Un reportage di Simone Bigi

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e poi tu vinci.”

Il motto di Gandhi è risuonato dal palco del Fridays For Future ed è subito scattato l’applauso per queste parole, che tutti hanno sentito attagliarsi perfettamente al movimento, al fenomeno Greta Thunberg.

Possiamo discutere sulle probabilità di vittoria, ma di certo fino ad ora Greta è stata guardata con ammirazione e talvolta santificata, ma anche derisa e combattuta e i ragazzi che le hanno fatto da seguito, esercito disarmato in marcia perenne, come i corridori sulla scia di Forrest Gump, se non sempre combattuti, sono stati dipinti come utopisti, guardati con paternalistica condiscendenza.

I giovani oggi non leggono i giornali e quindi parlano male, questi ragazzi fanno bene a stare qua, ma dovrebbero anche studiare. Queste sono alcune delle parole che ho avuto il piacere di ascoltare in piazza, nella piazza che avrebbe dovuto celebrare l’impegno dei ragazzi e serrarsi grazie al presidio contro una Regione sorda e ignorante, che ha respinto la mozione per dichiarare l’emergenza climatica. Ci sono persone per le quali un giovane, se studia, poi tanto non sa lavorare, se lavora non sta studiando e se rompe l’apatia di una generazione sfiduciata o spesso indifferente (ma siamo il prodotto di chi, solo di noi stessi o di chi ci ha cresciuti?) brandendo un microfono su un palco, beh, “non sa nemmeno parlare” (ma poi chi é che non avrebbe saputo parlare?).

Ho visto anche altre cose, però. Ho visto tanti ragazzi accorsi ad ascoltare, magari, come il sottoscritto, studiando dal mattino alle 8 per un esame per potersi permettere il pomeriggio in piazza.

Ho visto molti padri e madri con figli piccoli, le generazioni del futuro portate da genitori consapevoli a testimoniare alla sbarra di un tribunale che non ha giudici né giuria, ma solo condannati. I condannati saremo noi se non agiremo. Noi saremo i respinti dal mondo.

Ma qualcuno che agisce c’è, e se Greta e questi ragazzi non hanno tutte le soluzioni, hanno risollevato il problema contro tutti, facendosi ascoltare con una intensità non sollevata negli ultimi anni, purtroppo ed a demerito del mondo, dai molti studiosi che si battono da lungo tempo.

E quando il simbolo del cammino verso il rinnovamento, questa minuta sedicenne svedese salita sul proscenio del mondo, tornerà alla sua vita di tutti i giorni, dicendo “Sono un po’ stanchina” come Forrest, la folla non si disperderà, ma continuerà a correre dopo di lei.