storie instagramA quanto pare, molto presto le “storie” su Whatsapp scompariranno lasciando il posto ai vecchi stati testuali. Decisamente un’ottima notizia e la mia speranza è che ben presto possano sparire anche da Facbeook e Instagram, perchè le “storie” sono una delle più inutili piaghe sociali del terzo millennio.
Mi sono iscritto a Instagram appena sbarcò nel nostro paese, le foto erano in un penoso formato 1:1 e spesso, dato che il 3G era un’entità sconosciuta, non si riusciva a caricare interamente la foto, ottenendo come risultato un’immagine intervallata da bande nere. Una merda, diciamolo pure.
Dopo qualche tempo è esplosa la moda del nuovo social e gli utenti hanno cominciato a fare l’upload di tutta l’ignoranza repressa che risiedeva dentro loro stessi, rendendo Instagram uno dei luoghi più abominevoli del mondo virtuale.

Ma negli ultimi anni, forse anche grazie al fatto che hanno cominciato a creare profili su Instagram fotografi e designer professionisti, il livello medio dei contenuti si è alzato notevolmente in quanto gli utenti hanno cominciato a postare immagini che avessero un senso. Non parlo necessariamente di foto artistiche, parlo anche di foto molto semplici, di vita quotidiana, ma con un senso, un significato, con una storia. Una vera storia.
Perchè le “Storie” introdotte recentemente su Instagram (idea presa da Snapchat), non sono veramente delle storie, ma sono la sagra dell’ignoranza, un susseguirsi di immagini senza un senso logico oltre che veramente, ma veramente brutte (Nel caso non lo sapeste nelle storie si possono caricare anche foto belle, non è vietato).
Sfogliando le storie ho visto prevalentemente contenuti imbarazzanti:
Cessi con adolescenti che si fanno i selfie allo specchio (si, esistono ancora i selfie allo specchio),
Inquadrature dei cruscotti della macchina con in sovraimpressione l’orologio che segna l’una di notte (ma perchè?)
L’effetto boomerang, mamma mia che schifo sto orrore di effetto boomerang.
Per non parlare di quelle idiozie tipo le stelline sugli occhi, gli occhiali cartoon, i cuoricini rosa e quegli altri effetti da celebrolesi.

instagram storie
Ma la questione non sta solo nel problema dell’ignoranza che è stata portata dalle storie, perchè di fatto l’ignoranza è un problema più ampio che interessa un po’ tutti quanti i social network. Il problema sono le “storie” stesse. Un qualcosa che sparisce dopo 24 ore non è una storia. Una storia è qualcosa che rimane nel tempo, che racconta qualcosa di noi, che dopo anni potremmo riassaporare in modo da farci tornare in mente chi siamo stati e cosa abbiamo vissuto.
Instagram è il nostro nuovo album di famiglia, dobbiamo prenderne atto. Quanti di noi hanno fatto stampare le proprie foto negli ultimi 7/8 anni? Quanti invece quelle foto le hanno caricate su Facebook o Instagram?
Per la mia generazione gli album fisici dei ricordi si fermano ai primi anni dell’asolescenza, quando sono sparite le macchine fotografiche con i rullini. Le generazioni successive non avranno neanche quelli. Ma avranno Instagram, abbiamo Instagram. E di per sè non è un male, perchè nella realtà dei fatti Instagram e gli smartphone hanno permesso di immortalare molti più momenti della nostra vita rispetto ai rullini da 36 foto.
Ma dobbiamo renderci conto che Instagram sarà ciò che sfoglieremo in futuro quando vorremmo ricordarci del passato, ma se quello che postiamo oggi domani non esiste più come possiamo crearci un album dei ricordi? Vogliamo davvero ritrovarci senza un passato? Senza un album dei ricordi?
Qualche giorno fa Mattia Feltri su La Stampa scriveva che bisogna smetterla di fare distinzione tra la vita “reale” e quella “virtuale”. Non esiste alcuna vita virtuale, quella che noi continuiamo a chiamare virtuale in realtà è parte integrante e concreta della nostra esistenza. Ebbene se così deve essere, se davvero i social devono essere il nuovo luogo in cui riversiamo la nostra vita allora caro Mark, dacci la possibilità di costruirci una bella vita, concreta, fatta con qualcosa che rimanga indelebile nel tempo e che non venga dimenticato dopo poco: fai sparire definitivamente le “storie”, perchè come direbbe qualcuno sono una cagata pazzesca.
Tranne nei casi dei selfie in bagno con l’effetto boomerang e le stelline. Che quelle cose scompaiano dopo 24 ore è decisamente un bene per l’umanità intera.