Il caso di Torino olimpica è il solito caso controverso e spesso mistificato da parte di alcune fonti e attivisti grillini dove si cerca di far apparire quanto fatto nel passato come panacea di tutti i mali moderni, scusante spesso per le proprie incompetenze o scusante per non correre il rischio di dover assumere responsabilità rilevanti di fronte a organizzazioni internazionali.

Torino 2006, dopo le verifiche della corte dei conti e della Magistratura con il proscioglimento di indagini e capi d’accusa, si è dimostrato essere l’unico evento internazionale correttamente gestito a livello nazionale, senza casi di sperperamento di denaro pubblico, illeciti, reati o depauperamento delle risorse ambientali e paesaggistiche.
La progettazione e pianificazione delle opere fu ben realizzata e permise alla città e alla montagna torinese di riqualificarsi e dotarsi di opere urgenti per scopi sociali, logistici o turistici.
Le uniche opere tanto contestate, come il trampolino di lancio e la pista di bob, furono opere che il CIO impose alla regione e alla città per ottenere la candidatura perché, diversamente, il protocollo torinese prevedeva l’affitto e l’uso in partnership degli impianti francesi.

La stessa gestione delle società olimpiche, Toroc e affini, fu una gestione trasparente e buona sotto il profilo finanziario, riuscendo, come da obiettivi, alla loro chiusura ad avere saldi positivi di gestione.
Salvo le opere criticate già citate, le altre hanno trovato una rifunzionalizzazione e un riutilizzo completo, per altre, ancora oggi sono in essere i lavori di adeguamento o le mediazioni pubbliche che portino poi ai lavori o recuperi.

Le olimpiadi, in termini economici, sociali e ambientali hanno lasciato un valore aggiunto maggiore di quanti oneri finanziari abbiano richiesto – nonostante l’aumento di spesa sino a 2,00 miliardi di euro che fu richiesto, complessivamente minore rispetto ad altri eventi – e oggi pesino ancora sul bilancio torinese che, sino al 2016, anno di insediamento del sindaco Appendino, era in costante riduzione dal 2006 stesso. Le olimpiadi hanno restituito a Torino le opere di cui abbisognava, alla provincia le infrastrutture che richiedeva dagli anni ’80 e alle Valli di Susa e del Pinerolese le opere di adeguamento impiantistico di cui necessitavano per rimanere competitive.
Nessun’altra città può vantare il risultato di gestione torinese, nemmeno Expo 2015.

Prendiamo, quindi, atto del fatto che le parole di Grillo siano la solita proclamazione anti-sistema senza critica costruttiva aggiunta che mina a rendere tutto uguale e portare tutto sullo stesso piano dialettico, ossia “sono tutti ladri, sono tutti schifosi sono tutti casta, noi siamo meglio, noi siamo onesti”, il solito slogan delle origini. Prendiamo soprattutto atto che l’Appendino abbia vinto anche con i voti dei vari comitati e movimenti no qualsiasi cosa che infestano Torino come le cimici cinesi nelle nostre campagne, impedendo ogni serio confronto e generando immensi ritardi, e che abbia tradito questo suo elettorato mostrandosi pertanto sistema come le giunte precedenti, ma prendiamo ancora più atto del fatto che, nonostante la momentanea pessima gestione grillina della città, per sbloccare la situazione sulle olimpiadi, sia dovuto intervenire il vero leader del movimento e dare la sua conferma alle olimpiadi prima che il responsabile dell’amministrazione comunale torinese, il sindaco Appendino, decidesse sul da farsi, per giunta, con un netto e repentino cambio di posizione rispetto a qualche mese fa in cui a chiedere le olimpiadi furono solo gli esponenti del centro-sinistra mentre la dirigenza e la giunta grillina si mostrarono nettamente contrarie.