napuliCosì come era capitato con il derby farsa del 2004, l’omicidio di Raciti nel 2007 e l’Ivan il Terribile Show del 2011, anche l’ultima follia ultrà di sabato sera ha occupato i media nazionali riaccendendo comizi e discussioni sulla questione violenza negli stadi. Dai palazzi del potere ai bar di periferia l’indignazione unanime ha rispolverato quei mantra che echeggiano da oltre un decennio, a partire dal “Fuori i violenti dallo stadio, dentro le famiglie”, proseguendo per “Insegniamo lo sport pulito nelle scuole”. Puntualmente diventiamo un popolo di ministri dell’Interno, segretari del Coni, assessori della Moralità e ci comportiamo esattamente come tali, proponendo soluzioni molto elettorali, ma infattibili per un problema così complesso.

Ed è per questo che prima di gridare all’ennesimo fallimento del sistema calcio italiano (altra espressione tornata di moda ultimamente), si dovrebbe seguire la filosofia del vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa per volta. Ecco alcuni piccoli quesiti che mi sono giunti dopo aver visto le immagini di Fiorentina-Napoli, tralasciando, almeno in queste righe, le tristi quanto inquietanti ipotesi di complottismi.

Al presidente del Coni Giovanni Malagò, al presidente della Figc Giancarlo Abete e al presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta: quante guerre puniche devono ancora consumarsi affinché si capisca che Roma non è attualmente in grado di ospitare una finale? La Capitale è suggestiva come campo neutro, ma la tifoserie locali hanno ben poco di neutrale: ed è così che un “romanista”, pur non essendo arrivato in finale con la “propria” squadra, ha giocato la sua partita sulla strada a colpi di pistola.

All’attuale ministro dell’Interno Alfano: prima di parlare allegramente di Daspo a vita per i violenti, spieghi perché gli steward fanno entrare i napoletani allo stadio armati di bombe carta mentre in partite ben più innocue viene chiesto ai tifosi di aprire il proprio panino come in un’autopsia.

Agli ex ministri dell’Interno Cancellieri e Maroni: Genny la Carogna ha la tessera del tifoso? Se sì, a che concorso l’ha vinta?

Queste e tante altre domande non avranno mai risposta. Almeno in questi giorni, prima che noi italiani, in odore di Mondiali, dimentichiamo anche questo incidente di percorso e abbandoniamo i panni del ministro per indossare quelli del commissario tecnico. Quando l’inno, invece che essere fischiato, sarà addirittura cantato.