Idealmentre ha iniziato la sua avventura nel marzo 2014. Più di cinque anni fa. Praticamente un’era geologica. Ecco, chiudiamo gli occhi. Siamo nel 2014. E’ un periodo in cui si parla molto del movimento dei Forconi. Una forza indefinita nella forma e che si professa – sulla carta – apartitica, che ha la bella idea di piantare un po’ di casino in varie città organizzando scioperi, serrate, blocchi stradali. Tutto molto simpatico. In realtà gli aspiranti rivoluzionari non ottengono una beata cippa con la loro azione dimostrativa, anche perché non si capisce bene quale sia, il loro obiettivo. Se è quello di beccarsi gli insulti degli automobilisti bloccati in coda, la missione è certamente compiuta. Se è quello di far esaltare per qualche giorno qualche ragazzotto simpatizzante del Duce facendolo sentire il Re del Mondo come Di Caprio in Titanic, anche quello è un obiettivo centrato. In ogni caso: il punto non è questo.

Succede che, in contemporanea con l’esplodere delle sgangherate manifestazioni di protesta sparse un po’ in tutte le città, sul magico mondo del web iniziano a comparire gli entusiastici commenti degli utenti che – nemmeno a dirlo – esaltano e diffondono il verbo (?) del movimento. Viva i Forconi! Finalmente qualcuno ha preso in parola il celebre detto di Pertini, peraltro mai pronunciato da Pertini: “Quando un Governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato anche con mazze e pietre”. E giù post inneggianti a questo e quello, di insulti a questo e quell’altro, lanciati a casaccio nel mare magnum social, senza ordine o logica, là dove l’unica piazza pulita che effettivamente si compie è quella della grammatica e della sintassi. Altro che cacciare i governanti ladroni. E quindi: il megafono Facebook che dà finalmente una voce a tutti, le persone che scoprono un mondo di meraviglie oltre il loro bar, la libertà di opinione. Beccatevi tutto il pacchetto completo, cari radical chic.

E veniamo a noi. E’ in questo periodo, quello dei Forconi, appunto, che nasce Idealmentre. Uno spazio web che ha come obiettivo quello – se volete presuntuoso, o superfluo, o magari ridicolo – di provare a ragionare sulla realtà, offrendo opinioni e punti di vista, assolutamente non richiesti, sui fatti. Fatti che, è bene ricordarlo, non sono mai separati dalle opinioni, a dispetto di quanto sosteneva Lamberto Sechi. Comunque, partiamo con l’avventura Idealmentre. Senza pretese né intenti salvifici, che manco riusciamo a salvarci noi, eh. Non vogliamo tracciare una rotta o influenzare il pensiero comune, anche perché manco l’abbiamo capito, il pensiero comune. Vogliamo solo provare a dare un contributo in mezzo a questo gran bordello, tracciando un sentierino-ino-ino tra le cartacce e le lattine. Piccolo che sia il nostro contributo, noi siamo soddisfatti. Unica condizione che ci poniamo: scrivere in italiano possibilmente corretto. O comunque, meno peggio di quello che si legge su Facebook. E’ una sfida, bella e tosta, e noi ci presentiamo ai nastri di partenza carichi di entusiasmo. Abbiamo una gran voglia di scrivere del mondo e di confrontarci con esso.

Facciamo un balzo in avanti. Siamo tornati nel 2019. Oggi. Non ci sono più i Forconi, grazie a Dio, e qualche capetto del movimento è pure finito male. Ma a noi non importa. La questione è un’altra. Ed è seria. Perché investe il nostro settore: la realtà che ci circonda, quella su cui noi dovremmo provare a scrivere qualcosa, offrendo ai nostri lettori un punto di vista. Ecco, questa realtà non è solo più indecifrabile, come spesso accade. Oggi è anche avvilente. Vuota. Ripetitiva. E per certi versi soporifera. Lo diciamo a chiare lettere, anche a costo di farci etichettare come superficiali o, peggio, snob, o peggio ancora, qualunquisti. Ci sta passando la voglia, in sostanza, di riflettere su di essa. Sulla realtà.

Prendiamo la politica. Uno dei più diffusi luoghi comuni vuole che i politici siano tutti uguali e che i cittadini abbiano alla fine i governanti che si meritano. Continuiamo a credere che le cose non siano così. Certo, la realtà da parecchio tempo non sta facendo molto per smentirci. C’è una forza politica che vincerà le prossime elezioni a suon di slogan vuoti e emergenze finte e facendo leva sulle paure del popolo; un’altra, checché ne dica ‘Il Fatto’, ormai totalmente inghiottita dal Palazzo e lontana anni luce dagli intenti rivoluzionari; un’altra smarrita, fragile, lasciata dalla sua gente, incapace di sintonizzarsi sull’oggi e talmente disperata da dover accettare un’alleanza con persone che la insultavano fino a cinque minuti prima. E c’è una forza, piccola, capeggiata da un tizio dall’ego così smisurato da fare la guerra allo stesso Governo che sta sostenendo, pur di strappare un articolo sui giornali.

E poi, poi, poi, c’è la ggggente, naturalmente. O meglio: la ggggente e i suoi sfoghi di pancia sui social, strumento non più di nicchia e ormai specchio della nostra bella società. La gggente che crede ad ogni fake news postata dai quotidiani (di destra e sinistra), che festeggia con il trenino di Capodanno i migranti in fondo al mare, che vomita insulti antisemiti a Liliana Segre, che darebbe il Pulitzer a Mario Giordano, che diffonde il nulla assoluto espresso da Diego Fusaro o plaude alle vignette razziste di Ghisberto, che crede alle becere verità di Luca Donadel, che loda Putin e lo invita a venire a regnare in Italia che qui c’è bisogno di fare pulizia, che – prima di andare in chiesa o portare i figli al catechismo – inneggia a Salvini o alla Meloni come migliori politici di tutti i tempi. In soldoni: gggente che, quando non è solita ad augurare come ogni giorno la morte a qualcuno – vicini di casa, immigrati, datori di lavoro, colleghi – è convinta che le soluzioni per i problemi siano semplici, drastici e immediati. Ma – come il Diavolo che all’umanità ha fatto credere di non esistere – il più grande inganno fatto dalla realtà è farsi credere semplice.

Torniamo a noi, a Idealmentre. Converrete che, cinque anni dopo, vedi elenco di cui sopra, la concorrenza si è fatta davvero tanta. Ed è una presenza così invasiva che scoraggia ogni tentativo di tracciare quel sentierino di cui dicevamo, appunto, cinque anni fa. La voglia di arrenderci e lasciare perdere è tanta, sì. Lo ammettiamo. E quel che è peggio, cresce ogni giorno. Anche perché non siamo i migliori in nulla e non siamo depositari di nessuna verità. Ma il vero problema è: in una società dove l’unica forma di comunicazione ammessa è l’urlo, siamo sicuri che valga ancora la pena fermarsi un attimo ad ascoltare?