Questa è la storia di una resa. Non ci ricaverete nessuna frase-citazione-slogan d’incitamento alla “Never back down”. Ma sì, avete capito, quelle tipo: “Se vuoi essere il migliore devi batterti con i migliori, ognuno nella vita ha la sua sfida, mai arrendersi e così via”. Niente di tutto ciò. Questa è la semplice e miserabile storia di una presa di coscienza. Ma andiamo con ordine. E partiamo con una citazione, comunque.

“La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”. Lo dice Jep Gambardella in La Grande Bellezza, e noi, nonostante abbiamo trent’anni in meno, e siamo a digiuno di feste sulle terrazze romane, ci appropriamo delle sue parole per introdurre l’ennesima, e chissà quanto utile, riflessione (?) sullo strabordante mondo dei social.

Chiunque possiede una pagina Facebook e cerca di crescere in visibilità sa bene quanto sono importanti i commenti degli altri utenti. Lo sanno benissimo i quotidiani, attentissimi nella scelta delle notizie in grado di alimentare l’indispensabile clickbait. Spesso e volentieri l’occhio del lettore, più che alla notizia vera e propria, cade sulla raffica dei commenti e sulle discussioni che seguono essa. Discussioni a
volte (poche) utili ed intelligenti, e se si ha fortuna scritte persino in italiano corretto; più spesso feroci, disarticolate e (eufemismo) volgari, generate dai botta e risposta tra utenti – haters, non haters, chiamiamoli come cavolo vogliamo – che nella vita reale non si saluterebbero nemmeno ruttandosi in faccia.

Ammetto che anch’io mi diverto a leggere i commenti, e le discussioni, che ormai intasano le bacheche come Despacito le emittenti radiofoniche nazionali. Non so quanto effettivamente siano utili a testare gli umori della gggente, o analizzare la “pancia”, o meglio l’apparato digerente visto quello che effettivamente produce, del paese; i social sono uno specchio fallace e inaffidabile, e sventurata è la forza politica che li insegue per indirizzare le proposte agli elettori e valutare le strategie più convenienti (ogni riferimento a fatti e persone eccetera eccetera non è affatto casuale).

Il punto che vorrei affrontare però non è tanto questo. Scorrendo quotidianamente le infinite discussioni di cui sopra, qualunque sia la tematica affrontata, vaccini, immigrazione, Fedez e Ferragni, l’aggressione di Bonucci a Dybala nell’intervallo di Juve-Real, in mezzo alla distesa oceanica di commenti ripugnanti, deleteri o più semplicemente inutili, può capitare grazie a Dio di imbattersi nel commentatore che prova a far ragionare la mandria impazzita. Che prova a riportare l’ordine, esponendo con
chiarezza i fatti. Invitando i webeti, come li chiama Mentana, ad informarsi con un minimo di decenza e a non scambiare Lercio per la Cnn (ebbene sì, è ancora possibile. Forse). Smontando con decisione un pezzo alla volta delle improbabili tesi precostituite e degli assurdi complotti internettari che nemmeno il signor X- Donald Sutherland in Jfk.

“No, Tizio87: la notizia che il ragazzino è in coma per un vaccino fatto a sgamo dai dottori è presa da un inattendibile sito rumeno non verificato”. “No, Caio56: non è vero che Michael Schumacher si è alzato dal letto e ha brindato alla vittoria di Vettel, quello che stai leggendo è un sito satirico”. “No, Sempronio75: la nostra città accoglierà un numero ristretto di rifugiati, non un esercito di siriani in arrivo in volo su draghi magici come Daenerys Targaryen: ecco il documento che lo certifica…”, e via
dicendo. Il tutto, consigliando all’interlocutore persino dove mettere gli accenti al posto giusto e la giusta coniugazione del verbo avere, posto che l’altro sappia di cosa si sta parlando. Blastata dopo blastata, è una missione quotidiana quella del commentatore illuminato, condotta stoicamente contro un esercito di mulini a vento. Un eroe dei nostri tempi. Meglio: un martire.

Lo confesso: per un giorno ho provato anch’io a vestire, umilmente s’intende, i panni del commentatore illuminato. Ho cercato un esempio che facesse al caso mio. Tempo di ricerca: 2 secondi, contando l’accensione del pc e l’ingresso in Facebook. Sotto un link di Repubblica che parlava dell’attentato dello scorso 3 giugno a Londra, un utente ha descritto come “sospetto” il fatto che la polizia fosse
intervenuta dopo appena otto minuti. Un commento che, ha tenuto a spiegare, “non vuole sollevare polemiche, eh. La mia è soltanto un’opinione su cui farvi riflettere”. Per carità, sia mai che intendesse sollevare ipotesi complottistiche alla House of Cards. Ecco, ho provato, in maniera decisa ma gentile, a fargli capire che il suo commento era forse un tantino inopportuno, considerato che alcune capitali europee, e Londra è una di queste, vivono praticamente da mesi in stato di guerra, e
forse un rapido intervento delle autorità è plausibile e non fa parte di una messinscena ordinata dal MI6 per chissà quale scopo.

Non vi annoierò riportando la successiva sequenza di giustificazioni e altre ipotesi sparse a piene mani dal nostro opinionista, che peraltro aveva pure l’aria di uno “studiato”, per difendere la sua audace visione del mondo (che alla fine non si è mica capita). Basta aggiungere che dopo una buona mezz’oretta della mia vita (e che nessuno mi restituirà più) ho alzato bandiera bianca. In quel momento ho provato ancora più ammirazione verso i commentatori illuminati, che ogni giorno continuano
imperterriti a portare avanti la loro battaglia. E qui torno alla frase di Gambardella. “Non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”. Amici commentatori illuminati, mi permetto di darvi un consiglio, non so quanto bene accetto. Lasciate perdere. Abbandonate la vostra missione. Evitate di farvi del male andando nelle pagine dei quotidiani, nei gruppi cittadini, nelle bacheche dei cosiddetti “influencer”, a scrutare commenti e discussioni ed iniettarle con le vostre purghe a fini benefici.

Se il vostro intento è semplicemente quello di imitare il maestro Manzi in versione 2.0, combattendo le fake news e spiegando a chiare lettere i regolamenti comunali, e non quello di manifestare la vostra presunta superiorità intellettuale, non sforzatevi più nell’impresa di far ragionare queste persone: tanto i vostri allievi discoli non cambieranno idea o opinione. Non le cambieranno mai, perché contrariamente a quello che diceva George Bernard Shaw, oltre alle mucche anche gli utenti del web non cambiano mai idea. Quindi arrendetevi. Fuggite dallo scempio. Spegnete quel pc che tenete
acceso in modalità afterhours, che tanto vi fa sembrare Uomo Fumetti dei Simpson, e conservate i vostri argomenti, e le eventuali litigate, per le bicchierate con gli amici (veri), magari in un locale all’aperto, dove potete godere della luce del tramonto. Garantito, ci guadagnerete: tempo, salute, ed ebbene sì, pure fiducia nell’umanità. Perché occhio non vede (il commento), e quindi tastiera non duole.