerati;
3- L’elaborazione, essendo instabili disquisirci sopra lascia il tempo che trova, ma dà ad alcuni giornalisti l’occasione per qualche click e ad altri di lasciarsi andare a feticismi insulsi sui grafici.
Finché l’epidemia non avrà superato il suo picco e si entrerà nella fase III, la conta dei dati è solo un triste bollettino fine a sé stesso, ma ai numeri non bisogna arrendersi e conservare le buone abitudini della vita pre quarantena. (Fab. Tur.)

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Sono una persona pragmatica. Devo stare in quarantena? Va bene, mi adeguo. Fino a quando le cose non cambieranno sfrutto il mio tempo al meglio che posso. Un pò mi sto abituando, ma non ai dati. Mi abituo a titoli di giornali banali, acchiappa click, a un’informazione superficiale. Per questo limito la visione di queste sciocchezze. I dati, che non dovrebbero essere sciocchezze, sinceramente cerco di non guardarli troppo. Faccio un pò come i bambini: se non lo vedo non c’è. Per difesa naturalmente. E poi questi dati sono solo confusione e basta, non c’è mai nulla di chiaro. Essendo isolato, nel mio piccolo atollo di campagna, provo a prendere tutto il buono che posso e a dimenticarmi del resto. Il numero dei morti da i brividi, ma ciò che colpisce di più secondo me, è aver avuto a che fare con persone a rischio e/o contagiate. Conoscere persone, amici, parenti contagiati. Questo fa veramente tremare. È un pò come essere passati in un posto dove dieci minuti dopo esploderà una bomba. Brividi sì. (Rob. Mos.)