cinecittSono passati oltre tre mesi da quel 15 dicembre. Molti di noi hanno respirato quella mattina un profumo di libertà. E di bruciato. A Cinecittà Babbo Natale è transitato con dieci giorni di anticipo, con una slitta carica di combustibili per abbattere una volta per tutte la banca dell’ignoranza italica, la casa del Grande Fratello. Un incendio che ha raso al suolo l’intera dimora creando tra gli italiani la speranza (o l’angoscia) che l’ennesima e sempre più evitabile edizione del reality possa saltare. Ed ecco che un’Alessia Marcuzzi in versione Extreme Makeover: Home Edition (non a caso il format italiano, quello riuscito male, è stato condotto da lei) compie il miracolo di ricostruire la nuova casa in un tempo fulmineo di due mesi, potendo così dare il via al programma con pochi giorni di ritardo rispetto alla programmazione. Ed ecco che i tanto attesi concorrenti hanno finalmente un tetto sulla testa ed una telecamera puntata addosso.

La Nazione può accomodarsi sul divano e godersi le gesta dei fratelli Papillon, esilaranti come una spigolata a piedi nudi, e commuoversi per l’orgoglio femminile sfoderato da Veronica dopo un coro delle Iene Pio & Amedeo sulle sue labbra artificiali. Queste maschere da commedia dell’arte moderna hanno trovato il loro palcoscenico in un teatro che è stato eretto battendo ogni record immaginabile di tempestività ed efficienza. In fondo la storia lo insegna: è nei momenti più critici che l’Italia sa rimboccarsi le maniche e dare il meglio di sé, facendo per un attimo dimenticare decenni di ritardi ed omissioni.

Chissà se tra i quasi 4 milioni di spettatori che hanno visto l’ultima imperdibile puntata del Gf c’erano anche gli alluvionati della Sardegna, oppure i terremotati dell’Emilia, del Friuli, dell’Irpinia chiusi ancora nei container ad anni (non mesi) di distanza dal sisma.

Chissà se qualcuno di loro si sintonizza su canale 5 il lunedì sera, anche solo qualche minuto. Giusto per vedere come stanno comode quelle persone così false. Dentro quella casa così vera.