safe_imageLa prima volta che il mio babbo mi portò a vedere il Toro si giocava ancora al Delle Alpi. Chiesi chi fossero quelli per cui dovevo tifare, e lui mi disse: “Quelli granata”. Quei pierini sgangherati erano i nostri, quelli del Toro. Perdemmo 2 a 0 contro l’Avellino. Non sapevo a che cosa andassi incontro quando dissi “Sì”, e mi sposai con l’idea, con la fede, con la passione granata.

Non lo sapevo, ma lo scoprii poco più avanti, quando per la prima volta piansi per il Toro. Era il derby del gol malandrino di Trezeguet, in fuorigioco nettissimo, da annullare anche secondo il fiscalissimo Graziano Cesari. Poi mi tranquillizzai, e capii che la vita da tifoso granata era una vita di patimenti. Lo misi in conto e lascia la mia passione in frigorifero. La scongelai solo con l’avvento di Ventura, e di un progetto sensato. Quando vedevo Cerci sgroppare sulle ali e Immobile cecchinare ogni portiere del campionato, pensai che era ora di smettere di patire, di tornare a volare, non come un gabbiano ferito, ma come un falco pellegrino. Eppure, ahimè, non feci il conto con lo spirito granata. Quello che perseguita ogni tifoso e ogni giocatore della squadra (più bella e sana) di Torino.

Col cuore in mano ho guardato la partita di ieri sera, e non ho voluto crederci fino al minuto novantadue, quando Rizzoli (un arbitro che si chiama come le patatine fritte) decide di dare un rigore quantomeno discutibile al Toro. Oh gioia, oh fato che ci sorridi! Come si può sbagliare un rigore al novantaduesimo? Nessuno può farlo. E’ fatta. Per la prima volta nella mia giovane vita vedrò il Toro scorrazzare sui campi dell’Europa che (non) conta. E invece il destino ha poggiato la mano sulla spalla dell’undici granata, che ha silurato un pallone sui guantoni di Rosati.

Non ho pianto questa volta. Ma, appoggiando il mio rammarico sul bancone del bar, ho pensato che, in fondo, è meglio così. E’ meglio essere sconfitti, perché il cuore Toro è questo. E’ come la democrazia, per cui vale la pena di lottare, sempre, ma che non saprebbe cosa farsene di una vittoria. Il Toro è l’idea, la lotta, non tanto il risultato. E se Nino sbaglia il calcio di rigore pazienza. Un giocatore (del Toro) lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.