Negli ultimi giorni il tema Europa è diventato centrale per via del consiglio dell’Unione Europea, consesso che raccoglie i vari capi di stato e governi dei paesi membri, il cui tema principale, ovviamente, era l’emergenza coronavirus.

Come gran parte delle discussioni europee tutto si è ridotto a due elementi:

1- Una discussione sui numeri e sugli indicatori di finanza pubblica;
2- L’imposizione delle volontà tedesche sul resto dell’Ue.

Nulla di imprevedibile insomma, eppure, la novità di questo consiglio è che per la prima volta i paesi mediterranei sono riusciti ad allearsi, in particolare grazie all’appoggio esterno francese, così da contrapporsi alla cosiddetta “lega mitteleuropea”, rappresentata da Germania, Paesi Bassi, Austria e Danimarca.

I paesi mediterranei chiedono la possibilità di accedere al Mes [Meccanismo Europeo di Stabilità, ovviamente solo economica] senza dover sottostare a difficili condizioni di cessazione del credito, quali: ristrutturazioni del debito pubblico, tagli della spesa pubblica e del welfare state, nulle flessibilità sul rigido meccanismo dei parametri finanziari, nonché la restituzione di tale denaro. Semplificando, chiedono di accedere ai circa 750 miliardi del Mes senza vincoli. A questo ovviamente si oppongono i paesi guidati dalla Germania che, invece, vedono in questa richiesta la giusta occasione per vincolare in un colpo solo le economie più fragili del continente, parafrasando:

«Un prestito per domarli, un prestito per trovarli,
Un prestito per ghermirli e nel Mes incatenarli,
Nella Terra del rigore finanziario, dove l’Ombra cupa scende».

A questa situazione da blocchi contrapposti si lega il secondo punto, ossia l’elevata centralità tedesca all’interno delle istituzioni decisionali europee, condizione garantita da un’alleanza compatta e unita che da oltre quindici anni applica un rigoroso taglio della spesa pubblica (con non pochi dolori per i servizi pubblici tedeschi, sempre descritti perfetti dalla stampa nostrana, ma che in realtà non lo sono) e rispetto dei parametri di bilancio, ma che, al contempo, viola buona parte di quegli stessi trattati favorendo la sua posizione commerciale a danno degli altri, è il caso del tetto all’export.

In una situazione così emergenziale, dove tre nazioni stanno faticando a contrastare una pandemia che sembra non toccare troppo la Germania – molto competente nel non fornire adeguatamente i dati sui contagi oltreché eseguire i tamponi in una maniera “particolare” – forse questo blocco alle trattative sul Mes dovrebbe trovare soluzione, favorendo così azioni congiunte e compatte che favoriscano la cessazione dell’emergenza e il ripristino della normalità. No, invece, pare si stia giocando a una versione del tutto economica, senza morti in trincea, ma negli ospedali, del primo conflitto mondiale, a soli 102 anni di distanza: all’epoca però l’impero Prussiano né uscì sconfitto, oggi, grazie ai trattati economici e parametri costruiti sui paesi dell’Europa centrale pare uscirne vincitore.

In un’Europa che di politico e dei valori unitari fondativi, costruiti sulla socialità e sul comunitarismo, sembra aver perso tutto per lasciare spazio esclusivamente alla finanza: è arrivato il momento di “battere un colpo” di humana pietas e ritornare a costruire la comune casa degli europei, spingendo verso un federalismo che porti alla condivisione delle risorse e dei debiti, nonché delle norme che prevengono situazioni sfavorevoli tra gli stati, che altro non fanno che alimentare i vari sovranismi e nazionalismi.

Forse è questo il momento per mettere da parte le politiche fallimentari degli ultimi dieci, dove solo il lavoro svolto dalla Bce di Mario Draghi ha prevenuto il tracollo dell’Europa, dell’Ue e della Germania stessa e ci ha traghettato sino a oggi. Forse è il momento di ritornare sui propri passi e mostrare che la comunità può risolvere i problemi e rimettere al centro la cittadinanza favorendo una reale integrazione.

Perfino il Papa, in una piazza San Pietro vuota, bagnata solo dalla pioggia, come in una scena di “Blade Runner” ci ha mostrato che da solo è solo un uomo, nulla di più, è la folla a renderlo icona. Forse farebbe bene a capirlo anche la Germania che senza la Ue sarebbe solo uno stato, in un mondo di stati-continente.

Forse farebbe a comprendere che lo sblocco della trattativa Mes darebbe liquidità ai paesi europei ed evitare una crisi economica peggiore di quella prevista, si tratterebbe di umanità. Uno dei valori alla base dell’Ue.