Le Gorgeous Ladies of Wrestling sono tornate su Netflix e, com’è stato per la prima stagione, spaccano! Per una volta mi associo all’entusiasmo generalizzato per una serie tv ma GLOW se lo merita.
Dieci puntate da 30-35 minuti l’una che raccontano le vicende di uno show femminile di wrestling nella Los Angeles del 1985, potrebbero sembrare il biglietto da visita di una serie un po’ farlocca, un divertissement senza tante velleità. E invece no, GLOW è una serie coi fiocchi, con cuore e tanto coraggio.
Nella prima stagione doveva raccontare di come venivano trovate le lottatrici, darcene un ritratto, presentarcele e spiegare come si arrivava – e con quali difficoltà – alla puntata pilota. In questa season 2 invece scopriamo come va la produzione dello show vero proprio e come cambiano (e se cambiano) i rapporti tra le lottatrici, il regista e il produttore.
Sembra poco ma in realtà c’è tantissimo: rapporti professionali, rapporti familiari, insicurezza, voglia di emergere, riscatto sociale, discriminazione, indipendenza, l’uso di droghe ecc. Ci sono anche temi presi direttamente dall’attualità contemporanea con chiari ed espliciti riferimenti al caso Weinstein e al problema immigrazione. Il secondo è affrontato in maniera leggera ed è utile ad un colpo di scena (abbastanza inaspettato), mentre per il primo ci vanno giù duro. Soprattutto lo affrontano in maniera esplicita e con coraggio, senza paternalismi e mostrando quanto sia facile non essere solidali con la vittima o minimizzare l’accaduto.
C’è di più. GLOW riesce dove in molti altri prodotti falliscono, riuscendo a toccare due temi delicati come il corpo della donna e la sessualizzazione della stessa. Non lo fa in maniera esplicita ma è sempre lì, sottotraccia. Forse non è nemmeno un obbiettivo vero di sceneggiatori, registi e produttori ma non si può non notarlo. Le attrici, nonostante usino spesso body e costumi che non lasciano spazio all’immaginazione, non sono trattate come pezzi di carne ne la regia indugia in inquadrature sexy ma non necessarie. Truccate quasi esclusivamente nei panni delle loro alter ego wrestlers, ci vengono mostrate senza filtri e in modo molto genuino le loro fragilità e la loro forza (a tal proposito basta andare a vedere i profili social delle attrici e notare come, a differenza dei loro personaggi, siano molto meno acqua e sapone nella vita “reale”).
Le donne, dopotutto, sono lottatrici sul ring e fuori. Il cast viene quindi presentato e mostrato sempre con molta attenzione, anche quando potrebbero non farlo. Piccoli dettagli, piccole sfumature che di episodio in episodio ci danno un quadro finale molto vivido, realistico e appagante.
Ne consegue che la prova attoriale è ottima da parte di tutti. È raro vedere così tanti personaggi così ben rappresentati. Spiccano ovviamente Alison Brie (Ruth), Betty Gilpin (Debbie) e Marc Maron (Sam Sylvia) ma solo perché hanno uno screen time maggiore e qualche scena “drammatica” in più. Ripeto, è incredibile trovare un cast così variegato e completo. Basta l’ottava puntata – non a caso considerata da praticamente tutti la migliore della serie – per avere la riprova della bravura (e completezza) degli attori e il coraggio di registi e sceneggiatori/produttori.
Rispetto alla prima stagione si vede anche qualche mossa di wrestling in più e più spettacolare. Utile a mostrare il miglioramento delle lottatrici e della “serie” che viene rappresentata, non era comunque una cosa scontata. Pur rimanendo giustamente un aspetto più marginale rispetto ad altri, è piacevole.

Con GLOW Netflix mette a segno un altro centro pieno. Lo fa nuovamente con un formato seriale leggermente diverso (dieci puntate intorno alla mezzora) ma che sta regalando notevoli perle (Dear White People, Girlboss, Atlanta, Bojack Horseman, ecc) e forse cambiando il modo di intendere e fare serialità televisiva. Serie consigliata!