sanità-pubblica-costosa-lentaC’è chi l’ha considerata un passo indietro in fatto di welfare e chi l’ha giudicata una sacrosanta soluzione. Quali che siano le opinioni in proposito, è indubbio che la recente scelta del Governo inglese in materia di sanità abbia fatto e faccia discutere tanto. Il blocco ai sussidi economici per i bisognosi che non si attengono alle cure potrebbe rivelarsi originale ed efficace in ottica spending review, ma tanti l’hanno criticata e giudicata negativamente per moralità.

Per chi ancora ne fosse all’oscuro, la misura in questione è quella adottata dal Concilio di Westminster con obiettivo un indirizzamento migliore dei sussidi rivolti a persone affette da patologie, quali l’obesità, la tossicodipendenza e l’alcolismo. Da aprile, infatti, chi tra questi non dimostrerà di attenersi continuativamente e significativamente alle cure indicate dai medici, potrebbe perdere il diritto a percepire questi assegni di sostentamento e dover allora fare i conti con le spese mediche soltanto con le proprie forze.

C’è da dire, innanzitutto, che non è improvvisata la necessità di qualche taglio: lo stomaco dei benefits pubblici è ampio e di soldi ne inghiotte parecchi, attorno ai 94 miliardi di sterline annui (127 miliardi di euro) secondo stime recenti. Non è un caso allora che sia sorta una proposta del genere, una “sforbiciata” che non solo va a toccare laddove circolano oltre 5 miliardi di sterline all’anno, ma che stuzzica anche una questione di principio: lo Stato ha il dovere imprescindibile di aiutare i propri cittadini, indifferentemente dallo stile di vite che questi scelgono di adottare?

Sicuramente lo Stato, se ci è permesso un po’ di paternalismo, dovrebbe assicurarsi di indicare ai cittadini uno stile di vita sano, magari con l’appoggio di incentivi di vario genere e giocando un po’ con i prezzi dei beni, quali le sigarette, gli alcolici e il trash food. Quando, però, non c’è più tempo per prevenire, ma è l’ora di curare, la situazione si complica e diventa più importante anche dal punto di vista economico.

È legittimo che lo Stato continui a offrire appoggio ai cittadini veramente bisognosi, soprattutto quando impediti al lavoro, come nei gravi casi di obesità. Questa apertura dovrebbe però essere compensata con dei risultati, per due motivi principali: in primis perché, se le condizioni salutari del cittadino sono reversibili, è meglio che si rimedino in fretta per ridurre le spese già sostanziose; in secondo luogo perché i sussidi di cui si parla in questo articolo derivano dalle casse pubbliche e quindi dai soldi dei contribuenti: dal punto di vista morale, il parassitismo di questi soggetti che scelgono di rinunciare alle cure, ma non agli assegni, non è accettabile.

In ultimo, è lecito fare ancora una considerazione, nuovamente morale ed economica. Come già detto, i beneficiari di questi sussidi sono spesso soggetti inabilitati al lavoro, i quali, oltre a essere destinatari di una parte considerevole del tesoro pubblico, non producono altra forma di ricchezza, penalizzando ulteriormente il bilancio. Se poi, come si dice, il lavoro nobilita l’uomo, non c’è più nulla che sorregga una possibile scelta di sottrarsi alle cure mediche.